Lecceoggi.com - Attualità, cronaca e curiosità in tempo reale dalla provincia di Lecce.
HomeLe donne nella storiaLE DONNE NELLA STORIA: ELEONORA DE TOLEDO

LE DONNE NELLA STORIA: ELEONORA DE TOLEDO

LE DONNE NELLA STORIA: ELEONORA DE TOLEDO

Segue dal 14 gennaio

L’ingresso di Eleonora in palazzo Medici segnò una vera e propria rivoluzione nello stile di vita, fino ad allora piuttosto sobrio e quasi borghese della famiglia: ben presto il vecchio palazzo di via Larga, edificato da Michelozzo nel secolo precedente per Cosimo il Vecchio, si rivelò insufficiente ad accogliere la moltitudine di dame, paggi, cavalieri, servitori, per lo più spagnoli, di cui la duchessa amava circondarsi; inoltre il palazzo stesso era stato nello stesso periodo assegnato in proprietà a Margherita d’Austria, la vedova di Alessandro; pertanto nel 1540, pochi giorni dopo la nascita della figlia primogenita, Maria, la famiglia ducale si trasferì nell’antico palazzo della Signoria, che fu ristrutturato per adattarlo alle esigenze della famiglia; in particolare l’appartamento destinato ad Eleonora fu dotato di una cappella, affrescata dal Bronzino, e di una terrazza con giardino pensile. In seguito, nel 1549, Eleonora acquistò per la famiglia il palazzo dei Pitti, che mediante lavori di ampliamento e ristrutturazione durati alcuni anni e la dotazione di un giardino monumentale (il giardino di Boboli) fu trasformato in un’autentica reggia.

Il 1º agosto 1541 ebbe luogo il battesimo del secondo figlio e primo dei maschi, Francesco, pochi giorni dopo Cosimo dovette recarsi a Genova per incontrare l’imperatore, lasciando ad Eleonora le redini dello Stato. Dopo un iniziale moto di sgomento per le insolite responsabilità (“il signore duca, per quell’affetto che ci vuole grandissimo, ha un concetto di noi maggiore del nostro merito e ci ha lasciato, nel partire per Genova, il peso di governare questi sudditi”, scrisse alla superiora di un monastero pistoiese, chiedendone il sostegno morale e le preghiere; Cantini, p. 516), che poi furono assolte con impegno.

Circostanze analoghe si verificheranno nel maggio-giugno 1534, in occasione di un altro viaggio a Genova di Cosimo, che doveva discutere con l’imperatore le condizioni per la restituzione delle fortezze di Livorno e di Firenze, ancora presidiate da guarnigioni spagnole. Eleonora, che aveva accompagnato il duca fino a Pietrasanta, tornò a Firenze e per qualche tempo dovette di nuovo occuparsi, con l’aiuto dei segretari ducali, degli affari di Stato. Nell’autunno dello stesso anno poi il duca Cosimo fu colpito da una grave malattia e ancora una volta fu Eleonora, che per circa dieci mesi si occupò del governo. Secondo Bernardo Segni, il peso di Eleonora. nella vita politica dello Stato fiorentino fu rilevante anche al di fuori di questi periodi di reggenza, in cui l’assenza o l’impedimento del duca la rendevano, anche formalmente, responsabile del governo del Ducato.

Narra infatti il Segni che il duca Cosimo nelle questioni più importanti ricercava il parere dei propri segretari, ma poi riservava la decisione ultima a se stesso, dopo essersi consultato con la moglie e con lo zio di lei, don Francesco de Toledo, che in qualità di ambasciatore cesareo a Firenze risiedeva quasi sempre presso la corte medicea.

In realtà è difficile discernere, in mancanza di diari, appunti, ricordi, scritti comunque direttamente riferibili ad Eleonora, quale fosse il suo ruolo nel maneggio quotidiano degli affari.

Scorrendo il suo carteggio (confluito in massima parte in quello di Cosimo) si evince che l’attività di Eleonora si svolse principalmente nel filtrare le innumerevoli richieste di grazie, favori, sussidi, incarichi di ogni genere che da più parti si rivolgevano al duca, ma che venivano indirizzate a lei, con la richiesta, implicita oppure espressa, di una sua intercessione presso Cosimo in favore del richiedente.

Uno degli esempi più significativi di ciò fu l’opera di mediazione svolta da Eleonora tendente a favorire il ritorno a Firenze dell’arcivescovo Antonio Altoviti, eletto nel 1548 ma impossibilitato a metter piede nella sua diocesi per la decisa opposizione di Cosimo I, che si vendicava in questo modo della lunga militanza antimedicea del padre di questo, Bindo Altoviti. Anche Riguccio Galluzzi, lo storiografo più autorevole della dinastia medicea, sottolinea, commentandone la morte, la grande rilevanza di questa attività di Eleonora: “Molto persero i cortigiani perché essa era il canale di tutte le grazie solite compartirsi dal duca”.

Un altro campo che attrasse in particolare l’impegno di E. fu quello degli investimenti finanziari: ella si occupava in prima persona di ottenere cospicui prestiti in denaro da banchieri tanto fiorentini che stranieri, ma soprattutto genovesi. Impiegava le somme di denaro così ottenute in acquisti immobiliari (oltre al palazzo Pitti, acquistò a suo nome vaste tenute nella Maremma pisana e livornese e i feudi di Castiglion della Pescaia e isola del Giglio), in rifornimenti annonari destinati alla famiglia, ma, in periodi di carestia, alla stessa città di Firenze, in committenza artistica e culturale, in opere pie. Ella inoltre si occupava di commercializzare le eccedenze dei raccolti dei possedimenti ducali. Grazie anche alla sua oculata amministrazione, la situazione economica della famiglia Medici, assai modesta prima del suo matrimonio, migliorò notevolmente.

Di grande rilievo fu l’attività di Eleonora nel campo della cultura: si adoperò per la riapertura dello Studio di Pisa e per facilitare il reperimento di alloggi in città per studenti e professori; sotto i suoi auspici sorse in Firenze l’Accademia degli Elevati, per favorire lo studio della poesia, alle cui riunioni, che si tenevano nella residenza ducale, spesso intervenne di persona. Il suo mecenatismo si rivolse anche alle arti figurative: Angiolo Tori detto Bronzino fu uno dei suoi pittori favoriti, autore di tanti ritratti di Eleonora. e di altri membri della sua famiglia, mentre per la scultura e l’oreficeria commissionò molti lavori a Benvenuto Cellini, prima che il carattere scontroso dell’artista e l’interessata maldicenza di Baccio Bandinelli, altro scultore caro a Eleonora, contribuissero a farlo cadere in disgrazia.

Ottavia Luciani

Fine seconda parte – segue 28 gennaio

 

Condividi con:

redazione.lecceoggi@gmail.com

No Comments

Leave A Comment