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LE DONNE NELLA STORIA:  GIOVANNA D’ARCO

LE DONNE NELLA STORIA:  GIOVANNA D’ARCO

GIOVANNA D’ARCO

Terza parte. Segue da venerdì 15 gennaio

Gli echi della battaglia giunsero sino a Parigi, nella convinzione che ormai un attacco sulla città fosse imminente; in campo avverso la fama di Giovanna la Pulzella crebbe enormemente, almeno quanto la sua importanza nelle file francesi.

Intorno a Giovanna, tuttavia, non c’era unanimità di scelte; alcuni notabili erano favorevoli ai disegni della “Pulzella” altri le erano ostili; ma lei tirava avanti. L’esercito non era solo forte di 12.000 armati, ma anche del loro entusiasmo e della loro lealtà, e, per la prima volta da lungo tempo, poteva contare anche sull’appoggio popolare, tanto che ogni giorno nuovi volontari venivano ad aggiungersi.

Forte di tutto ciò Giovanna il 29 giugno 1429, presso Gien, con l’esercito “della Consacrazione”, comandato, almeno nominalmente dal Delfino in persona, si mise in marcia in pieno territorio borgognone.

L’esercito giunse quindi dinanzi a Troyes, il luogo stesso in cui il Delfino era stato estromesso dalla successione al trono. La nutrita guarnigione di inglesi e borgognoni di Troyes rifiutò di arrendersi e si dispose alla battaglia. Il consiglio dei capitani di guerra, riunitosi dinanzi al Delfino, sembrò propenso a interrompere la spedizione o, al limite, a raggiungere Reims lasciandosi alle spalle Troyes ancora in mano anglo-borgognona. Giovanna, dinanzi alle difficoltà che le furono prospettate, obiettò che la città sarebbe stata senz’alcun dubbio presa e, quando chiese che le venissero concessi solo due o tre giorni, le furono accordati. Senza porre tempo in mezzo, la Pulzella fece schierare l’esercito in assetto da battaglia e, minacciosamente, l’artiglieria che faticosamente avanzò sino a portarsi a tiro delle mura, agitando il proprio stendardo al vento. I cittadini furono presi dal panico, così come la guarnigione. Lo spiegamento di forze che Giovanna stava preparando era impressionante. In breve, vennero inviati messaggeri al campo francese: Troyes si arrese e riconobbe Carlo come proprio sovrano. Le truppe inglesi e borgognone ottennero di poter lasciare la città con quanto avevano e anche coi loro prigionieri, ma Giovanna si oppose: chiese che fossero liberati e Carlo pagò il loro riscatto. Il 10 luglio Giovanna la Pulzella entrò a Troyes con la propria compagnia e, di lì a poche ore, Carlo fece il suo ingresso trionfale nella città: senza colpo ferire, l’ostacolo più grande che si frapponeva tra l’esercito e Reims era caduto.

Anche Reims fu conquistata e Carlo fu consacrato Re di Francia assumendo il nome di Carlo VII. Giovanna la Pulzella, da parte sua, dopo quella giornata, che aveva rappresentato l’apice delle imprese di cui Giovanna si sentiva investita, si sentì avvolgere da un’aria di sconforto che non l’abbandonerà più sino al giorno della sua cattura.

Stanca dell’inattività forzata, Giovanna lasciò la corte di Carlo VII tra il marzo e l’aprile 1430, ingaggiando nuovamente combattimenti sporadici con gli anglo-borgognoni.

Il 23 maggio 1430 Giovanna tentò un attacco a sorpresa contro la città di Margny, dove trovò una resistenza più forte del previsto; dopo essere stata respinta per tre volte, vedendo giungere al nemico altri rinforzi dalle postazioni vicine comandò la ritirata al riparo delle mura di Compiègne. Ad un certo punto il governatore della città, Guglielmo di Flavy, diede ordine di chiudere le porte delle mura nonostante le ultime compagnie non fossero ancora rientrate; ordine che, secondo alcuni, costituirebbe una prova del suo tradimento, essendosi egli accordato segretamente col nemico per rendere possibile la cattura della Pulzella. Così, mentre l’esercito rientrava nella città, Giovanna, che ne proteggeva la ritirata, circondata ormai da pochi uomini della sua compagnia, fu cinturata e strattonata da cavallo, dovendo arrendersi.

Fatta prigioniera col suo intendente, Jean d’Aulon, e col fratello Pietro, Giovanna fu condotta prima alla fortezza di Clairoix, quindi, al castello di Beaulieu-les-Fontaines,e infine al castello di Beaurevoir. Su di lei fu fissato un riscatto di 10000 lire tornesi che fu pagato dagli inglesi che la tradussero  Il 23 dicembre dello stesso anno, sei mesi dopo la sua cattura, Giovanna giunse infine a Rouen. Nel corso della sua prigionia Giovanna tentò due volte di fuggire, al secondo tentativo (fallito) ebbe un forte trauma restando tramortita al suolo.

Ottavia Luciani

Fine Terza parte – Continua venerdì 29 gennaio

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