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LE DONNE NELLA STORIA: GRAZIA DELEDDA – SCRITTRICE

LE DONNE NELLA STORIA: GRAZIA DELEDDA – SCRITTRICE

GRAZIA DELEDDA: L’unica italiana a vincere il Nobel (1926) per la letteratura

Nata a Nuoro il 28 settembre 1871, quinta di sette tra figli e figlie di una famiglia benestante (il papà era sindaco di Nuoro), dopo aver frequentato le scuole fino alla quarta elementare, Grazia Deledda, proseguì gli studi con un precettore dal momento che al tempo, anche in Sardegna, le ragazze non frequentavano le scuole superiori. Di fatto la sua formazione, soprattutto letteraria, è stata da autodidatta.

Piuttosto scarna di avvenimenti, la vita di Grazia Deledda fu però particolarmente feconda da un punto vista letterario.

Di carattere quieto e trattenuto, la sua giovinezza venne segnata da una serie di tragedie famigliari molto dolorose: il fratello maggiore, Santus, abbandonò gli studi e divenne un alcolizzato, il più giovane, Andrea, fu arrestato per piccoli furti. Il padre morì per una crisi cardiaca quando Grazia Deledda aveva soltanto 21 anni e la famiglia dovette affrontare difficoltà economiche. Quattro anni più tardi morì anche la sorella Vincenza.

Pubblicò la sua prima novella nel 1886, all’età di quindici anni, su un giornale nuorese. Due anni dopo cominciò a collaborare con varie altri giornali e riviste, prima sarde e poi romane, di non particolare levatura. Poi pian piano, incomincia a diventare più nota e apprezzata.

Di sè scriveva

“Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di egoismo, ma perché amo intensamente il mio paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombrie dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera e primitiva ignoranza.

Avrò tra poco vent’anni, a trenta voglio avere raggiunto il mio sogno radioso quale è quello di creare da me sola una letteratura completamente ed esclusivamente sarda.

Sono piccina piccina, sa, sono piccola anche in confronto delle donne sarde che sono piccolissime, ma sono ardita e coraggiosa come un gigante e non temo le battaglie intellettuali”.

Nell’ottobre del 1899 la scrittrice si trasferì a Roma e l’anno seguente sposò Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, conosciuto a Cagliari due mesi prima.

Nel frattempo il verismo della sua narrativa, i toni cupi e l’ansia di liberazione delle sue opere, le storie di passioni primitive che racconta nei suoi romanzi fecero breccia nella critica, anche all’estero e il 10 dicembre 1926 venne la consacrazione più alta per uno scittore: il conferimento del premio Nobel per la letteratura, «per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano».

Il 10 dicembre 1927, nella gelida Stoccolma, la calda voce di una minuta donna italiana scandisce un discorso memorabile, quello di ringraziamento per il Premio Nobel per la letteratura. Le sue parole iniziavano così: «Sono nata in Sardegna; la mia famiglia [è] composta di gente savia, ma anche di violenti e di artisti produttivi».

Quel discorso  è forse l’apice della vicenda poetica di Grazia Deledda, scrittrice intensa e feconda la cui fama, nel secolo scorso, si diffuse in tutto il mondo.

La motivazione dell’Accademia di Svezia fu la seguente:

“per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”

Attualmente è l’unica scrittrice donna italiana ad aver ricevuto tale riconoscimento. Il suo nome appare tra i Nobel italiani per la letteratura: Giosuè Carducci (1906); Luigi Pirandello (1934); Salvatore Quasimodo (1959); Eugenio Montale  (1975) e Dario Fo (1997).

Un tumore al seno di cui soffriva da tempo la portò alla morte il 15 o 16 agosto (dipende dalle fonti) del 1936, quasi dieci anni dopo la vittoria del Nobel.

A Lei, a Lecce è denominato L’Istituto Tecnico Statale per l’Attività Sociale

Le opere più importanti:

La via del male (1896)

Elias Portolu (1903)

Cenere (1904)

Canne al vento (1913)

La madre (1920)

Ottavia Luciani

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