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Le Donne nella Storia – Isabella D’Amato

Le Donne nella Storia – Isabella D’Amato

Isabella è nata nel Salento il 14 marzo 1618 a Seclì ed apparteneva alla famiglia dei duchi del paese ma è ricordata ancora oggi come la “mistica di Seclì”

Palazzo ducale Seclì
Fonte: Fondazione terra d’Otranto

Cresciuta nel palazzo ducale del piccolo feudo salentino, distinguendosi sin dall’infanzia per un’indole dolce e riservata, nutrita da una precoce sensibilità religiosa. Già a dieci anni Isabella avvertì chiaramente la chiamata alla vita consacrata e maturò la decisione di appartenere solo a Cristo. Le sue giornate scorrevano tra lunghe soste di preghiera nella cappella del palazzo, digiuni severi e pratiche penitenziali rigorose. Proprio in quella cappella, secondo la tradizione, ebbe la prima visione della Vergine: una figura vestita di bianco, adornata da una collana d’oro. A quell’apparizione ne seguirono molte altre, che scandirono la crescita spirituale della giovane.

Entrata nel monastero delle Clarisse di Nardò, prese il nome di Suor Chiara di Gesù.

suor Chiara (Isabella D’Amato Seclì)
fonte: seclistoricotrasp.svic.it

Da suora, Isabella visse nel chiostro neretino un’esistenza votata alla preghiera, alla mortificazione e al servizio delle consorelle. Digiuni prolungati, veglie notturne, autoflagellazioni e uno spirito di totale obbedienza la accompagnarono per tutta la vita. Le sue continue estasi, talvolta improvvise, “con il boccone in bocca”, la lasciavano inerte per ore, finché non veniva richiamata alla realtà dalla superiora. Quelle esperienze mistiche, spesso accompagnate da raptus, levitazioni e fenomeni di natura profetica, segnarono la fama spirituale della clarissa.

Un giorno fu presente a una sua estasi anche il cardinale Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, durante una visita al vescovo neritino Orazio Fortunato. La scena, rimasta impressa nei testimoni, contribuì a diffondere in tutta la diocesi la fama di santità della religiosa

Ben presto la sua fama oltrepassò le mura del convento: le testimonianze dell’epoca raccontano estasi, visioni e straordinari doni spirituali che contribuirono a diffondere la sua fama di santità.

Gli atti del processo ecclesiastico e le cronache del tempo tramandano anche episodi ritenuti straordinari dalla tradizione, come il misterioso “scambio del cuore”, la capacità di predire alcuni avvenimenti e le grazie che molti fedeli attribuirono alla sua intercessione.

Quando morì, il 6 luglio 1693, tutto il territorio salentino provò un grande dolore.

Per molti fedeli si spegneva una donna già ritenuta, nella devozione popolare, un esempio di santità.

Suor Chiara morì dopo aver ricevuto l’estrema unzione e la benedizione papale in articulo mortis.

Poco prima di morire, aveva confidato di non possedere più il cuore: Cristo stesso, raccontava, glielo aveva tolto durante una visione, donandole al suo posto un cuore “lucente come il cristallo”.

Sette anni dopo la morte, in occasione della traslazione del corpo, il vicario Orazio Giocoli ordinò al medico De Pandis di verificare la veridicità di quel racconto. L’autopsia rivelò che tutti gli organi interni erano perfettamente integri, tranne il cuore, inspiegabilmente assente.

Isabella è una delle figure religiose più affascinanti e significative della storia del Salento.

La sua memoria ha attraversato i secoli e continua ancora oggi a suscitare interesse, tanto che nel dicembre dello scorso anno (2025) la Conferenza Episcopale Pugliese ha concesso il prescritto nulla osta per l’introduzione della causa di Beatificazione e Canonizzazione della serva di Dio suor Chiara D’Amato, clarissa vissuta tra Seclì e Nardò nel XVII secolo.

La richiesta era stata presentata dal vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, mons. Fernando Filograna, con l’intento di riportare alla luce la figura di una delle mistiche più straordinarie della storia spirituale pugliese.

luciani.2006@libero.it

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