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LE DONNE NELLA STORIA: NILDE IOTTI

LE DONNE NELLA STORIA: NILDE IOTTI

Nilde Iotti, all’anagrafe Leonilde Iotti (Reggio Emilia10 aprile 1920 – Poli4 dicembre 1999), è stata una politica italiana.

Fu la prima donna nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, la Presidenza della Camera dei Deputati, incarico che detenne per quasi 13 anni e per ben tre legislature, dal 20 giugno 1979 al 22 aprile 1992, che rappresenta il più lungo mandato come presidente della Camera dall’istituzione della Repubblica.

Figlia di un ferroviere e sindacalista socialista, Egidio, licenziato a causa del suo impegno politico, visse gli anni dell’adolescenza in un contesto di forti difficoltà economiche. Orfana del padre nel 1934, poté proseguire gli studi grazie a borse di studio, iscritta all’ Università Cattolica di Milano, dove ebbe tra i suoi professori Amintore Fanfani, si laureò in lettere nel 1942.

Il 5 ottobre 1942 venne iscritta al Partito Nazionale Fascista, condizione indispensabile per poter svolgere l’attività di insegnante pubblico. Successivamente esercitò l’insegnamento in alcune scuole tecniche della sua provincia natale, concludendo la sua esperienza professionale nel 1946.

Dopo l’ armistizio dell’8 settembre 1943 prese forma il suo interesse verso la politica, avvicinandosi al PCI e partecipando alla Resistenza, svolgendo inizialmente la funzione di staffetta porta-ordini, poi aderendo ai Gruppi di difesa della donna, formazione antifascista del PCI, diventandone un personaggio di primo piano. Eletta nel dopoguerra presidente dell’ Unione Donne Italiane di Reggio Emilia, nella primavera del 1946 entrò nel consiglio comunale di Reggio Emilia come indipendente nelle file del PCI, aderendovi poco dopo. Nel giugno dello stesso anno venne candidata ed eletta membro dell’ Assemblea Costituente, nella quale fece parte dellaCommissione dei 75, incaricata della stesura della Costituzione.

Sempre nel 1946 iniziò a Roma la sua relazione con il Segretario Nazionale del PCI, Palmiro Togliatti, di 27 anni più anziano, che durerà fino alla morte del leader comunista, nel 1964. Il loro legame divenne pubblico nella contingenza dell’attentato del 1948. La moglie di Togliatti, Rita Montagnana, era anch’essa Costituente e anche dopo la rottura con Togliatti venne eletta deputata, alternando periodi di attività a Mosca, come pubblicista e redattrice delle trasmissioni Radio in lingua italiana, con ritorni in Italia, dove morì nel 1979. Iotti e Togliatti insieme chiesero e ottennero l’affidamento di una bambina orfana, Marisa Malagoli, sorella minore di uno dei sei operai uccisi a Modena da agenti della Celere il 9 gennaio 1950, nel corso di una manifestazione operaia..

Rieletta nel 1948 alla Camera dei deputati, restò tra i banchi al 1999 e per lungo tempo ne presiedette l’Assemblea: venne infatti eletta Presidente della Camera per tre volte consecutive, ricoprendo così quella carica per 13 anni, dal 1979 al 1992. Nessuno nella storia d’Italia ha ancora raggiunto il suo primato, esercitato coniugando alla guida imparziale della Camera una strenua difesa del parlamentarismo.

Sempre impegnata nel 1956, entrò a far parte del comitato centrale del Partito e nel 1962 della direzione nazionale. Rieletta nel 1963 alla Camera, fu membro della Commissione Affari Costituzionali, incentrando la sua attività sulla rilevanza del ruolo femminile nel mondo del lavoro e delle relazioni familiari.

Negli anni successivi il suo impegno principale risultò essere la riforma delle norme civili, quali l’introduzione del divorzio nell’ordinamento giuridico e nel successivo mantenimento attuato col referendum abrogativo del 1974.

Nel 1969, primo anno della partecipazione dei parlamentari comunisti al Parlamento Europeo, la Iotti fece parte della prima delegazione italiana. In quegli anni si impegnò per riformare l’elezione al parlamento stesso, attraverso la promulgazione della legge sul suffragio europeo diretto. Rimarrà deputata europea fino al 1979, anno delle prime elezioni dirette.

Nel clima di distensione tra D.C. E PCI maturò la proposta di eleggere Nilde Iotti come prima donna presidente della Camera. Al rifiuto di Pietro Ingrao di proseguire nel ruolo istituzionale, la scelta ricadde su Nilde Iotti, eletta al primo scrutinio con 433 voti favorevoli su 615 votanti. Il suo discorso di insediamento pose al centro la figura della donna nella società, l’imparzialità politica e le misure necessarie per combattere il terrorismo.

Nel 1987 le fu conferito un incarico di governo con mandato esplorativo da parte del Presidente della Repubblica Cossiga che si concluse senza esiti; fu la prima donna e la prima esponente comunista ad arrivare tanto vicino alla Presidenza del Consiglio. Nel 1991, a seguito di indiscrezioni secondo le quali lo stesso Cossiga voleva nominarla senatrice a vita, fece sapere di non essere interessata, preferendo rimanere presidente della Camera. Nel 992 fu inoltre la candidata di sinistra alla Presidenza della Repubblica. Nel IV scrutinio ottenne 256 voti, ancora oggi il più alto numero di consensi ottenuti da una donna nel collegio elettorale.

Durante la sua vita ricevette inoltre numerose mansioni di prestigio quali: la presidenza della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali costituita il 9 settembre 1992 (dal marzo 1993, subentrando al dimissionario Ciriaco De Mita, sino al 7 aprile 1994); la presidenza della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (1996 – 1999), di cui fu anche vicepresidente nello stesso periodo.

Rinunciò a tutti gli incarichi il 18 novembre 1999 a causa di gravi problemi di salute. La Camera dei deputati accolse le sue dimissioni con un lunghissimo applauso. Nilde Iotti morì pochi giorni dopo le sue dimissioni, il 4 dicembre 1999, per arresto cardiaco, alla clinica Villa Luana di Poli, presso Roma.[

I funerali di Stato furono tenuti con rito civile secondo sue disposizioni, poiché era atea. È sepolta presso il Cimitero del Verano di Roma

Ottavia Luciani

 

Pubblicato 08 Marzo 2021

 

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