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LE DONNE NELLA STORIA: TINA ANSELMI

LE DONNE NELLA STORIA: TINA ANSELMI

Tina Anselmi (Castelfranco Veneto 25 marzo 1927 + 1° novembre 2016) è stata  una politica, partigiana ed insegnate italiana. È stata la prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica Italiana.

Era la prima dei quattro figli di Ferruccio Anselmi e di Norma Ongarato.

Il padre originario di Padova, nel periodo universitario aveva aderito al socialismo, per cui subì persecuzioni durante il ventennio fascista. Trasferito a Castelfranco dopo la Grande Guerra aveva trovato lavoro e conosciuto la moglie. La nonna ebbe grande influenza sulla giovane Anselmi, divenendo figura di riferimento.

La Anselmi tornata a Castelfranco, dopo un periodo trascorso a Torino con tutta a famiglia, proseguì gli studi, prima al ginnasio locale, quindi all’Istituto magistrale di Bassano del Grappa presso il Collegio delle suore dorotee. Nello stesso periodo entrò nella Gioventù Femminile di Azione Cattolica

Costretta, come altri studenti. ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri (quarantatré secondo una testimonianza dell’Anselmi) catturati durante un rastrellamento sul Grappa. Tra questi vi era anche Lino Canonica, fratello della sua compagna di banco. Tina Anselmi decise di prendere parte alla Resistenza, e col nome di battaglia di “Gabriella” divenne staffetta della brigata Cesare Battisti per poi passare al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Frattanto, nel dicembre dello stesso 1944, si iscrisse alla Democrazia Cristiana e partecipò attivamente alla vita del partito.

Nei giorni della liberazione fu responsabile insieme ad altri tre partigiani (tra cui don Carlo Avanzo) delle trattative tenutesi nella sede del comando tedesco perché non ci fossero vittime o ritorsioni.

Nel 1948 si laureò in lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, divenendo poi insegnante elementare nei paesini dell’Alta Castellana.

Nel secondo dopoguerra si impegnò nell’attività sindacale in seno alla CGIL e poi, dalla sua fondazione nel 1950, alla CISL. Fu dirigente del sindacato dei tessili dal 1945 al 1948 e del sindacato degli insegnanti elementari dal 1948 al 1955.

Dal 1958 al 1964 fu incaricata nazionale dei giovani nella Democrazia Cristiana. Nel 1963 venne eletta nel comitato direttivo dell’Unione europea femminile, divenendone vicepresidente lo stesso anno.

Nel 1959 entrò nel consiglio nazionale della D.C. Fu deputata dal 1968 al 1992, eletta nella circoscrizione VeneziaTreviso: fece parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali. Si occupò molto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità.

Per tre volte sottosegretaria al ministero del lavoro e della previdenza sociale, dal 29 luglio 1976 fu ministro del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti III: un fatto storico, perché l’Anselmi divenne la prima donna ministro in Italia.

Nel 1977 fu tra i primi firmatari della legge italiana che apriva alla parità salariale e di trattamento nei luoghi di lavoro, nell’ottica di abolire le discriminazioni di genere fra uomo e donna

Da ministro della sanità Tina Anselmi, con la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (L. 23 dicembre 1978, n. 833) decise il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica aveva appena giudicato inutili o addirittura pericolosi.

Il 13 ottobre 1984, affermò di aver subito in quel periodo tentativi di corruzione per un valore di 32 miliardi di lire; ciò sollevò scandalo e le costò accuse da parte di diversi partiti. Rispose chiarendo che si trattò di tentativi fatti solo attraverso segnali ripetuti nel tempo, che poté ricostruire e collegare solo più tardi

Profondamente credente, Tina Anselmi nel 1978 firmò, quale Ministro della Salute, la Legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza

Considerata come una “madre della Repubblica” e la sua candidatura fu proposta più volte durante le elezioni per il Capo dello Stato, prima nel ’92 e poi nel 2006.

Nel 1981, fu nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, incarico assegnatole da Nilde Iotti, allora Presidente della Camera

Unica donna della Commissione (composta da altri venti senatori e venti deputati), la Anselmi fu la prima ad utilizzare la metafora della doppia piramide per illustrare le gerarchie di quello che definiva il “sistema P2”.

Questo incarico le costò insulti e delegittimazione, ed un crescente isolamento politico anche da parte del suo stesso partito.

Morì nella sua abitazione di Castelfranco Veneto poco dopo la mezzanotte del 1º novembre 2016, a 89 anni.

Ottavia Luciani

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