“Le Mani e l’Ascolto” XXVa edizione a Lecce, in Via Santa Maria del Paradiso
27, 28, 29, 30 dicembre 2025 / 2, 3, 4, 5, 6 gennaio 2026
La rassegna “Le Mani e l’Ascolto” giunge alla sua 25a edizione, l’appuntamento a cura dell’Associazione Culturale Fondo Verri, Presidio del Libro di Lecce, realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Lecce, quest’anno si svolge nell’ambito del programma del progetto “La Poesia Detta”, che sarà avviato nel corso del 2026 dal Fondo Verri con il finanziamento del Centro per il libro e la lettura. La poesia è cosa della voce, è suono, materia sensibile, gli incontri, che “Le Mani e l’Ascolto” propongono, come consueto fondono, parole e suoni ospitando autori, poeti e musicisti “intorno al pianoforte”, tradizionalmente ospitato sul palchetto dell’Associazione Culturale Fondo Verri in via Santa Maria del Paradiso 8. Il costante contatto con la scena autoriale, musicale, letteraria e artistica è una delle prerogative del Fondo Verri e la rassegna rinnova e fa festa, di anno in anno, al desiderio di incontro e di condivisione. La musica è l’elemento guida e di raccordo delle performance; pretesto di scambi, di creazioni, in una tensione di ricerca che attraversa i generi, i modi di espressione, l’arte con le sue “con-fusioni” esistenziali e con il rigore che interviene a fare stile, segno, lingua.
La serata d’apertura per sperare e per agire per e nella Pace
La serata d’apertura, sabato 27 dicembre, alle 19.30, è dedicata a quello che consideriamo una pietra miliare della produzione letteraria contemporanea, un libro che intimamente fonde il racconto del territorio con la poesia, un incedere della scrittura attento a sollecitare incanti, passioni, meraviglia, è “Viaggio a Finibusterrae (il Salento fra passioni e confini)” di Antonio Errico, giunto alla terza edizione da Manni. Dialoga con l’autore Luisa Ruggio.
A seguire, per rendere omaggio a Vittorio Bodini “Noches Españolas” canti musica e poesia di e con Vania Palumbo e Vito Fiore.
Nel libro di Antonio Errico si attraversa la tensione autentica di questa nostra terra, al riparo dagli strilli dell’ over tourism e dei battage del marketing territoriale, al riparo anche dallo strazio delle ferite e del degrado.
C’è Lecce, città dove la pietra lievita, si solleva verso il cielo quasi svaporasse, si fa modulazione di decorazioni, immagine armoniosa di volute, slittamento ondoso delle prospettive, nuvolaglia di decorazioni.
Poi Otranto. Il silenzio che allaga le strade, si rapprende nell’aria, ammutolisce il vociare, si attacca alla pelle come lo scirocco, si apposta in ogni angolo come un’ombra, acquieta i tumulti del pensiero, è velo sugli affanni di ogni giorno. Poi Castro. Che ha tempeste luminose quando albeggia, bonacce quando comincia ad imbrunire, gorghi di luce alla metà del giorno: mulinelli, vortici che accerchiano la mente, che disorientano, fanno vacillare. Poi la malinconia di Santa Cesarea; e diventa tristezza, se non si ha un amore.
Poi Gallipoli, le sue chiese. Una dopo l’altra. Una accanto all’altra. Come per fermare il vento, o almeno disorientarlo, ingannarlo, per farlo sfrenare lungo i bastioni, fino a sfiancarsi, a dissolversi, senza entrare rapinoso nei vichi, senza rovesciarsi sul mare. Poi i poeti, le piazze, i fari.
Una presentazione, una serata che è anche un auspicio a ritrovare, a ritrovarsi in una possibile radice comune, in quell’origine, in una quiete contemplativa capace di stare nell’attesa di un Tempo Nuovo, di generare nell’incontro con la poesia uno sguardo vivo, generativo, non rassegnato alle istanze della guerra, dell’odio, dell’orrore che sempre con più aggressività ammorbano in nostri giorni.