LECCE – Consegnato all’autrice detenuta il Premio di Poesia Afrodite 2026
L’incontro nella biblioteca del carcere di Borgo San Nicola a Lecce.
È stato consegnato ad Alessandra, giovane donna detenuta nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce, il Premio Afrodite 2026, giunto alla sua quinta edizione.
La vincitrice, autrice della poesia “Ave Maria piena di rabbia”, ha ricevuto il riconoscimento nel corso di una cerimonia che si è svolta lunedì pomeriggio nella biblioteca del carcere, sede del progetto “Libere di Leggere”, un laboratorio creativo nel quale lettura, scrittura e pittura esplorano mondi senza tempo.
L’incontro, fortemente voluto dall’ideatore del Premio e delegato di Ambiente Italia Antonio Inguscio, ha riunito sette donne detenute della sezione di media sicurezza: Alessandra, Anna, Paola, Imma, Maria Grazia, Sara e Cinzia.
Alla premiazione erano presenti la vicedirettrice del carcere Sonia Fiorentino, la Garante dei diritti delle persone private di libertà personale della città di Lecce Maria Mancarella, Paola Martino e Fiammetta Perrone, che nel 2004 hanno promosso “La piccola biblioteca dentro”, curata dall’allora Commissione Pari Opportunità della Provincia di Lecce, le volontarie che portano avanti il progetto “Libere di Leggere” Alessandra Pavese, Eleonora Rosato, Federica Cavalera, Silvia Calcagnile e Valeria Lacirignola, insieme al componente della giuria e dirigente del Liceo Palmieri di Lecce Raffaele Lattante.
Particolarmente intenso è stato il momento dell’incontro con le detenute che hanno partecipato all’iniziativa omaggiando i partecipanti con i segnalibro realizzati nel corso del laboratorio di lettura e pittura.
Alessandra, visibilmente emozionata, ha raccontato il proprio percorso all’interno del carcere e il valore che la scrittura ha assunto nella sua esperienza: «Se scrivo vivo. La poesia è un flusso che mi aiuta a esprimere tutte le emozioni, ma anche le frustrazioni e le scelte sbagliate che mi hanno portato qui. Ringrazio tutte le volontarie che ogni settimana aprono questa porta di libertà e che mi hanno consentito di superare le sbarre iscrivendomi al Premio. Oggi la mia poesia è conosciuta, condivisa e letta. Le mie parole viaggiano e con esse una parte di me, la parte più libera e sognatrice».
Tutte le detenute intervenute hanno evidenziato il valore del progetto “Libere di Leggere”, che consente ogni mercoledì di ritrovarsi in uno spazio di ascolto e confronto.
«Scrivere è taumaturgico per noi, un percorso doloroso ma illuminante», ha evidenziato Paola, che insieme a Imma e Cinzia condivide la passione per la scrittura. «Le volontarie non ci guardano come detenute, ma ci fanno sentire libere. Si scrive perché non si può parlare con l’esterno». Anna ha ripreso con fiducia gli studi universitari all’interno del carcere, mentre Maria Grazia e Sara coltivano la passione per la cucina e sognano di poter realizzare un laboratorio dedicato.
Le testimonianze hanno restituito alla poesia il suo significato più autentico: quello di uno spazio interiore nel quale la persona può ritrovare la propria voce e affermare la propria identità oltre la condizione in cui si trova. «Ecco perchè – ha annunciato la vicedirettrice del carcere Sonia Fiorentino – estenderemo il progetto alla sezione maschile. Crediamo nel reinserimento e Borgo San Nicola resta un carcere a vocazione trattamentale».
Dal carcere al Lungomare dei Poeti
La consegna del Premio assume un ulteriore significato grazie alla particolare formula del Premio Afrodite: la poesia vincitrice non resterà soltanto sulla carta.
«Ave Maria piena di rabbia” sarà infatti incisa su una mattonella di ceramica e installata sul lungomare di Santa Caterina di Nardò, ha detto Antonio Inguscio, entrando a far parte del “Lungomare dei Poeti”, il libro di poesia a cielo aperto che cresce anno dopo anno. I versi nati all’interno di un carcere raggiungeranno così il mare e saranno affidati a uno spazio pubblico, diventando patrimonio della comunità».
È questo uno degli aspetti più significativi della cerimonia: una poesia nata dietro le sbarre è destinata a vivere in un luogo aperto, davanti al mare, a disposizione di chiunque vorrà fermarsi a leggerla.
La consegna del Premio ha confermato anche il valore del progetto “Libere di Leggere”, che attraverso la cultura e la lettura offre alle detenute un’occasione concreta di espressione e partecipazione. L’incontro ha mostrato inoltre quanto possa essere feconda la collaborazione tra realtà culturali, volontariato e istituzioni.
Il Premio Afrodite, nato per unire poesia e paesaggio, aggiunge dunque un nuovo significato alla propria storia: la poesia non soltanto come racconto dei luoghi, ma come luogo di libertà.
E “Ave Maria piena di rabbia”, nata nella biblioteca di un carcere, è destinata ora a continuare il suo viaggio verso il mare.