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LECCE: CRESCONO I RICOVERI PER MALATTIE A CONTAGGIO SESSUALE

LECCE: CRESCONO I RICOVERI PER MALATTIE A CONTAGGIO SESSUALE

OSPEDALE LECCE

Negli ultimi tempi al reparto “Malattie infettive” del “Vito Fazzi” si è verificato un notevole incremento di ricoveri per malattie a contaggio sessuale ed i sanitari sarebbero convinti che l’impennata dei ricoveri acuti per Hiv e sifilide si registri in particolare in estate sino a settembre. Nel mirino dei sospetti il « turismo-spazzatura» dei tossicodipendenti che sicuramente – sostengono gli infettivologi , secondo salute salento, – favorisce la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse. Non mancano, però, i ricoveri di persone anziane. L’anno scorso vi furono tre casi di soggetti sieropositivi, non più giovani, che dalla Lombardia e dalla Liguria con la famiglia si sono stabilite nel Salento. Le indicazioni più evidenti si concentrerebbero – sottolinea sanità salento – sui rapporti omosessuali, sulla mancanza di misure di prevenzione e sulla non conoscenza dei rischi. Il piacere, la vita sessuale libera e sfrenata, soprattutto dei giovani all’arrembaggio del Salento, sarebbero secondo i medici del Fazzi, tra le cause della diffusione dei virus.

“I dati potrebbero essere verosimili ma non giustificano un approccio e una comunicazione stigmatizzante e allarmistica– interviene così la presidente della Lila Nazionale Viviana Bello – nel nostro lavoro quotidiano e silenzioso, incontriamo persone anche giovanissime che si rivolgono a noi dopo aver ricevuto diagnosi per essere sostenute nel periodo iniziale, incontriamo persone. E tra queste ci può essere la persona migrante, persone omosessuali ma anche persone eterosessuali.

Una comunicazione così rischia di farci tornare indietro di 30 anni quando si parlava di categorie. Oggi tutta la comunità scientifica parla di popolazioni più vulnerabili perché sappiamo che sono a rischio gruppi di persone; il problema sta nei comportamenti a rischio. E i comportamenti sono trasversali a tutti. Notiamo con grande rammarico che rispetto a queste tematiche si continua a riversare responsabilità sui giovani giudicandoli. Certo, manca nelle nuove generazioni una percezione del rischio ma la responsabilità è di tutti, delle istituzioni che non parlano di malattie sessualmente trasmesse nella quotidianità e con cognizione“.

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