Lecce, sostenibilità e coraggio: il club traccia la rotta dopo il mercato
Sticchi e Corvino rivendicano dieci anni di crescita tra conti in ordine, investimenti sui giovani e nuove strutture: “Salvezza obiettivo realistico, i sogni sì ma senza perdere la misura”
La conferenza stampa di fine mercato ha visto insieme il presidente Saverio Sticchi Damiani, il responsabile dell’area tecnica Pantaleo Corvino e il direttore sportivo Stefano Trinchera, per fare il punto sul percorso del Lecce, tra sostenibilità, crescita e prospettive future.
Corvino ha aperto con un lungo bilancio della sua gestione, rivendicando la filosofia fondata sull’equilibrio economico: niente debiti, niente colpi ad effetto, ma investimenti mirati e spesso rischiosi su giovani talenti. Una linea che comporta inevitabili critiche, ma che ha portato il Lecce a consolidarsi in Serie A. Il dirigente ha ricordato come, al suo arrivo, non ci fosse un centro sportivo né uno stadio moderno, mentre oggi il club dispone di strutture adeguate e di una rosa con numerosi nazionali. Ha difeso il mercato appena concluso, sottolineando che gli attaccanti hanno già garantito numeri importanti, e che i nuovi arrivi rappresentano scommesse dal potenziale notevole. Con orgoglio, ha rivendicato i suoi cinquant’anni da direttore sportivo, definendo il Lecce “il massimo che si potesse fare” con le risorse disponibili.
Il presidente Sticchi Damiani ha messo al centro la crescita del club in tre direzioni: sportiva, strutturale e digitale. Ha portato i numeri degli ultimi tre bilanci per dimostrare la solidità del percorso: costi passati dai 58 milioni del primo anno in A ai 71 del secondo e agli 87 dell’ultimo, con margini sempre positivi. Grazie a questa solidità il Lecce ha potuto affrontare un mercato diverso, investendo 12 milioni in acquisti a titolo definitivo, scelta che conferma la volontà di crescere senza rinnegare la sostenibilità. Ha ribadito che non si tratta di rigidità fine a sé stessa, ma della sola via per garantire futuro e credibilità. Ha ricordato i progressi delle strutture, dallo stadio al centro sportivo, e ha indicato nella digitalizzazione il nuovo fronte di sviluppo. Infine, ha ammonito: i sogni sono legittimi, ma perdere di vista la realtà porterebbe solo alla “rovina”.
La sessione di domande e risposte ha toccato molti punti concreti. Sulla posizione di Maleh, Corvino ha parlato di “scommessa non persa”: il giocatore resta da Serie A, ma per il Lecce è prioritario valorizzare chi può crescere ancora. Sul piano dei costi, è emerso che il monte ingaggi, inclusa la Primavera, è di circa 12 milioni netti, il più basso della Serie A. Corvino ha raccontato aneddoti di mercato, come le trattative tenute segrete per Siebert e Stulic, difendendo il lavoro svolto senza l’appoggio di fondi stranieri o proprietà multimilionarie. Ha ammesso che certi profili tecnici non sono alla portata: servirebbero 15-20 milioni, e nemmeno basterebbero. Per questo occorre fare scelte di compromesso, puntando su equilibrio e lavoro quotidiano.
Sul vivaio, Corvino ha difeso con forza la Primavera campione d’Italia, lamentando che non sia stata abbastanza celebrata. Ha spiegato che la normativa non consente di vincolare i ragazzi più giovani, e che quindi chi lascia il Lecce lo fa per libera scelta familiare, non per incapacità del club. Il messaggio finale è stato chiaro: chi crede nel progetto Lecce viene valorizzato, chi preferisce andare altrove non può essere trattenuto.
In chiusura, Sticchi Damiani ha risposto a un paragone col modello Napoli e con l’Atalanta: ha ricordato che quei club hanno impiegato anni e anche passaggi in categorie inferiori per costruire stabilità. Lecce oggi deve consolidarsi, con i piedi per terra, senza promettere salvezze facili. Solo così i risultati sportivi potranno arrivare come conseguenza naturale di un modello economico solido e credibile.
Daniele Capone