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L’EURO COMPIE VENT’ANNI

L’EURO COMPIE VENT’ANNI

Con l’arrivo dell’anno nuovo si completa il secondo decennio di vita dell’Euro, la moneta unica europea nata per creare un’unità che tardava a determinarsi con i precedenti tentativi di organi settoriali creati dalle varie Nazioni.

L’euro ha vissuto nel corso di questi vent’anni quattro fasi diverse tra alti e bassi, ma il suo orizzonte è cambiato da quanto la Ue ha svoltato, abbandonando le politiche di austerità e lanciando il Next Generation Eu – e dopo l’applicazione delle tante sagge intuizioni e riflessioni di Mario Draghi quali numero uno della Banca Centrale Europea.

Molte delle fortune della moneta sono legate a doppio filo al rapporto tra Paesi creditori e Paesi debitori. Germani ed Italia sono rispettivamente nelle due categorie e quindi molto è legato ai rapporti tra Berlino e Roma.

Una politica economica europea che guarda più allo sviluppo delle varie Nazioni che al contenimento del debito nazionale sta facendo crescere il valore della nostra moneta e se tutti i fondi erogati dall’Ue saranno investiti correttamente ed in tempi brevi richiesti tutti ne avranno un giovamento.

Del resto sarebbero catastrofiche le conseguenze di un crack dell’euro sia per un paese politicamente troppo frazionato, qual’è attualmente l’Italia, che, perso il pur riferimento europeo sarebbe costretto a navigare in mare aperto senza nessuno al timone, ma anche ka Germania e nello specifico per l’economia dedita all’export che subirebbe notevole pregiudizio dal collasso del mercato europeo. Nel corso della loro turbolenta e plurisecolare storia, gli europei hanno appreso a loro spese che nessun paese è un’isola e che questa regola non ammette eccezioni.

È evidente, in ogni caso, che il buono stato di salute dell’euro dipende sempre dai momenti storici che Ue attraversa. Al momento per esempio e sempre tenendo al centro l’asse Berlino – Roma qualche sussulto potrebbe verificarsi dopo l’uscita di scena di Angela Merkel e se, l’evento è ormai alle porte, il cambio di guardia al Quirinale portasse ad un defenestramento di Mario Draghi da ruoli di guida.

Per concludere, in sintesi, le quattro fasi attraversate dall’euro:

  1. dalla nascita 2002 al 2008

la luna di miele in cui la fiducia nella valuta comune dominava all’interno e all’esterno dell’Europa e gli spread dei tassi di interesse tra Paesi membri erano quasi nulli

  1. dal 2008 al 2010,

a presa di conoscenza ella disparità dei rischi sovrani e gli spread ampliati a livelli insopportabili;

  1. dal 2010 al 2014,

il salvataggio dell’euro – grazie anche al “Whatever it takes” di Draghi – con iniezioni di liquidità della BCE e la forte riduzione degli spread, ma con politiche fiscali dannose ispirate dai presunti benefici dell’austerità;

  1. dal 2014 in poi,

con l’attuazione di una linea economica che gradualmente ci ha portati oltre l’austerità fiscale per recuperare una solida crescita di lungo periodo.

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