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 L’ITALIA VICINA AL PUNTO DI NON RITORNO

 L’ITALIA VICINA AL PUNTO DI NON RITORNO

Il Presidente Mattarella ha convocato Mario Draghi al Quirinale 

Con la conferenza stampa tenuta ieri sera dal Presidente della Repubblica è stato ufficializzato il fallimento del tentativo di Fico di sondare quali possibilità ci fossero per ricostruire una maggioranza di governo.

Sinceramente non ci voleva molto per predire questo risultato visto che si partiva da un dato di fatto, forse, unico nella storia, ormai ultra settantenne, della nostra Repubblica. Ad aprire la crisi, infatti, è stata una frattura netta all’interno della stessa maggioranza.

Tutto questo ha come base l’avvento di una legislatura nata male.

Il Parlamento, infatti, ha registrato sin dall’inizio non una maggioranza che governa ed una opposizione che, con saggezza politica, ne contrasti il cammino ma piuttosto tre minoranze.

Una delle quali costruita da un “rottamatore” che fallito nel compito prefissatosi, oggi, è a capo di un partito che ha gruppi parlamentari non misuratisi con le elezioni politiche ma composti da chi si era candidato in un altro partito.

Una seconda minoranza è proprio di quel partito che potrebbe, forse dovrebbe, smetterla di assumersi delle responsabilità che il Popolo elettore, tre anni addietro, non gli ha conferite. Forse, se avesse lasciato agli altri, scelti democraticamente dal Popolo, la chance di gestire la “res pubblica”, sempre che ne fosse stata in grado, oggi non saremmo in queste condizioni tragiche in ogni settore.

Gli “altri” la terza minoranza di fatto, sono, per intenderci, quelli che dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e dal tonno, a questo punto, potrebbero essere ridimensionati.

Sono sempre quegli “altri” che allo slogan “mai con nessuno (PD e Lega)” poi hanno creato una maggioranza barcollante prima con l’uno e poi con l’altro con prove talvolta, o spesso, inquietanti.

Ieri sera Mattarella ha, in pratica, commissariato il Parlamento nato dal voto di tre anni fa. Lo ha fatto ricorrendo ad una personalità di livello mondiale, cui ha chiesto di salvare il Paese. Lo stesso Mattarella che ha, gentilmente ma in maniera ferma, chiamato tutta la politica ad avere atteggiamenti e decisioni nell’esclusivo interesse del Paese che essa stessa ha ridotto in queste condizioni.

L’Italia è infatti sull’orlo del baratro nella sanità, in economia con un grado di disoccupazione in forte crescita ed un debito pubblico che graverà in modo pesantissimo su tutte le future generazioni.

Oggi, fare ricorso alle consultazioni elettorali non è auspicabile ma tre anni fa un ritorno quasi immediato alle urne, forse, avrebbe salvato l’Italia dal quasi fallimento totale.

Toccherà a Mario Draghi, nella speranza che accetti, salvare la Nazione. Ci riuscirà? Con molta probabilità se i politici faranno una volta tanto gli statiti sì, caso contrario l’Italia sarà una nuova Grecia.

Per chiudere una riflessione su Giuseppe Conte. È stato il secondo pugliese presidente del Consiglio ed ha gettato la spugna dopo due anni e mezzo, ma anche lui è frutto di questa legislatura nata male. Ha fatto il possibile anche se ha commesso, ma chi ne è esente, diversi errori. Il più grave di sicuro quello di non essere andato via un secondo prima di finire schiacciato dagli errori sulla comunicazione e sulla ricerca di voti con il contagocce fra centristi; dal voler persistere con gente raccogliticcia che spesso gli ha voltato le spalle dopo averlo rassicurato. Qualche Ministro era inadeguato e poteva (doveva) essere cambiato, ma gli equilibri erano troppo traballanti. Di sicuro ancor più grave dei vari errori il non avere capito in tempo che fare ombra a chi era già stato decisivo ad un suo predecessore, lo stava puntando in maniera decisa per spodestarlo. Conte deve ritenersi fortunato il Primo pugliese ha fatto una fine peggiore.

Ernesto Luciani

 

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