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DI MARIANO: “SONO RITORNATO DOVE HO VISSUTO LA MIA INFANZIA E SOGNAVO DI SEGNARE SOTTO LA CURVA”

DI MARIANO: “SONO RITORNATO DOVE HO VISSUTO LA MIA INFANZIA E SOGNAVO DI SEGNARE SOTTO LA CURVA”

Francesco Di Mariano è tornato a Lecce, quest’estate, dopo alcuni anni trascorsi in cinque società in cui da speranza del calcio è diventato man mano trascinatore della propria squadra. È andato via appena diciassettenne per approdare ad uno dei settori giovanili più prolifici d’Italia, quello della Roma con De Rossi (padre) allenatore, + ritornato ad indossare la maglia giallorossa dopo aver vinto il campionato di serie B, da protagonista, col Venezia da 25/enne, ovvero nel pieno della maturità psico/fisica e lo sta dimostrando con i fatti. In sei presenze ha messo a segno quattro reti (superato già il limite dello scorso anno) e fornito un assist.

L’esterno giallorosso è stato protagonista dell’ultima conferenza stampa.

“Un avvio del genere non me lo sarei aspettato. Nella mia prima esperienza qui a Lecce ero giovanissimo, avevo 17 anni e, negli ultimi due mesi di quella stagione, non ero quasi mai con la prima squadra perché sapevo di andare via. Quindi non ho vissuto quasi nulla, nell’ultima partita della finale playoff col Carpi, poi, non ero nemmeno allo stadio. Sono passati tanti anni, sono cresciuto tanto. L’anno scorso l’ho giocato da protagonista e ciò ha fatto sì che arrivassi qui con maggiore esperienza e determinazione. Venire a Lecce mi ha dato quello stimolo in più per riprovare a fare bene, come lo scorso anno, e di centrare i miei obiettivi”.

Come si trova con mister Baroni?

“Mi chiede di dare una mano in fase difensiva, cioè di interpretare il ruolo da esterno moderno che taglia, attacca la profondità e dà una mano dietro. Negli ultimi anni non ho giocato in grandissime piazze come clima e tifosi, ora ritorno dove ho vissuto la mia infanzia e sognavo di segnare sotto la Curva”.

Esulta in modo particolare dopo una marcatura, perché?

“La mia esultanza col segno della ‘L’? Dedicata a mio figlio Leonardo”.

Ha mutato, nel tempo, il suo modo di giocare?

“La prima volta che venni a Lecce, ci arrivai da trequartista. Con gli anni, poi, nella Primavera della Roma, De Rossi (Alberto, ndr) ha visto in me altre qualità, come esterno offensivo, convincendomi a puntare l’uomo. Ho ascoltato il suo consiglio e ha avuto ragione, ora in campo mi trovo meglio. Affacciandoti nei campionati professionistici, ti devi completare, colmando le tue lacune. Io, prima, la fase difensiva non la facevo mai. Devi continuare a migliorare per arrivare e restare a certi livelli”.

Dei suoi compagni chi l’ha sorpresa di più?

“Chi mi ha stupito di più dei miei compagni? Gendrey, non pensavo fosse un 2000, ma un 1995 o 1996…”.

E con Gargiulo prima avversario e poi compagno?

“Con lui ho un ottimo rapporto esco spesso con lui visto che abitiamo vicini, l’ho ritrovato da compagno qui a Lecce dopo averci giocato contro nelle due gare di play off (Venezia-Cittadella e poi Cittadella-Venezia) ma di quelle partite e di quelle di semifinale contro il Lecce non si parla più. Con Gargiulo ne abbiamo parlato solo una volta e poi nulla più”

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