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MARIO SPAGNOLO SUL COMPORTAMENTO DI CARLO SALVEMINI E DELLA SUA MAGGIORANZA

MARIO SPAGNOLO SUL COMPORTAMENTO DI CARLO SALVEMINI E DELLA SUA MAGGIORANZA

Evidentemente il potere cambia chi lo esercita e lo fa sentire irraggiungibile e inattaccabile. Non c’è altra spiegazione se non questa dinanzi ai comportamenti del sindaco di Lecce che sembra non gradire non solo l’opposizione ai suoi provvedimenti ma perfino la semplice critica.

In queste settimane sembra quasi che la pandemia abbia geneticamente modificato il primo cittadino rendendolo restio ad ogni sorta di giudizio sul suo operato da parte degli esponenti del centrodestra. E quando non sguinzaglia qualche esponente di maggioranza a rispondere ai legittimi appunti nei suoi confronti, ecco che investe la macchina amministrativa del Comune addirittura per querelare il vicepresidente del consiglio, reo soltanto di aver chiesto lumi e trasparenza nella gestione delle mascherine donate ai leccesi dalla comunità cinese e dei buoni pasto per le famiglie in difficoltà.

Lontani, lontanissimi i tempi in cui il semplice consigliere Salvemini faceva giustamente le pulci, spesso con toni acrimoniosi, ai provvedimenti dell’allora inquilino di Palazzo Carafa. Era nelle sue prerogative di tribuno del popolo. Adesso chi gli chiede conto – essendo stata sospesa l’attività del Consiglio Comunale – sembra commettere il reato di lesa maestà.

Lo vediamo quasi infastidito, come se stesse perdendo tempo, nell’ascoltare le rimostranze di cittadini che non hanno di che vivere e che con la disperazione negli occhi e nel cuore si presentano sotto il Municipio per sapere quale sarà il destino loro, delle loro famiglie e delle loro attività commerciali.

La calma e la pacatezza esistono soltanto nelle sue dirette facebook da Palazzo di Città quando non perde occasione, quasi fosse un novello Conte, di raccontare quotidianamente ciò che a Lecce si fa o meglio non si fa per uscire da una crisi che sta diventando sempre più economica e per la quale non si vedono iniziative degne di questo nome da parte dell’Amministrazione.

Un sindaco non è un podestà né uno sceriffo. Non ci sono John Wayne e la sua stella di latta appesa al petto a Palazzo Carafa.

È dovere dei consiglieri di opposizione esercitare il loro mandato chiedendo al primo cittadino ciò che sta succedendo in città, soprattutto in queste settimane in cui c’è stato un uomo solo al comando. Altrimenti che democrazia sarebbe quella in cui non si possono nemmeno contestare quelli che appaiono palesi errori organizzativi di un sindaco?

Sarebbe stata auspicabile, mai come in questi giorni, una vera collaborazione bipartisan. Ma evidentemente a Lecce non ci può essere. Il diritto di opposizione potrà essere giustamente rivendicato solo quando questi signori imploderanno e saranno mandati nuovamente a casa. Allora sì, allora statene certi che ogni forma di rivendicazione, anche la più sguaiata, sarà legittima e sacrosanta. Fino ad allora, finche il potere lo eserciteranno lorsignori, è sufficiente una voce sola, la loro. Il pluralismo è solo una fastidiosa manciata di sabbia gettata negli ingranaggi del manovratore, degna di repliche rancorose o di qualche querela da discutere nei palazzi della giustizia.

MARIO SPAGNOLO

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