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MASSERIA GHETTA, ALCUNI CHIARIMENTI SU COME SARÀ L’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO

MASSERIA GHETTA, ALCUNI CHIARIMENTI SU COME SARÀ L’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO

Malgrado le opposizioni delle amministrazioni comunali di Surbo e Trepuzzi al progetto dell’impianto di compostaggio che la società “Owac Engineering Company” di Palermo intende realizzare in località Masseria Ghetta, in territorio di Lecce, ma al confine con i due Comuni citati, non diminuiscano, Surbo e Trepuzzi, il progetto va avanti.

Oggi, grazie ad una possibilità offerta dalla richiesta avanzata all’Ager dal consigliere Paolo Pagliaro, siamo nelle condizioni di visionare, pur in parte, i rendering del progetto stesso,  contenuti nella relazione tecnica generale depositata anche al Ministero della Transizione ecologica dalla società che dovrebbe provvedere alla costruzione dell’impianto.

La società Owac srl precisa innanzitutto che, come appurato tramite lo studio di impatto ambientale (uno degli allegati ad ora non visionabili) l’area interessata “non risulta gravata da vincoli paesaggistici ed archeologici, pertanto – aggiunge – non sono state svolte ulteriori valutazioni relativamente alla verifica preventiva dell’interesse archeologico“.

Confermata, come vi abbiamo anticipato, l’estensione di circa 7 ettari di terreno da espropriare, con costi diversi, dai valori agricoli medi della provincia di Lecce.  Sette ettari, a fronte di poco più di 5 ettari di area destinata all’impianto. E di fatto “gli edifici previsti – motiva la società nella relazione – saranno arretrati rispetto al confine del lotto, per potere prevedere un’area verde perimetrale di mitigazione, da utilizzare anche per la prova del compost prodotto in impianto“.

L’impianto, destinato al trattamento di FORSU (40mila tonnellate annue) e sfalci verdi da potature di parchi e giardini (10mila tonnellate annue), produrrà “biometano e compost di qualità“.

Tutte le operazioni di trattamento suscettibili di produzione di odori molesti e sostanze inquinanti – garantisce a tal proposito la società – avvengono all’interno di capannoni confinati, la cui aria interna viene aspirata dall’apposito sistema previsto in progetto, al fine di garantire idonei ricambi orari e mantenere le adeguate condizioni di salubrità per le attività svolte“.

Per i reflui e i percolati che si potranno formare all’interno dell’impianto – è l’ulteriore precisazione – è prevista in progetto la realizzazione di un impianto di trattamento per fasi successive, al fine di ottenere una elevata qualità del liquido chiarificato finale, che potrà essere riutilizzato per tutti gli usi idrici necessari per i processi, per scopi irrigui, per usi antincendio, oltre che poter essere scaricata in acque superficiali”. Il tutto “rispettando – garantisce Owac- le più stringenti norme ambientali“.

Sul capitolo biogas (prodotto dalle fasi di digestione anaerobica), al momento è dato sapere soltanto che, una volta ripulito da gas acidi e anidride carbonica, sarà trasformato “in biometano, da poter immettere – spiega la società– all’interno della rete nazionale di distribuzione nel settore del trasporto“. Se siano o meno previste ulteriori opere a terra per l’immissione nella rete nazionale del gas, al momento, non è dato sapersi.

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