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MIGRAZIONI, LA STRAGE CONTINUA

MIGRAZIONI, LA STRAGE CONTINUA

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Nelle ultime ore, altri novanta dispersi in un barcone affondato innanzi alle coste libiche (una trentina sarebbero quelli salvati da una nave di Medici senza Frontiere) sono andati ad aggiungersi alle migliaia di persone annegate in mare negli ultimi anni. Solo 3.793 nel corrente anno, alla data del 14 novembre, secondo il più recente rapporto dell’ISAA (Integrated Situation Awareness and Analysis) redatto un paio di giorni fa dalla Commissione Europea e dall’European External Action Service. Altri organismi (UNCHR), indicano altri dati, ancor più drammatici. L’ISAA basa i resoconti settimanali su informazioni ricevute da EASO (European Asylum Support Office), Europol Frontex, FRA (l’Agenzia europea per i diritti fondamentali), dagli Stati Membri dell’UE,dalla Svizzera e dalla Norvegia. Dunque, solo nell’ultima settimana conclusasi il 13 novembre scorso, sono stati ben 3.050 i migranti approdati sulle nostre coste dal Mediterraneo Centrale e 473 quelli giunti in quelle greche ( per lo più nelle isole di Lesbos, Kos, Leros, Samos e Chios) provenienti dalla Turchia. Sempre dalla Turchia, che , in base ad un accordo oneroso con l’UE, doveva assicurare un controllo stringente lungo i confini per “bloccare” i flussi migratori, sono partiti 129 migranti siriani approdati a Cipro mentre un centinaio sono stati intercettati dalle imbarcazioni militari turche a circa 13 miglia da Capo Karpaz, nella parte nord di Cipro. Da annotare che dall’aprile del 2016 al 13 novembre, in virtù dell’accordo suddetto, sono stati riportati in Turchia 1.135 stranieri di cui 85 siriani. Dalla Grecia, poi, sempre nel suddetto periodo, sono stati “ricollocati” in altri paesi dell’UE (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia) 94 profughi mentre dall’Italia 21. Dall’inizio dell’anno, nei due paesi, sono stati “ricollocati”, rispettivamente, 5.437 e 1.570 persone. Numeri ben lontani da quelli stabiliti negli accordi di oltre un anno fa a Bruxelles. In Grecia, comunque, sta funzionando discretamente il c.d. rimpatrio volontario assistito ai paesi di origine dei migranti (Programma AVR, Assisted Voluntary Return) che ha fatto registrare nel 2016, alla data del 15 novembre, 5.361 adesioni ( in Italia si contano 1.570 persone ricollocate). Per cercare di incrementare la richiesta di tale modalità di rimpatri, la Commissione Europea, in accordo con l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), sta lavorando ad un programma che prevede una forma di assistenza anche nel paese di ritorno ( Programma AVRR, Assisted Voluntary Return and Reintegration package). I rimpatri obbligatori dal nostro paese – con voli charter e di linea – hanno riguardato, complessivamente, nel corso del 2016, 4.642 stranieri. Se qualcuno, intanto, pensava che si allentassero i controlli migratori interni ai confini terrestri, ha dovuto sollecitamente ricredersi perché sia la Germania che la Danimarca, la Svezia e la Norvegia, hanno deciso di prorogare dall’11 novembre scorso tali attività,nel rispetto dell’art.29 del Codice di Frontiera Schengen, per ulteriori tre mesi. Nell’ultima settimana, lungo la rotta balcanica non si sono registrati significativi spostamenti di profughi e resta sempre molto alta l’attenzione nei controlli alle frontiere. In Serbia, in particolare, alcuni giorni fa il Governo ha approvato alcune modifiche da apportare al codice penale ( all’esame del Parlamento nei prossimi giorni) per inasprire significativamente le pene nei confronti dei trafficanti di persone (solo nel 2016 ne sarebbero stati denunciati 350). L’Italia, come ben noto, continua ad essere il paese di approdo e di transito ( se fosse agevole!) per gran parte degli stranieri che seguono la pericolosa rotta marina del Mediterraneo provenienti in gran parte dalla Libia (147.215 sul totale di quasi 170mila al 18 novembre scorso). A fine anno, con ogni probabilità, si sarà superata quota duecentomila migranti/profughi soccorsi in mare dai vari dispositivi aeronavali presenti. Un record assoluto in negativo,come quello dei morti annegati in mare che dovrebbero pesare sulle coscienze di molti.

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