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NEHUEN PAZ: “MI MANCA TANTO IL CAMPO. MI PIACE LECCE E SONO SICURO DELLA SALVEZZA”

NEHUEN PAZ: “MI MANCA TANTO IL CAMPO. MI PIACE LECCE E SONO SICURO DELLA SALVEZZA”

Il nome del calciatore proviene dal mapuche e significa “forte”.

Oggi è il turno di un calciatore che, arrivato a gennaio, non ha avuto l’opportunità di farsi conoscere dai tifosi sul campo per questione di natura tattica e che desidera molto, invece, conquistare questa città. Stiamo parlando di Nehuen Paz oggi di scena sui social giallorossi:

“Sono un po’ stanco di essere chiuso in casa, come tutti. Ho vissuto una Pasqua differente, in linea con le giornate che viviamo in questo periodo. La mia famiglia è in Argentina, qui con me c’è mio padre che non ha fatto in tempo a ripartire quando è scoppiata l’emergenza. Ho preso da lui le origini italiane, visto che mia nonna è siciliana”.

Nehuen Paz, difensore argentino del Lecce, così ha iniziato il suo incontro, via web, con i tifosi.

“Mi manca tanto il calcio, gli allenamenti, i miei compagni, il ritiro e le partite. Mi manca anche la mia famiglia e la mia fidanzata. Spero che tutto torni alla normalità presto. In casa mi alleno ogni giorno. Lavoro sulla forza e sulla corsa. Sto attento anche all’alimentazione: il nostro nutrizionista ci ha dato i consigli giusti, puntando soprattutto a carne, riso e pesce. Per il resto del tempo ascolto musica e divoro serie tv”.

Più che di sensazioni provate sul campo, visto che ha giocato solo poco tempo, Paz si è soffermato di più sul suo rapporto con la città e la squadra

“A Lecce mi trovo benissimo: è una città bellissima, come mi avevano raccontato. Ho deciso di venire qui perché l’ultimo giorno di mercato mi ha chiamato Meluso e mi ha trasmesso grande fiducia: era quello di cui avevo bisogno. E’ stata una decisione importante dopo un paio di buone partite con il Bologna. Per me è un orgoglio indossare questa maglia. L’accoglienza nello spogliatoio è stata eccezionale, mi sono subito sentito a casa. Con chi ho legato di più? Forse con Bryan Vera, anche per questioni di lingua. Con la mia personalità penso di poter dare una mano alla squadra, dentro e fuori dal campo. I tifosi? Dalla prima volta che sono entrato al “Via del Mare” mi è sembrato di essere in Argentina: c’è calore e entusiasmo. A loro dico di resistere: presto torneremo nel nostro stadio, a difendere questa categoria. Venire a giocare in Italia non è stata solo una scelta, ma una fortuna: il campionato italiano resta sempre tra i top del calcio mondiale. Ho sempre guardato all’Italia con interesse, fin dai miei esordi con gli All Boys di Buenos Aires. Poi so che da Lecce sono passati tanti argentini, come Pasculli e Barbas: mio padre mi ha sempre parlato di loro”.

Ernesto Luciani

 

 

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