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PLEXIGLAS A SCUOLA: LE BARRIERE DIVISORIE PER IL DISTANZIAMENTO SOCIALE

PLEXIGLAS A SCUOLA: LE BARRIERE DIVISORIE PER IL DISTANZIAMENTO SOCIALE

Con oggi le scuole hanno chiuso i battenti ufficialmente, iniziano le vacanze per studenti ed insegnanti ma si pensa, si studia e si prepara già la riapertura quando si dovrà convivere in aule, per lo più, anguste e fatiscenti con un compagno di viaggio di cui faremmo a meno molto volentieri: il covid 19.
La ministra Lucia Azzolina ha proposto, come possibile difesa dei nostri ragazzi, l’installazione di pannelli di plexiglas a scuola, così per garantire il distanziamento sociale. Ma in molti si chiedono se ci sono dei rischi per la salute dei bambini e dei ragazzi.
Partiamo da un presupposto, il materiale da impiegare, il plexiglas, è un’ottima alternativa al vetro grazie alla sua maggiore trasparenza e resistenza agli urti. Si tratta di un materiale a base di acido metacrilico, che non è dannoso per la salute. I pannelli di plexiglas serviranno per garantire il distanziamento sociale all’interno degli istituti scolastici, garantendo agli alunni un ritorno a scuola in totale sicurezza.
La proposta della ministra dell’Istruzione, è stata subito oggetto di dibattiti e pareri contrastanti.
Non tutti infatti sono convinti che l’installazione dei pannelli plexiglas sia un’ottima soluzione. Alcuni sottolineano che sarebbe preferibile investire le somme di denaro per rimettere a nuovo le strutture scolastiche e c’è anche chi mette in risalto eventuali problematiche di salute per gli studenti.
Dicevamo che il plexiglas non presenta controindicazioni specifiche in quanto non è tossico, né aggressivo per la salute. Dunque, in caso di contatto con questo materiale, non vi sono rischi particolari e risulta essere una soluzione sicura.
L’installazione dei pannelli di plexiglas a scuola consente agli studenti di stare distanzianti all’interno dei box contribuendo così ad un corretto distanziamento sociale ed evitando i rischi di contagio.
Si deve rilevare, inoltre, che il plexiglas, scoperto nel 1933, con una prima struttura realizzata con questo materiale in Germania da Otto Röhm, è un materiale particolarmente versatile che, d’altronde, prima dell’idea della nostra ministra, è stato già adoperato in altri paesi (Corea del Sud e Cina) per consentire il ritorno a scuola degli alunni

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