PNRR e caporalato, la Flai Cgil Puglia chiede pieno utilizzo dei fondi contro i ghetti
Antonio Ligorio: “Esperienze virtuose dimostrano che si può superare lo sfruttamento. Servono responsabilità e pieno utilizzo delle risorse”
“Non possiamo permetterci di restituire risorse fondamentali mentre nei nostri territori persistono ghetti e condizioni di sfruttamento inaccettabili. I 200 milioni del PNRR rappresentano un’occasione storica che va colta fino in fondo, senza ritardi e senza alibi”. Lo dichiara Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Cgil Puglia.
Il sindacato richiama con forza l’attenzione delle istituzioni regionali e locali sull’urgenza di utilizzare pienamente le risorse destinate al contrasto del caporalato e al superamento degli insediamenti informali.
Si tratta di un’opportunità irripetibile per intervenire in maniera strutturale su una delle principali criticità del sistema agricolo: lo sfruttamento del lavoro e le condizioni di vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori, spesso migranti ma non solo.
A fronte di un utilizzo ancora parziale delle risorse disponibili, è però necessario evidenziare come esistano esperienze virtuose anche in Puglia. Il Comune di Bisceglie, ad esempio, sta realizzando una cittadella dell’accoglienza presso l’ex convento dei Cappuccini grazie a un finanziamento PNRR di oltre 2 milioni di euro: un progetto che punta a coniugare dignità abitativa, integrazione e servizi per i lavoratori stagionali.
L’agricoltura nella BAT rappresenta un’eccellenza e una parte significativa di questa ricchezza viene prodotta da tantissime lavoratrici e lavoratori migranti. Tuttavia accanto a questo riconoscimento permane il dovere di affrontare con determinazione le condizioni sfruttamento, precarietà abitativa e marginalità.
“Il superamento dei ghetti significa alloggi dignitosi ed è questo che a Bisceglie sta avvenendo con la nascita della cittadella dell’accoglienza attraverso i fondi del PNRR” dichiara Dora Lacerenza, segretaria generale Flai Cgil Bat.
“Non servono nuove leggi – prosegue Ligorio – ma applicare quelle esistenti, a partire dalla legge 199 sul caporalato, e costruire un sistema territoriale che garantisca accoglienza, legalità e lavoro dignitoso. Le buone pratiche ci sono: vanno sostenute e replicate”.
Il superamento degli insediamenti informali non può essere affrontato solo in termini emergenziali, ma richiede un approccio strutturale e integrato.
Per questo, chiediamo un impegno concreto e immediato da parte di tutte le istituzioni coinvolte, affinché nessuna risorsa venga sprecata e ogni intervento sia orientato alla tutela della dignità del lavoro agricolo.