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POLEMICHE TRA STATO E CHIESA PER IL PROTRARSI DEL DIVIETO ALLE FUNZIONI RELIGIOSE

POLEMICHE TRA STATO E CHIESA PER IL PROTRARSI DEL DIVIETO ALLE FUNZIONI RELIGIOSE

Sul protrarsi del divieto di officiare funzioni religiose disposto da parte del governo italiano con l’ultimo DPCM, salvo i riti funebri ma con solo 15 persone presenti, si sono create molte polemiche.

Si parla di privazioni dell’esercizio della propria religione, di andare contro quanto dettato dal Concordato come noto sottoscritto con “I Patti Lateranensi” tra il Regno d’Italia e la Santa Sede l’11 febbraio 1929. E poi sottoposti a revisione nel 1984. Essi regolano ancor oggi i rapporti fra la Repubblica Italiana e la Santa Sede. Ai Patti si deve l’istituzione della Città del Vaticano come Stato Indipendente e la riapertura dei rapporti fra Italia e Santa Sede dopo la loro interruzione nel 1870. Sempre attenendosi ai “Patti” la sospensione o meno delle funzioni religiose spetterebbe alla Santa Sede, il governo italiano, invece, ha disposto in maniera autonoma surrogando l’autorità del Vaticano.

Le polemiche, iniziate sin da domenica sera subito dopo le dichiarazioni del premier Conte, hanno riguardato i vescovi italiani che con una nota della Cei, conferenza episcopale, hanno criticato la preclusione ai fedeli di partecipare alle messe. Sull’argomento è tornato il premier Conte dichiarando “le chiese con assembramenti sarebbero pericolose quali sedi per veicolo del contagio”. Una possibile variazione della norma potrebbe essere, ed è allo studio, l’ipotesi dello svolgimento delle messe all’aperto, così come è consigliato per i riti funebri.

Sulla decisione governativa è intervenuto  Pier Luigi Lopalco, che guida la task force della Regione Puglia, dichiarando “Le chiese sono frequentate soprattutto da persone anziane che sono quelle che dobbiamo proteggere. Bisogna essere molto cauti e studiare bene la situazione”.

Ma soprattutto è intervenuto Papa Francesco che, confermando il suo grande equilibrio ha dichiarato

“Bisogna agire con prudenza e obbedienza alle disposizioni affinché la pandemia non torni”.

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