Lecceoggi.com - Attualità, cronaca e curiosità in tempo reale dalla provincia di Lecce.
HomeCronaca e AttualitàPREMIO “NORD SUD” 2020 DEL CONSIGLIO D’EUROPA

PREMIO “NORD SUD” 2020 DEL CONSIGLIO D’EUROPA

PREMIO “NORD SUD” 2020 DEL CONSIGLIO D’EUROPA

Al “Mediterranean Experts on Climate and Environmental Change Network”. Tra i vincitori i docenti Unisalento Piero Lionello e Sergio Rossi

 

 

 

 

Piero Lionello e Sergio Rossi

Il premio “Nord Sud” 2020 del Consiglio d’Europa è stato assegnato al network MedECC – Mediterranean Experts on Climate and environmental Change, che ha redatto il “Mediterranean Assessment Report”, il primo rapporto scientifico su clima e cambiamenti ambientali nel bacino del Mediterraneo. I vincitori del premio sono i membri del consiglio scientifico e i “leading authors” del rapporto, tra cui due studiosi dell’Università del Salento: Piero Lionello (docente UniSalento di Oceanografia e Fisica dell’Atmosfera), membro del consiglio e coordinatore del capitolo 2 “Drivers of change”, e Sergio Rossi (docente UniSalento di Zoologia), autore del capitolo 4 “Ecosystems”.

Il premio

Il premio “Nord Sud” è assegnato ogni anno dal 1995 dal Consiglio d’Europa a due candidati che si sono particolarmente distinti per il loro impegno a favore della promozione della solidarietà tra il Nord e il Sud (diritti umani, difesa della democrazia, sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle questioni dell’interdipendenza e della solidarietà mondiale). L’elenco dei vincitori comprende personalità come Kofi Annan, Simone Veil, Roula Dashti, Souhayr Belhassen, Rania di Giordania, Bob Geldof, Emma Bonino e Danielle Mitterrand. Nel 2020 il premio è stato assegnato alla “International Commission against the Death Penalty” e al network “Mediterranean Experts on Climate and environmental Change.

La giuria del premio ha riconosciuto che lo studio prodotto da MedECC “rappresenta un esempio lampante del potenziale di collaborazione tra Stati e società per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della sostenibilità ambientale, nonché la risposta alla necessità di una cooperazione scientifica ed esperta per produrre analisi basate sulla conoscenza come solida base per la pianificazione delle politiche”. Lo studio “costituisce anche un esempio concreto della visione del Mar Mediterraneo come spazio condiviso di pace, sviluppo e diritti umani, che ha portato alla creazione, venticinque anni fa, del Processo di Barcellona”.

Il “Mediterranean Assessment Report” è infatti un documento che mette a disposizione di cittadini, politici e decisori valutazioni scientifiche rigorose utili a ragionare sulle problematiche legate a cambiamenti climatici, inquinamento, utilizzo di risorse e specie “invasive”; descrive gli impatti sull’ambiente, sulla società e sui settori produttivi e le strategie di adattamento per limitare i rischi. Disponibile online all’indirizzo https://www.medecc.org/first-mediterranean-assessment-report-mar1/, è stato realizzato su mandato dell’Unione per il Mediterraneo e del programma UNEP-MAP delle Nazioni Unite.

I principali risultati della “Mediterranean Assessment Report”

Praticamente tutte le aree del bacino del Mediterraneo, nei continenti e nel mare, sono influenzate dai recenti cambiamenti antropogenici. I principali fattori includono il cambiamento climatico, l’aumento della popolazione, l’inquinamento, l’utilizzo insostenibile del suolo e del mare e l’introduzione di specie non indigene. Nella maggior parte delle aree, sono coinvolti sia gli ecosistemi naturali che i mezzi di sussistenza della popolazione umana.

A causa delle tendenze globali e regionali, gli impatti saranno esacerbati nei prossimi decenni, soprattutto se il riscaldamento globale supererà di 1,5-2°C il livello preindustriale. Sono necessari significativi e maggiori sforzi per adattarsi ai cambiamenti inevitabili, mitigare i fattori di cambiamento e aumentare la resilienza.

Nel bacino del Mediterraneo:

le temperature regionali medie annuali sono attualmente di 1,5° C più elevate rispetto al periodo preindustriale, e potrebbero aumentare fino a oltre 5° C alla fine del secolo in uno scenario con elevate concentrazioni di gas serra. L’aumento della frequenza, dell’intensità e della durata delle ondate di calore comporta significativi rischi per la salute delle fasce vulnerabili della popolazione, specialmente nelle città, e per gli ecosistemi;

le precipitazioni diminuiranno, sia pure con differenze fra le varie aree. Le precipitazioni (in particolare quelle estive) saranno probabilmente ridotte del 10-30% in alcune aree alla fine del secolo, aggravando la carenza idrica esistente, favorendo la desertificazione e diminuendo la produttività agricola, posta a rischio, inoltre, da più frequenti e intensi eventi estremi e degrado del suolo. È verosimile che la domanda di irrigazione aumenti dal 4 al 18% entro il 2100. Il cambiamento demografico, inclusa la crescita dei grandi centri urbani, contribuiranno ad aumentare significativamente la domanda idrica complessiva;

le risorse ittiche sono minacciate da pesca eccessiva, specie non indigene, riscaldamento, acidificazione dei mari, inquinamento, che possono portare nel Mediterraneo all’estinzione di oltre il 20% dei pesci e degli invertebrati marini di utilizzo commerciale entro il 2050;

nel 20mo secolo il livello del mare nel Mediterraneo è cresciuto di circa 14cm. Ci si attende un innalzamento compreso fra 20 e 110 cm entro il 2100, con un impatto potenziale su 1/3 della popolazione nella regione.

 

Condividi con:

redazione.lecceoggi@gmail.com

No Comments

Leave A Comment