Presentazione del “Cartomastodonte” di Daniele Papuli a Boncore di Nardò, nel Campo dei Giganti
Sarà presentata al pubblico, mercoledì 23 luglio, alle 19.00, “Cartomastodonte” la grande installazione site-specific realizzata da Daniele Papuli a Boncore di Nardò, nel Campo dei Giganti.
Essenziale materia dell’opera i trentacinquemila libri destinati al macero provenienti dalle Biblioteche di Puglia che con entusiasmo hanno aderito e attivamente partecipano all’idea di dare vita ad un progetto di arte e rigenerazione che trasforma lo scarto in bellezza, una raccolta che ha attraversato l’intera regione dal Salento sino al Gargano protagoniste le biblioteche di Martignano, Castrignano, Cursi, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Galatina, Monteroni, Lucugnano, Patù, Matino, Taviano, Brindisi, Torre S. Susanna, Oria, San Marzano, Pulsano, Taranto, Crispiano, San Ferdinando di Puglia, Canosa, Bari, Fasano, Martina Franca, Foggia, Torre Maggiore, San Severo, Lecce.
La serata inaugurale – a cui sono invitate a partecipare le bibliotecarie e i bibliotecari che hanno collaborato alla realizzazione dell’opera – alla presenza di Daniele Papuli, Chiara Agagiù, Ulderico Tramacere e di Mauro Paolo Bruno, dirigente della Sezione Innovazione Reti e Poli Biblio Museali della Regione Puglia, si aprirà con una performance a cura di “Tessuto Corporeo” di Alberto Cacopardi e Ilaria Carlucci.
La carta e il Campo dei Giganti nell’opera di Daniele Papuli
Con il “Cartomastodonte”, Daniele Papuli radicalizza la sua ricerca sulla carta come materia sensibile, porosa, narrativa. L’opera ha preso forma nei giorni scorsi con un lavoro partecipato e condiviso, nella “sospensione surreale” del Campo dei Giganti, progetto di Land Art e rigenerazione nella campagna di Boncore avviato dall’artista Ulderico Tramacere di cui Papuli è sodale sin dagli esordi.
L’opera si configura come una “macro-forma”: un sedimento, un fossile affiorante, un archivio vivente affidato alla terra. I libri destinati al macero e raccolti grazie alla rete delle Biblioteche di Puglia con il supporto del Polo Biblio-museale di Lecce e del Museo Castromediano, sono stati disposti in un area dedicata del campo, aperti a metà, sovrapposti, affiancati, seguendo un disegno organico a spina di pesce. Il libro si fa radice, si propaga. Il tempo, la pioggia, il sole e gli umori della terra interverranno sulla carta, trasformandola in traccia e costruzione di natura cartacea.
Il Cartomastodonte è anche una riflessione sulla forma: geometrica, modulare, mutevole. L’opera si stende come un corpo che disegna un luogo “tra i Giganti”, là dove il paesaggio porta i segni della crisi fitosanitaria e della trasformazione ambientale. È la prima opera scultorea di carta, nella poetica di Papuli, pensata per essere affidata alla terra in un lavoro che di immaginazione che inventa un nuovo paesaggio.
Daniele Papuli è parte dell’ecosistema del Campo dei Giganti sin dagli esordi, nel 2023 aveva già segnato questo luogo con “Rossoscultografia”, una potente installazione che interrogava il tempo, il segno e la densità visiva del rosso come simbolo della linfa vitale degli alberi senescenti – potenza ancora viva e potente. Con Cartomastodonte il suo lavoro si intreccia ancora più profondamente con le logiche del paesaggio e della rigenerazione culturale, ampliando lo spazio di relazione tra arte, materia, comunità e ambiente. Il Campo dei Giganti accoglie così un suo nuovo gesto trasformativo: non un monumento, ma un processo; non una scultura da contemplare, ma un organismo da attraversare e vivere. Una costruzione collettiva che in questi giorni è stata vissuta dai tanti che ne hanno preso parte, e che nasce dalla fragilità e restituisce visione.
Una nota dell’artista
Scrive in una nota l’artista: «CARTOMASTODONTE nella sua evoluzione e formazione si è connotato come una sorta di macro microbiota intestinale della terra. Una grande cellula circondata dalla terra rossa con all’ interno dinamismi, strutturazioni, destrutturazioni, catene evolutive. Il Campo dei Giganti come grande epidermide che ci rivela il suo substrato, la parte più profonda ed oltre ad inseguire con lo sguardo gli slittamenti e le modulazioni dei 35.000 libri utilizzati come ossatura formale, ci mette di fronte ad una anomalia, ad una macchia che si evolve, si disgrega, si gonfia, diventa altra materia. Il modulo libro si calcifica, si rafforza. La carta esprime tutta la propria permanenza, evolve e ci restituisce il tempo, le attese, la sospensione di esso. I libri giacciono dormienti e chi li ha posseduti tra le mani e si è adoperato nella costruzione, insieme al visitatore viandante occasionale, ne diventa custode».