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“COME REALIZZARE UNA SPIAGGIA ACCESSIBILE?  LA STRUTTURA NON BASTA

“COME REALIZZARE UNA SPIAGGIA ACCESSIBILE?  LA STRUTTURA NON BASTA

Servono anche servizi e organizzazione in una visione di qualità”.

2HE-IO POSSO interviene sul tema del turismo accessibile e lancia il proprio monito per un corretto utilizzo dei fondi PNRR e mette a disposizione la propria esperienza maturata a partire dal 2015 con “La Terrazza” di IO POSSO a San Foca (Le), il primo accesso attrezzato al mare per persone affette da SLA

“Siamo molto felici di leggere che una parte dei fondi PNRR saranno utilizzati dagli enti locali per la realizzazione di infrastrutture per il turismo accessibile. Infatti, siamo convinti che più strutture nasceranno e più possibilità di inclusione saranno fornite alle persone con disabilità.

Ma, affinché questa opportunità sia gestita al meglio, è necessario che gli enti locali investano quel denaro in maniera lungimirante. In questi anni, numerosi comuni ci hanno contattato per raccontarci dei loro progetti e chiedere un parere. Abbiamo verificato che la loro principale preoccupazione è la realizzazione concreta della struttura, ma ci siamo sempre sentiti in dovere di metterli in guardia contro una grande tentazione: illudersi che per fare una spiaggia accessibile sia sufficiente realizzare una zona con pedana, bagni e una sedia JOB, per poi tagliare il nastro di inaugurazione e ritenere di aver finito. A nostro avviso, le strutture che nascono in questo modo hanno il fiato corto, perché trascurano che la struttura è inutile se non è accompagnata da adeguati servizi e da una saggia gestione globale.

Abbiamo perciò voluto sintetizzare in una INFOGRAFICA gli accorgimenti in materia di struttura, servizi e gestione che, a nostro avviso, andrebbero implementati per una spiaggia accessibile. Sono idee maturate sul campo, da quando nel 2015 abbiamo inaugurato la nostra Terrazza accessibile a San Foca, ideata da Gaetano Fuso, migliorandola di anno in anno con l’esperienza e con i consigli dei nostri ospiti che ci hanno visitato gratuitamente in questi anni.

Tali suggerimenti non sono esaustivi. Noi stessi stiamo imparando molto, ad esempio, da quelle stesse strutture nate in altre regioni d’Italia ispirandosi al nostro modello, che poi hanno realizzato soluzioni interessanti da cui farci ispirare a nostra volta. Il turismo accessibile è una frontiera dell’inclusione su cui l’ultima parola è ben lontana dall’essere scritta.

Affidiamo idealmente questa semplice mappa a tutti gli amministratori, perché possano pensare a servizi di inclusione globali e di qualità.

A nostro avviso, per realizzare una spiaggia accessibile di qualità, bisogna anzitutto chiedersi a che livello di servizi ci si vuole spingere e, soprattutto, a che tipo di utenti ci si rivolge. Il mondo della disabilità, infatti, è molto diversificato, sebbene nella percezione comune si identifichi la persona con disabilità fondamentalmente con le persone paraplegiche, che capita di vedere più comunemente. Esse sono solo una parte di tutte le persone con disabilità motoria, cui vanno aggiunte le disabilità sensoriali (udito, vista,…) e, se si vuole andare oltre il mondo della disabilità fisica, l’altrettanto vario mondo del disagio psichico.

Idealmente, una spiaggia inclusiva dovrebbe tener conto di “tutti tutti”; nella realtà questo non ci sembra possibile sia per l’impegno progettuale e gestionale che essa richiederebbe, ma soprattutto perché alcune categorie di disabilità richiedono dei servizi specifici ed un’organizzazione mirata, cosa che a volte non permette di poter accogliere, nella medesima struttura, persone con altri tipi di disabilità.

Se poi, come è successo a noi, si intende fornire un servizio di qualità a persone la cui disabilità fisica (tetraplegia) è causata da una malattia neurodegenerativa come la SLA (o altre affini), occorre munirsi di una serie di accorgimenti di tipo medico o paramedico che vanno ben ponderati e garantiti con continuità per l’incolumità degli ospiti; e, questo, per forza di cose, non è realizzabile sempre e ovunque.

Detto questo, chi voglia realizzare una spiaggia accessibile di qualità dovrà pensare, sì, alla struttura (dotandola di pedane e spazi accessibili, servizi igienici adeguati e riservati, parcheggi) ma anche a dove realizzarla, privilegiando location che per la loro conformazione siano inserite in un contesto collettivo e non ghettizzante. Secondo la nostra esperienza, sono le postazioni con pedana e le toilette a dover essere riservate, mentre per tutto il resto sarà bene che il sito scelto permetta la massima interazione possibile tra persone con e senza disabilità, sia sulla spiaggia che nella balneazione. È per questo che la struttura (privata o pubblica che sia) deve essere pensata per accogliere tutto il nucleo familiare in un ambiente pulito e confortevole ed essere dotata di sedie per la balneazione di differenti tipologie (a disabilità differenti bisogna rispondere con sedie di conformazione differente, non solo il modello J.O.B.) nonché di sollevatore per il trasferimento da sedia a sedia per chi ne ha necessità.

Un altro tasto delicato è quello degli orari e del periodo di apertura, che devono essere il più estesi possibile. Servizi fruibili solo per pochi giorni, o poche ore durante l’arco della stagione estiva per carenza di organizzazione o di personale, sono di fatto un grande spreco, così come quei servizi che, pur presenti sulla carta, non sono pubblicizzati a dovere presso i potenziali utenti.

Oltre a questi servizi di base, utili a tutti gli ospiti con disabilità motorie lievi o medie (paraplegie), sarà possibile poi aumentare il livello della struttura pensando ad una serie di accorgimenti per disabilità motorie più gravi (paraplegie) o per altri tipi di disabilità sia a livello di struttura che a livello di servizi e di organizzazione. Ad esempio, una spiaggia rivolta a persone immobilizzate per malattie degenerative non potrà non avere a disposizione degli ospiti dei macchinari di backup pronti ad intervenire in caso di malfunzionamento dei loro dispositivi personali, ma soprattutto avere sul posto persone con competenze di assistenza (OSS e/o infermieri) pronti a supportare i caregiver accompagnatori. La presenza sul posto di personale dedicato tanto all’assistenza quanto all’accoglienza è ciò che a nostro avviso può fare la differenza e deve essere una voce di spesa da inserire obbligatoriamente nei budget di progetto al pari del capitolato tecnico.

Avere persone che si dedicano con costanza e qualità alla buona riuscita di una spiaggia accessibile è fondamentale perché permette sia di umanizzare l’esperienza, quanto di attivare, grazie ad esse, un lavoro di rete con istituzioni e organizzazioni disposte a garantire continuità al progetto di inclusione realizzato in spiaggia, nonché a potenziare o integrare quei servizi (trasporti, alloggi, ristorazione, eventi per il tempo libero) che completano l’esperienza di turismo accessibile”. (INTERVENTO PUBBLICATO STAMATTINA SULLE PAGINE SOCIAL DEL PROGETTO IO POSSO)

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