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IL REFERENDUM BOCCIATO DAGLI ITALIANI

IL REFERENDUM BOCCIATO DAGLI ITALIANI

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Si aprono ora nuovi scenari nella vita politica nazionale

Gli Italiani hanno preso per il verso giusto il Referendum Costituzionale per il quale si è votato nella giornata di ieri, lo hanno fatto tornando alle urne con una percentuale di partecipazione altissima 68, 48 per cento che non si registrava più da diverse tornate elettorali di vario genere (politiche-europee-amministrative).

Il senso di questa presa di posizione sta tutta nel fatto che fin dall’inizio il referendum è stato percepito  come un pro o contro l’esecutivo capace di mobilitare tutta la popolazione.

Secondo i primi risultati del Viminale, il No vince con il 59,5 per cento dei voti contro il 40,4%. Diverso il risultato se si guardano gli elettori all’estero che invece hanno dato il loro parere positivo sulla riforma con il 65 per cento dei consensi.

Come anticipato dai sondaggi degli ultimi mesi, la Riforma non ha convinto il Paese e viene bocciata da Nord a Sud anche per la errata scelta del Premier di personalizzare la consultazione. La presunta rimonta degli ultimi giorni di campagna elettorale, sulla spinta dell’endorsement strappato al fotofinish all’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, si è rivelata alla fine una pura illusione.

La mappa dei risultati rivela una vittoria del No quasi dappertutto con pochissime realtà in cui il Sì è riuscito a prevalere. Una sconfitta sul territorio che conferma le difficoltà già riscontrate durante le scorse amministrative e soprattutto mostra un disagio in alcune delle zone del Paese maggiormente colpite dalla crisi economica.

Il NO ha vinto, talvolta ha stravinto, in Sardegna e Sicilia come in Campania, Calabria, Basilicata e Puglia (67%) dimostrazione che il Sud ha finalmente alzato la testa nei confronti di un Governo che a parola lo aiuta ma poi con i fatti lo dimentica lasciandolo al suo destino.

Entrando nello specifico per quanto riguarda la Puglia ecco i dati. In merito all’affluenza alle urne essa è inferiore rispetto a quello nazionale e si attesta al 61,7 per cento. Ecco la situazione provincia per provincia: Bari 63,8 per cento, Brindisi 60,2, Foggia 58,5, Lecce 62, Taranto 61,6 e Barletta-Andria-Trani 61,8.

puglia

Al centro il SI vince in Toscana, a Firenze dove Renzi è stato sindaco ottiene oltre 56% ma  perde nella grillina Livorno oltre che nelle province di Massa Carrara e Grosseto. Altra regione molto controversa è l’Emilia Romagna dove i favorevoli superano,pur se di poco, i contrari: 50,35% contro 49,65%. In questa regione un tempo rossa e da sempre fedele al Partito democratico il SI regge il colpo anche se con una vittoria di misura. Da notare che lo stesso leader della minoranza dem Pierluigi Bersani in campagna aveva chiesto una mobilitazione dei suoi corregionali per respingere il progetto, ma non è riuscito a sovvertire la fedeltà ai dem. Il NO ha vinto, però, nelle province di Piacenza, Parma (ma la città dell’ex M5s Federico Pizzarotti ha votato per il Sì) e Ferrara, mentre in tutte le altre (vedi Bologna e Reggio Emilia) il Sì riesce a spuntarla.  Il Sì vince anche in Toscana (52 a 47%), anche se perde naturalmente nelle grillina Livorno (ma anche nelle province di Massa Carrara e Grosseto). Vince il SI anche in Molise mentre il NO vince in Abruzzo e nelle Marche con qualche piccola zona a favore della Riforma.

Per il Lazio il No si attesta intorno al 68 ma a Roma, amministrata dai grillini il fronte dei contrari alla riforma ottiene il 59 per cento dei consensi e il 61 se si considera anche la provincia. E’ il dato più basso di tutta la Regione.

Al Nord Renzi perde in Piemonte, ma con uno scarto minore: il No qui si ferma al 56 per cento e Torino al 53 per cento. In Lombardia è stata bocciata la riforma, ma non a Milano del neosindaco Pd Beppe Sala dove il Sì ha strappato il 51,14 per cento contro il 48. Per quanto riguarda le grandi città il No ce la fa anche a Genova, Venezia e Brescia. Il Pd perde anche in Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove il No arriva al 60,99 per cento. Trentino Alto Adige dove il Sì ottiene il 59 per cento dei consensi: a Bolzano supera addirittura il 63%.

Il Nord ha abbandonato Renzi, ma è soprattutto al Sud che sono stati registrati i dati più clamorosi.

In definitiva, comunque la si guardi si tratta di una sconfitta senza precedenti per il presidente del Consiglio che conferma la débacle delle scorse elezioni amministrative. In serata, in diretta da Palazzo Chigi Renzi, ha annunciato, come da previsioni, il suo passo indietro. Renzi ha prima twittato: “Grazie a tutti comunque, viva l’Italia” con un post scriptum: “arrivo, arrivo”, proprio come quando nel 2014 stava per assumere l’incarico dopo il colloquio con Giorgio Napolitano. Poi ha fatto l’annuncio: “La mia esperienza di governo finisce qui”. Lunedì pomeriggio ci saranno le dimissioni dopo il consiglio dei ministri e, si ipotizza, inizieranno le consultazioni. Diversa storia riguarda quello che succederà dentro il Partito democratico: il vicesegretario Lorenzo Guerini ha annunciato che sarà convocata la direzione del partito per martedì 7 dicembre e in quell’occasione Renzi potrebbe dimettersi anche da segretario. Intanto le forze politiche che hanno sostenuto il No durante la campagna elettorale hanno già iniziato la campagna elettorale e in coro hanno chiesto il ritorno alle urne il prima possibile. Il primo a prendere la parola è stato il leader della Lega Nord Matteo Salvini che ha parlato di “una vittoria di popolo”. Subito dopo sono arrivati il Movimento 5 stelle e Forza Italia. Resta comunque il problema della modifica della legge elettorale che i grillini hanno già detto non voler contribuire a modificare in Parlamento: “Solo la Consulta potrà esprimersi sull’argomento”.

Il pallino ora passa anche nelle mani del Presidente Mattarella e per il bene di tutta la Nazione speriamo che la situazione sia gesti bene e rapidamente.

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