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RINVIATI A GIUDIZIO GIANCARLO ED HERMES MAZZOTTA PER IL LIDO “CALAMARIN”

RINVIATI A GIUDIZIO GIANCARLO ED HERMES MAZZOTTA PER IL LIDO “CALAMARIN”

Il noto stabilimento balneare “Cala Marin” (ex Baron Beach), insiste in località “Le due sorelle” a Torre dell’Orso e per i presunti abusi edilizi precedenti compiuti sullo stesso c’è già un processo in corso, dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale.

Il gup Alcide Maritati, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio: Giancarlo Mazzotta, 52 anni e il figlio Hermes Mazzotta, 27 anni, entrambi di Carmiano. Il processo si aprirà il 7 marzo dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale. La richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Giancarlo Mazzotta e del figlio Hermes Mazzotta, 26 anni, è stata avanzata dal pm Roberta Licci.

Giancarlo Mazzotta, ex sindaco di Carmiano, è coinvolto in questa vicenda giudiziaria nelle vesti di custode giudiziario del lido “Cala Marin”, all’epoca dei fatti, posto sotto sequestro. Risponde in concorso con il figlio Hermes, delle ipotesi di reato di violazione dei sigilli, frode processuale, e reati di abuso edilizio e paesaggistico. Il solo Giancarlo Mazzotta risponde anche di istigazione alla corruzione. Hermes Mazzotta è accusato invece di falsità ideologica.

Secondo l’accusa, il 21 luglio del 2019, Giancarlo Mazzotta, nella qualità di custode giudiziario (dopo il sequestro del Cala Marin del marzo del 2018), insieme al figlio Hermes, legale rappresentante della PGH Beach s.r.l., avrebbe violato i sigilli apposti alla struttura e provvisoriamente rimossi il 13 maggio del 2019, solo per consentire la rimozione delle opere abusive e avrebbe utilizzato illegittimamente la struttura attraverso il servizio bar ed il noleggio di ombrelloni.

Il solo Giancarlo Mazzotta, in data 25 giugno, in occasione di un sopralluogo, a seguito del quale sono emerse delle difformità che hanno legittimato la riapposizione dei sigilli, avrebbe offerto utilità non dovute al comandante ed al tenente del Corpo di Polizia Provinciale di Lecce, respinte da entrambi, “per indurli a omettere o ritardare gli atti inerenti al proprio ufficio”. Nello specifico, ritiene l’accusa, li avrebbe persuasi a visitare il plesso in costruzione dedicato al benessere della persona, della struttura ricettiva “Barone di Mare”, rivolgendogli frasi del tipo: “quando sarà ultimato potete tranquillamente accedere ai servizi”. E avrebbe continuato, anche dopo la stesura e la firma del verbale, dicendo: “nella mia struttura c’è sempre un posto in prima fila per le personalità di spicco come prefetti e procuratori e anche per voi posso riservare lo stesso trattamento”.

Inoltre, secondo l’accusa, padre e figlio avrebbero realizzato nel luglio del 2019, sempre nell’area del “Cala Marin”, interventi edili in assenza di valida autorizzazione paesaggistica, riguardanti una pedana e la presenza di alcuni complementi di arredo, come il forno, la cella frigorifera e la cappa. E avrebbero violato ancora una volta i sigilli nel mese di agosto per modificare lo stato dei luoghi.

Il solo Hermes Mazzotta avrebbe invece indotto in errore la Soprintendenza sul rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, formando un falso permesso di costruire.

Infine, sostiene l’accusa, i due imputati, nel gennaio del 2020, avrebbero effettuato interventi difformi nel suddetto lido, mantenendo i pali di fondazione infissi nella sabbia ed il reticolato sul quale era stata montata la pedana, nonostante il provvedimento amministrativo prescrivesse la rimozione dell’intero complesso al termine della stagione.

Ricordiamo che Giancarlo Mazzotta e tre funzionari del Comune di Melendugno sono già stati rinviati a giudizio, per i presunti abusi edilizi nello stabilimento balneare “Cala Marin”. Il processo è in corso, dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale.

 

 

Il noto stabilimento balneare “Cala Marin” (ex Baron Beach), insiste in località “Le due sorelle” a Torre dell’Orso e per i presunti abusi edilizi precedenti compiuti sullo stesso c’è già un processo in corso, dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale.

Il gup Alcide Maritati, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio: Giancarlo Mazzotta, 52 anni e il figlio Hermes Mazzotta, 27 anni, entrambi di Carmiano. Il processo si aprirà il 7 marzo dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale. La richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Giancarlo Mazzotta e del figlio Hermes Mazzotta, 26 anni, è stata avanzata dal pm Roberta Licci.

Giancarlo Mazzotta, ex sindaco di Carmiano, è coinvolto in questa vicenda giudiziaria nelle vesti di custode giudiziario del lido “Cala Marin”, all’epoca dei fatti, posto sotto sequestro. Risponde in concorso con il figlio Hermes, delle ipotesi di reato di violazione dei sigilli, frode processuale, e reati di abuso edilizio e paesaggistico. Il solo Giancarlo Mazzotta risponde anche di istigazione alla corruzione. Hermes Mazzotta è accusato invece di falsità ideologica.

Secondo l’accusa, il 21 luglio del 2019, Giancarlo Mazzotta, nella qualità di custode giudiziario (dopo il sequestro del Cala Marin del marzo del 2018), insieme al figlio Hermes, legale rappresentante della PGH Beach s.r.l., avrebbe violato i sigilli apposti alla struttura e provvisoriamente rimossi il 13 maggio del 2019, solo per consentire la rimozione delle opere abusive e avrebbe utilizzato illegittimamente la struttura attraverso il servizio bar ed il noleggio di ombrelloni.

Il solo Giancarlo Mazzotta, in data 25 giugno, in occasione di un sopralluogo, a seguito del quale sono emerse delle difformità che hanno legittimato la riapposizione dei sigilli, avrebbe offerto utilità non dovute al comandante ed al tenente del Corpo di Polizia Provinciale di Lecce, respinte da entrambi, “per indurli a omettere o ritardare gli atti inerenti al proprio ufficio”. Nello specifico, ritiene l’accusa, li avrebbe persuasi a visitare il plesso in costruzione dedicato al benessere della persona, della struttura ricettiva “Barone di Mare”, rivolgendogli frasi del tipo: “quando sarà ultimato potete tranquillamente accedere ai servizi”. E avrebbe continuato, anche dopo la stesura e la firma del verbale, dicendo: “nella mia struttura c’è sempre un posto in prima fila per le personalità di spicco come prefetti e procuratori e anche per voi posso riservare lo stesso trattamento”.

Inoltre, secondo l’accusa, padre e figlio avrebbero realizzato nel luglio del 2019, sempre nell’area del “Cala Marin”, interventi edili in assenza di valida autorizzazione paesaggistica, riguardanti una pedana e la presenza di alcuni complementi di arredo, come il forno, la cella frigorifera e la cappa. E avrebbero violato ancora una volta i sigilli nel mese di agosto per modificare lo stato dei luoghi.

Il solo Hermes Mazzotta avrebbe invece indotto in errore la Soprintendenza sul rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, formando un falso permesso di costruire.

Infine, sostiene l’accusa, i due imputati, nel gennaio del 2020, avrebbero effettuato interventi difformi nel suddetto lido, mantenendo i pali di fondazione infissi nella sabbia ed il reticolato sul quale era stata montata la pedana, nonostante il provvedimento amministrativo prescrivesse la rimozione dell’intero complesso al termine della stagione.

Ricordiamo che Giancarlo Mazzotta e tre funzionari del Comune di Melendugno sono già stati rinviati a giudizio, per i presunti abusi edilizi nello stabilimento balneare “Cala Marin”. Il processo è in corso, dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale.

 

 

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