HomeCronaca e AttualitàRiscrivere un piano al mese non fa bene alla città incomprensibili le modifiche alle ciclabili cittadine

Riscrivere un piano al mese non fa bene alla città incomprensibili le modifiche alle ciclabili cittadine

Riscrivere un piano al mese non fa bene alla città incomprensibili le modifiche alle ciclabili cittadine

ADOC Lecce rileva e contesta troppi cambiamenti nella viabilità cittadina

A Lecce sembra che non si storicizzi nulla. Non si consolidi nulla. Non esista un quadro condiviso di valori, né una direzione strategica che venga perseguita con coerenza nel tempo. È come se la città, sulle scelte strategiche e di piano, non decida mai davvero una direzione e la persegua, ma ogni amministrazione che si succede ritenga necessario, indispensabile, fare marcia indietro e cancellare quanto deciso dalla precedente. Ogni scelta di pianificazione resta così provvisoria, esposta a ripensamenti, revisioni e cancellazioni. Così la città procede a zig-zag, senza una linea chiara.

È accaduto con il PUG, arrivato a un passo dall’approvazione e poi cancellato. Sta accadendo oggi con la rete delle ciclabili. In questi giorni apprendiamo che, a cantiere aperto, si decide di modificare il tracciato di un asse ciclabile fondamentale di penetrazione periferia-centro: il collegamento tra la zona 167 A e il centro storico, destinato a connettere il parcheggio di interscambio di Settelacquare con il cuore della città, viene stravolto. Il percorso scompare, come un fiume carsico, lungo via Cesare Battisti e viene eliminato il tratto previsto su via Costa.

E che dire della pista prevista su via Taranto, asse essenziale per l’attraversamento rapido del quartiere San Pio: un quartiere giovane, popolato da studenti e attività economiche che avrebbero tutto da guadagnare da una mobilità lenta, di prossimità, vitale, anziché continuare a convivere con file di automobili in sosta permanente, che occupano lo spazio pubblico senza contribuire alla vita e all’economia del quartiere. Analogamente, il tratto su via Don Bosco, realizzato solo pochi anni fa e parte integrante dell’infrastruttura che connette il centro cittadino con il Parco Archeologico di Rudiae, sembra oggi destinato, incomprensibilmente, a scomparire, interrompendo una connessione già costruita e funzionale.

E che dire della prima rotatoria ciclabile di Lecce, all’incrocio tra via Benedetto Croce, viale Aldo Moro e via Pitagora, inizialmente protetta da cordoli in gomma e privata di quella protezione appena il giorno successivo, come se la sicurezza potesse essere un elemento opzionale?

No, così non va. I piani e i progetti non si cambiano in corsa in modo episodico e contraddittorio. Se l’obiettivo

dichiarato è decongestionare Lecce dal traffico automobilistico e offrire a chi lo desidera la possibilità concreta di lasciare l’auto a casa, contribuendo a una città più ordinata, sicura e salubre, allora occorrono scelte coerenti, stabili e riconoscibili nel tempo.

Riscrivere il programma di sviluppo della rete ciclabile un mese sì e uno no significa indebolirlo, renderlo inefficace e minarne la credibilità.

ADOC esprime, per queste ragioni, seria preoccupazione. Lecce non può tornare agli anni delle piste realizzate a

spizzichi e bocconi, dei tracciati che finiscono nel nulla o ricompaiono senza logica a chilometri di distanza. La mobilità

sostenibile richiede continuità, visione e responsabilità. Solo una pianificazione solida e di lungo periodo può garantire

risultati reali e duraturi.

Chiederemo un incontro al Settore Mobilità per capire la logica sottesa a queste scelte e il perché non si segua una linea

coerente nel tempo.

luciani.2006@libero.it

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