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“IL RISPETTO È IL PRIMO PASSO” MANIFESTAZIONE PUBBLICA CON L’INTERESSAMENTO ATTIVO DEGLI UOMINI  

“IL RISPETTO È IL PRIMO PASSO” MANIFESTAZIONE PUBBLICA CON L’INTERESSAMENTO ATTIVO DEGLI UOMINI  

Il tema della parità di genere, nella giornata internazionale dei diritti delle donne, è ritornato ad accendere il dibattito pubblico.  Cgil, Cisl e Uil hanno colto l’occasione di questa ricorrenza per dare voce agli uomini, nella convinzione che una deviazione di rotta, e uno stravolgimento della cultura patriarcale imperante, dipenda anche e soprattutto da loro.

Alla manifestazione, organizzata questa mattina davanti a Porta San Biagio, hanno partecipato, inoltre, il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini e gli universitari del sindacato Udu.

LE DICHIARAZIONI DEI PARTECIPANTI

“Noi uomini siamo qui perché dobbiamo sentirci responsabili per essere rimasti spesso in silenzio dinanzi a comportamenti e frasi che feriscono e uccidono – ha dichiarato Salvatore Giannetto della Uil -. Siamo responsabili per non essere stati al fianco delle donne nella loro battaglia per l’uguaglianza e per non essere riusciti a diffondere la cultura del rispetto. Anche nel nostro territorio assistiamo a casi di violenza domestica: un elenco drammatico di vittime che ci chiama in causa. La pandemia ha amplificato il fenomeno, amplificando gli abusi e costringendo al silenzio. È perciò necessario uno sforzo straordinario che permetta alle vittime di avere canali sicuri per chiedere aiuto e richiedere interventi. Ognuno di noi condanni il fenomeno e si assuma il compito di costruire una cultura del rispetto e delle differenze. La violenza di genere, fisica, psicologica ed economica, è una violazione dei diritti umani e si pone di ostacolo alla costruzione di una società democratica. Servono condanne certe e giustizia nei tribunali, ma noi uomini dobbiamo agire nelle famiglie e sui luoghi di lavoro per dare una svolta”.

“Non vogliamo che la riflessione sul tema si consumi solo durante queste ricorrenze – ha aggiunto Donato Congedo della Cisl -: il nostro impegno, in quanto uomini, all’interno di una società patriarcale, deve essere quello di un deciso cambio di passo culturale. La dignità e il rispetto non possono restare principi condivisi a parole, ma devono essere messi in pratica da subito, e in tutti i luoghi: dalle famiglie ai posti di lavoro fino ai luoghi della socialità. Anche una battuta o un apprezzamento volgare sono comportamenti sbagliati che alimentano una cultura vecchia, da superare”.

“Oggi ha ancora senso celebrare l’8 marzo? – si è chiesto Simone Longo di Cgil -. Rispetto a decenni addietro certamente la società è mutata, le famiglie si sono trasformate, in molti ambiti è stata raggiunta la parità.  In realtà molto spesso si tratta di parità formale perché alcuni modelli culturali persistono. Sarebbe ipocrita non considerare come, nonostante tanti passi avanti siano stati fatti verso la parità, molte difficoltà ancora permangono e anzi, in alcuni casi, si sono anche aggravate. La presenza femminile, ormai diffusa in tutti gli ambiti, si concentra particolarmente nei lavori che, per l’impegno orario, si conciliano meglio con il ruolo familiare. E, accanto al diritto di lavorare fuori, le donne hanno mantenuto l’obbligo di lavorare in casa. Ritengo che potremmo definirci un Paese veramente moderno e realmente democratico, quando una donna potrà ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio o di presidente della Repubblica, ricoprendo ruoli chiave nella politica e nella guida di un Paese civile.La società è mutata, le famiglie si sono trasformate, ma i modelli culturali tendono a persistere. Credo sia necessario, non solo predicare in giornate come queste, ma praticare quotidianamente la cultura del rispetto e di accantonare stereotipi e sessismo”.

“Registriamo questo bollettino di guerra, una sorta di quaderno del dolore, che non è vissuto come un’urgenza culturale – ha spiegato il sindaco, Carlo Salvemini -. Dobbiamo riflettere sul tema del rispetto, dell’educazione alle affettività, della vero senso della parola amore che non è possesso e non è proprietà. Questi episodi di violenza purtroppo si generano all’interno di mura domestiche, sono la degenerazione di relazioni chiuse male, sono la reazione scomposta ad una delusione vissute come inaccettabile. Noi dobbiamo essere comunità educante nei confronti delle nuove generazioni, correggendo anche le azioni goliardiche che spesso tradiscono un’idea della donna poco rispettosa”.

 

“Non siamo in piazza per festeggiare né ricordare, ma per prendere coscienza delle reali condizioni di disparità – ha chiosato Giuseppe Piccinni di Udu -. È necessario scardinare la cultura patriarcale, lottare contro ogni forma di discriminazione sul posto di lavoro che si traduce in mobbing e disparità salariale. Non è accettabile che una donna, ancora oggi, venga pagata di meno o esclusa da posizioni dirigenziali. I recenti dati di Almalaurea  dimostrano come i contratti a tempo indeterminato siano una prerogativa maschile e gli uomoni guadagnano, in media, 155 euro in più delle donne. È deludente osservare in che misura siano penalizzate, specie nel caso in cui scegliessero di avere figli: le madri hanno il 18 percento di possibilità in meno di essere assunte da un’azienda. Noi invece immaginiamo un futuro in cui ricerca ed istruzione siano scevre da qualunque forma di disparità di genere”.

 

 

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