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RIVOLTE NEI PENITENZIARI, DICHIARAZIONE DELLA GARANTE MARIA MANCARELLA

RIVOLTE NEI PENITENZIARI, DICHIARAZIONE DELLA GARANTE MARIA MANCARELLA

A seguito delle rivolte avvenute nelle scorse ore in alcuni penitenziari del Paese, inoltriamo la dichiarazione della prof.ssa Maria Mancarella, Garante per i diritti delle persone private della libertà personale della Città di Lecce:

“Esprimo tutta la mia preoccupazione per quello che sta accadendo in molti istituti penitenziari e il mio sgomento per la morte di alcuni detenuti, al di là della loro possibile connessione con la rivolta in atto. La mia solidarietà va a tutti i detenuti e le detenute, ai loro parenti, alle tante persone che lavorano nel carcere, alla Polizia penitenziaria e alle altre Forze dell’Ordine impegnate per riportare la calma negli Istituti in rivolta, tutti insieme impegnati nel far fronte alle conseguenze delle limitazioni decise dal Governo per rispondere all’emergenza coronavirus. A tutti rivolgo il mio appello alla collaborazione e al rispetto reciproco. La Direzione della C.C. di Lecce sta facendo il massimo per garantire una corretta informazione relativamente alle decisioni prese da Governo e dalla Direzione dell’Amministrazione Penitenziaria, per migliorare l’utilizzo dei colloqui telefonici, per venire incontro alle esigenze di tutte le componenti di una realtà complessa e variegata come il carcere. Il diritto alla salute di tutti/e anche delle persone ristrette va assolutamente salvaguardato, così come quello alla tutela delle relazioni familiari di chi vive in una situazione di restrizione della propria libertà. In questo momento, la difficoltà maggiore è quella di trovare il giusto equilibrio tra i due diritti e non possiamo pensare di farlo se non affrontando con attenzione, rispetto, pacatezza gli ostacoli che inevitabilmente nascono. In questo momento così difficile, tuttavia, insieme alla condanna della violenza come forma di reazione agli eventi, devo ricordare che ciò che per le persone libere è complesso e difficile, in carcere è doloroso e particolarmente pesante. L’emergenza Covid19 in tutta la sua gravità sta evidenziando, esasperandoli, i tanti problemi rinviati, sottovalutati, non risolti, di cui soffrono tutti gli Istituti penitenziari. Coloro che vivono in condizioni di restrizione ed esclusione soffrono inevitabilmente in modo più angosciante e penoso le conseguenze degli interventi restrittivi volti, se pur per legittime motivazioni, a limitare o sospendere sia le occasioni di incontro con i propri familiari sia la presenza dei volontari, importante ponte con l’esterno; il rischio è l’isolamento che può portare alla disperazione. È, perciò, indispensabile mettere gli istituti penitenziari nelle condizioni di garantire a tutti i detenuti e le detenute il diritto a comunicare con i loro cari, anche giornalmente, per telefono o tramite l’utilizzo di video chiamate, nel mentre è auspicabile che i Tribunali di sorveglianza con rapidità diano risposta alle richieste di detenzione domiciliare, favorendo l’utilizzo di misure alternative per chi sta scontando la parte finale della pena. È necessario, quindi, che siano prese misure urgenti per ampliare il numero e la durata delle telefonate e sostenere la messa in opera di attività interne e che, nel contempo, si adottino provvedimenti capaci di ridurre i numeri della popolazione detenuta, limitando il flusso in ingresso e aumentando quello in uscita. La situazione è eccezionale e come tale va affrontata”.

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