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IL SALENTO DALLA PREISTORIA ALLA MODERNITÀ

IL SALENTO DALLA PREISTORIA ALLA MODERNITÀ

Lecce e il barocco degli Olivetani e del Cimitero Monumentale

In questi primi giorni di Novembre, in coincidenza con la commemorazione dei defunti, molti leccesi hanno riscoperto posti di grande interesse architettonico della nostra città. Lasciandosi alle spalle Porta Napoli e subito dopo l’Obelisco, già due pezzi da novanta per chi visita Lecce, si  arrivare all’ingresso monumentale del Cimitero su cui campeggia la scritta “Per la pace delle umane ossa risorgiture”. Adiacente ecco l’ingresso al Monastero degli Olivetani,  costruito tra il 1171 e il 1174 come dimora dei Benedettini “Neri”.  Ora è utilizzato come sede del Dipartimento di Studi Storici e prima ancora della Facoltà di Beni Culturali dell’Università del Salento.

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Ai Benedettini  succedettero, poi, i Monaci Olivetani che iniziarono una serie di interventi che trasformarono radicalmente la struttura preesistente. Ulteriori modifiche vennero eseguite nel Settecento, tra cui il grande scalone ed il prospetto esterno e così l’antica architettura andò perduta del tutto.

Il giardino di mandarini che accoglie il visitatore si presenta con la bellezza dei due chiostri, dei frammenti di affreschi e dei colonnati. Da ammirare il pozzo con baldacchino del chiostro più interno, che con le sue colonne tortili richiama gli innumerevoli pozzi e cisterne che arredano i cortili del Salento.

Il panorama mozzafiato che si gode arrivati sul terrazzo, grazie a delle scalinate consumate nel corso dei secoli ripaga dello sforzo fisico compiuto. Dal terrazzo si può avere una visione dei chiostri, delle meridiane presenti e ovviamente del campanile del Duomo  che svetta in lontananza.

Uscendo dal Monastero si ammira lo spettacolo architettonico rappresentato da una delle prime chiese erette a Lecce, quella dei Santi Niccolò e Cataldo.

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Fuori dalla cinta muraria della città, la chiesa fu fondata nel 1180 da Tancredi d’Altavilla ed è una delle poche testimonianze sopravvissute della Lecce medioevale. La facciata, rimaneggiata dai monaci Olivetani, conserva ancora alcune strutture originarie, come il rosone e il prezioso portale, che merita di essere osservato da vicino per la ricchezza e l’eleganza che caratterizzano i ricami e gli intrecci di foglie.

La bellezza della chiesa è tale da essere considerata spesso come modello guida per l’architettura nel Salento. Sfortunatamente è visitabile solo in concomitanza delle messe, il sabato nel primo pomeriggio e la domenica mattina alle 9.00.

In questo luogo sacro, in cui chi viene è assorto nel ricordo dei propri defunti, ecco una seconda scoperta:

il cimitero monumentale di Lecce. Qui si trovano delle tombe di famiglia, spesso purtroppo, abbandonate che attestano il sapiente lavoro degli abili architetti, scultori, scalpellini e intagliatori.

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Ci hanno tramandato un tesoro a cielo aperto di statue e bassorilievi in pietra leccese, con non poche sorprese, come le tombe neoegizie. In questa sezione del cimitero si trovano peraltro le tombe di due personaggi illustri Tito Schipa, uno dei più grandi tenori italiani e il poeta salentino Vittorio Bodini sulla cui tomba è incisa una sua frase che suona così:  “Tu non conosci il Sud, le case di calce, da cui uscivamo al sole come numeri dalle facce d’un dado.”

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Un altro luogo che, finalmente, sta trovando completa rivalutazione  è   il parco di Belloluogo con la sua torre medioevale costruita nel Trecento, con annesso un costone roccioso con un frantoio ipogeo ed un sistema di grotte noto come ninfeo di Maria D’Enghien”, che qui vi trascorse parte della sua vita.

Ottavia Luciani

 

 

 

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