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TARANTO: SEI ARRESTI PER LA MORTE DI PAOLA CLEMENTE

TARANTO: SEI ARRESTI PER LA MORTE DI PAOLA CLEMENTE

La donna, bracciante agricola, stroncata dalla fatica mentre lavorava in campagna ad Andria.

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Indagine congiunta della polizia e della guardia di finanza: frantumato il muro di omertà dopo la morte della bracciante nel 2015.

Nel corso della notte, la guardia di finanza di Trani ed la polizia di Andria hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di sei persone a conclusione della attività di indagine condotte al fine di contrastare il fenomeno del “caporalato”.

Il provvedimento restrittivo è scattato dopo una serie di complesse attività investigative che hanno permesso di accertare come un’apparente e lecita fornitura di braccianti agricoli a mezzo di agenzie di lavoro interinali mascherasse, in realtà, una vera e propria forma di moderno “caporalato”.

La ricostruzione operata dai poliziotti è stata difficoltosa a causa di un contesto di “omertà” sicuramente rafforzato dalla realtà socio-economica tarantina in cui vivevano le braccianti vittime dei caporali.

E’ stato dimostrato come in realtà, gli stessi braccianti fossero oggetto di un sistematico sotto-pagamento mediante un riconoscimento di minori giornate lavorate nonché l’omessa imputazione di tutte le indennità (trasferte e/o straordinari) normativamente previste.

Ogni singolo bracciante iniziava, dalla Provincia di Taranto, il proprio tragitto direzione campagne del Nord Barese alle ore 03:30 del mattino per farvi ritorno alle 15:30 circa, agli stessi sarebbe spettata una retribuzione giornaliera di circa 86euro, a fronte degli effettivi 30euro riconosciuti.

Le indagini hanno permesso di ricostruire una particolare forma di caporalato, caratterizzato non dai classici elementi di violenza, minaccia e ritorsioni, ma da comportamenti subdoli. Infatti, attraverso lo scudo dell’Agenzia di Lavoro interinale, alle braccianti veniva assicurato un lavoro “regolare” con contributi versati in relazione, però, ad un numero inferiore di giornate lavorative rispetto a quelle effettivamente svolte.

Proprio per questa forma evoluta di caporalato sono finiti in carcere 3 dipendenti dell’agenzia di lavoro interinale di Noicattaro, il titolare della ditta addetta al trasporto delle braccianti agricole ed una donna che aveva il compito di “controllare” le lavoratrici sui campi, tutti residenti nel barese e nel tarantino.

Agli arresti domiciliari, invece, la moglie del titolare della ditta di trasporto che, risultando falsamente presente nei campi quale bracciante agricola, percepiva indebiti contributi pubblici per la “disoccupazione agricola” e la “indennità di maternità e congedi”.

I finanzieri ed i poliziotti, inoltre, hanno eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per l’importo di oltre 55mila euro, quale valore complessivo dei contributi spettanti ai braccianti agricoli a seguito del sotto-pagamento nonché indebiti contributi percepiti dall’arrestata.

Agli indagati è stato contestato il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravato e continuato – “caporalato” -, la truffa aggravata e la truffa ai danni dello stato, reati per i quali rischiano fino ad un massimo di 8 anni di reclusione.

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