Tensione al quartiere 167 di Tricase, Pispero: “Ho scelto di restare e ascoltare chi da troppo tempo si sente abbandonato”
Nel corso del comizio rionale svoltosi ieri sera presso il quartiere 167 di Tricase, promosso dalla coalizione a sostegno del candidato sindaco Claudio Pispero, si sono registrati momenti di tensione e rabbia legati a una situazione di disagio sociale che da tempo attraversa una parte della comunità residente.
Non si è trattato di una contestazione personale nei confronti di Claudio Pispero. La tensione è nata, in realtà, all’interno di un contesto circoscritto, tra due palazzine che si trovano una di fronte all’altra e che vivono quotidianamente condizioni di difficoltà, fragilità sociale e senso di abbandono. Le persone coinvolte non hanno individuato in Pispero il bersaglio della propria rabbia. Al contrario, al termine dei momenti più concitati, diverse di loro si sono fermate a parlare con il candidato sindaco, raccontando il proprio disagio, sfogandosi e portando all’attenzione problemi che evidentemente non trovano da tempo spazi adeguati di ascolto.
“Ieri sera non c’è stata una contestazione contro di me, semplicemente sono stato l’unico ad essere andato lì, non ai margini ma nel centro del quartiere”, dichiara Claudio Pispero. “Ho visto persone arrabbiate, sfiduciate, ferite da anni di distanza dalle istituzioni. Persone che non riconoscono più nello Stato e nella politica un punto di riferimento, perché li ritengono incapaci di prendersi cura della loro quotidianità”. Quanto accaduto restituisce il quadro di una frattura sociale profonda. In alcune zone della città si è progressivamente indebolito il legame tra cittadini e istituzioni. Dove mancano presenza, ascolto, servizi, sicurezza e cura sociale, crescono rabbia, sfiducia e tensioni.
“Ho scelto di restare, di ascoltare e di parlare con chi voleva raccontare la propria condizione”, prosegue Pispero. “Chi si candida ad amministrare una città ha il dovere di esserci anche nei luoghi più difficili, senza cercare solo i contesti favorevoli e senza voltarsi dall’altra parte davanti al disagio”.
Accanto agli episodi di rabbia, erano presenti famiglie, giovani e cittadini che volevano semplicemente essere ascoltati e raccontare pacificamente le difficoltà quotidiane del quartiere. È soprattutto a loro che la politica deve tornare a rivolgersi, con serietà e continuità. Non si tratta soltanto di intervenire sul decoro urbano o sui servizi, ma di ricostruire fiducia, presenza istituzionale e legami sociali. Occorre tutelare le tante persone perbene che vivono nel quartiere, garantendo loro il diritto di sentirsi libere, sicure e rispettate nella propria comunità.
“Un quartiere non appartiene a chi urla più forte”, aggiunge Pispero. “Appartiene a tutti i cittadini che lo abitano, alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi ogni giorno chiede dignità, attenzione e opportunità”.
Da quanto accaduto emerge con ancora maggiore forza la necessità di una politica capace di tornare nei quartieri, ascoltare i cittadini e affrontare le fragilità sociali senza semplificazioni e senza giudizi superficiali. “Tricase potrà crescere davvero solo se nessuna parte della comunità verrà lasciata indietro”, conclude Claudio Pispero.