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TORNA L’APPUNTAMENTO CON LE TAVOLE DI SAN GIUSEPPE

TORNA L’APPUNTAMENTO CON LE TAVOLE DI SAN GIUSEPPE

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A Minervino di Lecce per il terzo anno consecutivo si rinnova il rito delle Tavole di San Giuseppe, ancestrale espressione della profonda religiosità salentina. Come da tradizione la tavola è imbandita con cibi rigorosamente di magro, preparati con cura nei giorni precedenti da mani esperte e devote: pasta e ceci (“ciceri e tria” o “massa), verdura lessata, pesce, emblema di Cristo, pampasciuni, simbolo della fine dell’inverno, le caratteristiche grandi forme di pane a ciambella contrassegnate da simboli come la palma, il giglio, il bastone, la corona del Rosario, espressione di pace e prosperità, e le immancabili pittule.

 Il pane, la condivisione del cibo, il senso di comunità: sono questi gli elementi delle Tavole di San Giuseppe, che come ogni anno tornano ad animare il territorio di Minervino. Ogni anno la comunità si riunisce intorno ad un rito antico, che ripropone una tradizione dall’origine ancora poco chiara.

Il significato delle Tavole di San Giuseppe affonda le proprie radici nel senso di carità e di attenzione per il prossimo che risale alla tradizione religiosa; ma non mancano altre ipotesi, come quella che le“Taule” (in dialetto) risalgano all’epoca feudale, quando i signori del posto, una volta all’anno, aprivano la mensa ai meno abbienti. Non si escludono però neanche legami con la tradizione delle comunità arbëreshe (ovvero comunità albanesi), come l’Arcipurcim o festa dell’Arziburo, un banchetto comunitario tra le famiglie dello stesso ceppo che si celebrava il giorno di San Giuseppe. Un legame potrebbe esserci anche con il rito del Tu BiShevàt, il Capodanno degli alberi, un pasto di quindici varietà di frutta, diffuso nelle comunità ebraiche: ed infine non si escludono neanche possibili influenze musulmane, in relazione alla carità verso i poveri nel banchetto comunitario. Un misto di tradizioni dunque, un incontro di civiltà che, coniugandosi tra loro  sono testimonianza della vocazione multiculturale del nostro Salento.

Ad oggi però sembra permanere il legame tra la tradizione e l’elemento religioso cristiano: sarebbero difatti la riproposizione di un’usanza dei monaci bizantini, che imbandivano le tavolate per sfamare la povera gente, o del rito delle confraternite di San Giuseppe.

Un rito antico dunque che si ripete puntualmente nel territorio di Minervino, pronto ad accogliere anche l’attuale edizione dell’evento. Nelle case fervono i preparativi. Le famiglie, sotto la guida attenta della devota, preparano i pasti, riproponendo i piatti della tradizione. Il pane è il protagonista incontrastato, simbolo di questo rito antico, donato ai visitatori delle tavole. Non mancano mai neanche le pietanze che simboleggiano il passaggio dall’inverno alla primavera, rigorosamente di “magro”, come la pasta e ceci (“ciceri e tria” o “massa), la verdura lessata, il pesce, emblema di Cristo, i pampasciuni, simbolo della fine dell’inverno, e le caratteristiche grandi forme di pane a ciambella contrassegnate da simboli come la palma, il giglio, il bastone, la corona del Rosario, espressione di pace e prosperità, oltre ovviamente alle immancabili pittule.

Come da tradizione poi solo il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, le pietanze potranno essere consumate dai cosiddetti “santi”, impersonati da amici o parenti delle famiglie scelti dalla devota. Le tavole sono sempre in numero dispari e rappresentano la sacra famiglia: vanno da un numero minimo di tre (San Giuseppe, Gesù Bambino e la Madonna) a un numero massimo di tredici, sempre comunque di numero dispari.

Le Tavole di San Giuseppe, in alcune zone Mattra si celebrano con fede sincera e con intensa solennità in molti paesi salentini. Oltre a Minervino di Lecce, la tradizione è viva a Casamassella, Cocumola, Giurdignano, Guagnano, Uggiano la Chiesa, con piccole varianti, ma con un comune simbolismo.

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