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TUGLIE: SECONDA SERATA DI “CODICE DI AVVIAMENTO CULTURALE” CON ARMIDIO

TUGLIE: SECONDA SERATA DI “CODICE DI AVVIAMENTO CULTURALE” CON ARMIDIO

Martedì 10 agosto la seconda serata di “73058 – CODICE DI AVVIAMENTO CULTURALE” parte alle 20 con “Introspective – Trip hop session by Tetrixx”, uno speciale aperitivo al tramonto con selezioni musicali, sempre nei Giardini del Museo della Civiltà Contadina di Tuglie. Poi protagonisti saranno alle 21.30 Franco Arminio (appuntamento in collaborazione con Salento Book Festival) e a seguire, alle 22.30, Anna Cinzia Villani con “Canti di donne terra e sale”.

Il paesologo Arminio presenta il libro “Lettera a chi non c’era” (Bompiani). Una riflessione in versi e prosa sulle nostre fragilità, una lettera di rabbia e d’amore, un viaggio nell’Italia che trema, sulla superficie della Terra e intimamente.

C’è Mario, che aspettava di mangiare la pizza di granturco con la Figlia in braccio quando la terra ha iniziato a tremare: ha perso tutto, vive da anni in un container. Ci sono due ragazzi che si baciano in una macchina, il terremoto li coglie in quel momento di dolcezza. C’è Benedetto Croce, che riprende i sensi a notte fonda e si trova coperto dalle macerie Fino al collo, e c’è Gaetano Salvemini, che sopravvive alla moglie, ai Figli e a una sorella perché si aggrappa all’unica parete che non crolla. Il terremoto del 1980 in Irpinia, che travolse una terra già segnata dall’emigrazione, e la ricostruzione, che produsse tanti guasti ma non ha portato via la grazia antica di quei luoghi. Gli altri terremoti italiani, da quelli di Messina e Avezzano ai più recenti dell’Emilia, de L’Aquila e delle Marche. E in mezzo tante disgrazie collettive, imprevedibili o dovute all’incuria umana: Franco Arminio parte dai suoi luoghi e allarga lo sguardo per rievocarle a una a una, scavando tra le macerie con l’indignazione delle sue prose civili e la dolente tenerezza dei suoi versi. Questo libro è al tempo stesso un inedito catalogo delle nostre fragilità, di tutte le volte in cui la Terra ci ha ricordato che siamo piccoli quanto formiche sul suo grande dorso, e un appello rivolto a chi viaggia distratto attraverso le persone e le cose, perché “quello che è accaduto non è frutto del caso o di una congiura, […] non riguarda solo chi è morto o i suoi familiari, riguarda noi e i nostri Figli, riguarda soprattutto chi non c’era.” Arminio chiede con ardore alla letteratura di farsi testimonianza, ci ricorda che l’ascolto e l’attenzione alle parole sono il primo passo per ricostruire la speranza.

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Da molti anni racconta disagi e meraviglie dell’Italia più trascurata: è ispiratore e punto di riferimento di molte azioni contro lo spopolamento. Ha ideato e porta avanti la Casa della paesologia a Bisaccia e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano. Tra i suoi libri, per Bompiani sono uscite le sillogi Resteranno i canti e L’in.inito senza farci caso e la raccolta di prose e versi La cura dello sguardo.

 

Alle 22.30 la cantante, ricercatrice e musicista salentina Anna Cinzia Villani con “Canti di donne terra e sale” porterà il pubblico tra le storie di mogli e lavoratrici, mamme e figlie, dell’amore che sempre tormenta, del vicinato che incombe, dell’estenuante lavoro agricolo che stanca mortalmente ma non piega. La voce che da sempre racconta il vissuto del Salento, si annoda tra le grezze trame e i più pregiati pizzi, si erge sull’organetto diatonico e sulle sue “percussioni domestiche” canta le storie della sua gente, in particolare delle donne, depositarie di segreti del vivere quotidiano, e per questo temute o amate, controllate ma indispensabili.

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