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UNISALENTO IN PROGRAMMA TRE SEMINARI

UNISALENTO IN PROGRAMMA TRE SEMINARI

MARCHIO UNISALENTO

“The Importance Of Input In Second Language Speech Acquisition” ospite JAMES EMIL FLEGE, professore emerito in Speech & Hearing Sciences  dell’ Università dell’ Alabama (Birmingham)

Il 14, 15 e 21 novembre 2016 sono in programma all’Università del Salento tre seminari sul tema “The importance of input in second language speech acquisition” (“L’importanza dello stimolo nell’acquisizione della seconda lingua”), organizzati nell’ambito delle attività del CRIL – Centro di Ricerca Interdisciplinare sul Linguaggio. I seminari del 14 e 15 novembre saranno a cura della dottoressa Bianca Sisinni, ricercatrice in Linguistica Generale, mentre il 21 novembre (aula SP4, ore 16, edificio Sperimentale Tabacchi, viale Calasso, Lecce) sarà ospite dell’Ateneo salentino James Emil Flege, Professore Emerito in “Speech & Hearing Sciences” all’Università dell’Alabama (Birmingham).

> Il contesto di ricerca

Spiegano i ricercatori UniSalento: «Un bambino con funzioni sensoriali, cognitive e motorie normali sviluppa la capacità di percepire e produrre i suoni della lingua nativa (L1) in tempi brevi e in modo naturale, senza nessuna istruzione esplicita. L’abilità a percepire i suoni linguistici sembra essere molto precoce e comincia nell’utero quando il feto, dopo il quarto mese di gestazione, inizia a sintonizzarsi su una varietà di stimoli acustici provenienti dall’ambiente esterno. Prima dei 6-8 mesi di età, infatti, i neonati sono in grado di discriminare tutti i contrasti foneticamente rilevanti in qualsiasi lingua: a partire dai 12 mesi di età la loro sensibilità discriminativa è attratta dai fonemi nativi, mentre la sensibilità percettiva per i suoni non nativi si riduce gradualmente. Una volta che le categorie fonologiche della L1 sono state memorizzate, inizia a svilupparsi la capacità di produrle. Questa sintonizzazione precoce suoi suoni della lingua madre è alla base delle difficoltà che incontriamo nell’acquisizione di una seconda lingua (L2) da adulti. Ciò non vuol dire che si perdono le capacità di discriminare e produrre i suoni non nativi, ma che con il passare del tempo la riattivazione delle capacità originarie richiede un addestramento mirato che in genere viene sottovalutato. Infatti, negli ultimi trent’anni, gli studi cross-linguistici sui processi di percezione e produzione della L2 in soggetti adulti hanno evidenziato che i progressi e il successo finale possono dipendere da numerose variabili. Quando gli apprendenti sono immersi nel contesto naturale della L2 – Second Language Acquisition (SLA) – la variabile età insieme all’uso della L1 e alla quantità degli stimoli L2 sono i primi a influire sui processi di percezione e produzione. Quando però gli apprendenti sono immersi in un contesto in cui si parla la loro lingua materna – Foreign Language Acquisition (FLA) – e ricevono una esposizione ridotta alla L2, in un contesto scolastico, con poca e non sistematica esperienza conversazionale con parlanti della L2, l’apprendimento fonetico-fonologico della L2 può diventare un compito quasi impossibile: la percezione/produzione dei suoni della L2 in questi soggetti può standardizzarsi a livello di quella di parlanti naïve e non progredire».

> Le attività del CRIL

Il gruppo di ricerca diretto dal professor Mirko Grimaldi all’interno del Centro di Ricerca Interdisciplinare sul Linguaggio CRIL è stato il primo a dimostrare, con metodiche che permettono di monitorare l’attività del cervello degli apprendenti in tempo reale, che lo studio prolungato in contesto scolastico di una L2 non produce nessun miglioramento nelle capacità di discriminazione dei suoni non nativi (con uno studio pubblicato nel 2014 su “Frontiers in Human Neurosciences”:

http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fnhum.2014.00279/full#). Questi risultati sono stati confermati un anno dopo da uno studio di un gruppo di ricerca svizzero, che ha utilizzato le stesse tecniche neurocognitive studiando 38 bambini delle scuole elementari di un cantone svizzero-tedesco durante un anno di studio dell’inglese L2 sulla base di metodologie didattiche tradizionali (pubblicato su “Neuropsychologia”: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0028393215300105). Ancora più di recente, ricercatori del MIT hanno ottenuto gli stessi risultati per apprendenti inglesi del Giapponese anche dopo 4 semestri di studio universitario (lavoro pubblicato su “Brain Research”: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0006899316306977).

La dottoressa Bianca Sisinni, ricercatrice in Linguistica Generale, è vincitrice di un bando della Regione Puglia “Future in Research”, grazie al quale potrà monitorare gruppi di apprendenti della L2 sottoposti a training mirati allo sviluppo di capacità di percezione e produzione della L2 inglese, con l’obiettivo di sviluppare nuove metodologie didattiche.

> I seminari

«I seminari organizzati», spiegano Sisinni e Grimaldi, «vogliono proporre un momento di riflessione sull’importanza della qualità degli stimoli L2 e degli stimoli necessari per sviluppare nuove capacità fonetico-fonologiche in parlanti adulti. Il professor Flege è stato uno dei pionieri dell’argomento, sul quale ha pubblicato innumerevoli contributi su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Inoltre ha il merito di aver ideato e sviluppato uno dei modelli teorici principali (“Speech Learning Model”), citato costantemente nella letteratura internazionale. Attraverso questa iniziativa si intende offrire un contributo rilevante per l’approfondimento delle conoscenze relative ai processi di acquisizione e apprendimento di una seconda lingua, soprattutto in parlanti adulti, quali sono gli studenti universitari dei corsi di laurea in Lingue del nostro Ateneo».

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