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UOMINI ILLUSTRI DEL SALENTO: Antonio De Ferraris

UOMINI ILLUSTRI DEL SALENTO: Antonio De Ferraris

Antonio De Ferraris, a volte scritto “De Ferrariis”, detto il Gakateo, nato a Galatone nel 1444 morto a Lecce il 22 novembre 1517 è stato un medico, filosofo ed astronomo, appartenente alla minoranza greca del Salento.

Sulla data di nascita di Antonio De Ferraris non c’è certezza, varia dal 1444 al 1448 di sicuro nacque a Galatone, e dal luogo di nascita derivò il nome “Galateo”. Il padre, il notaio Pietro De Ferraris, morì quando Antonio era ancora in giovanissima età, e perciò la madre Giovanna d’Alessandro lo affidò ai frati basiliani del paese che gli impartirono le nozioni formative di base. Chiuso il primo ciclo scolastico, proseguì gli studi a Nardò spaziando fra filosofia antica, letteratura greca e latina, medicina e geografia, discipline verso le quali mostrò vivo interesse. Passò quindi a Napoli, dove dal 1465 approfondì le discipline umanistiche e la medicina[.

Molte furono le conoscenze che fece all’Accademia napoletana, dove fu ammesso attorno al 1470. Lì entrò in contatto con un gran numero di intellettuali: Benedetto Gareth detto il Chariteo, Paolo e Giovanni Attaldi, Giovanni Pontano, Teodoro Gaza, Giovan Francesco e Galeazzo Caracciolo, Giovanni Pardo, fra’ Roberto da Lecce, Jacopo Sannazaro. Con l’aiuto di Girolamo Castello ottenne il diploma di medicina a Ferrara, dove soggiornò praticando la professione di medico; si trasferì poi a Venezia per poi ritornare a Napoli ed entrare nel giro della reggia partenopea, stimato a tal punto da divenire medico della corte di Ferdinando I d’Aragona.

Intorno al 1478, per il suo carattere riservato e modesto, si adattò a svolgere la funzione di medico condotto a Gallipoli, dove si sposò con l’aristocratica Maria Lubelli dei baroni di Sanarica. La coppia ebbe cinque figli: Antonino, Lucrezia, Galeno, Betta e Francesca. La serenità della sua vita fu turbata nel 1480 dall’invasione di Otranto da parte dei Turchi, e De Ferraris cercò rifugio a Lecce annotando gli eventi drammatici che in seguito sarebbero stati il canovaccio per un’opera composta in latino. Fra il 1481 e il 1495, ormai medico affermato, si spostò ripetutamente fra Napoli, apprezzato dottore al servizio della corte aragonese, e la Puglia, sua terra d’origine e di residenza. Iniziò anche a scrivere, inizialmente in forma epistolare: in Ad Hermolaum Barbarum mandò i ringraziamenti a Ermolao Barbaro per la dedica ricevuta; è seguente la redazione di Altilio Galateus εὐ πράττειν e Ad M. Antonium Lupiensem episcopum de distinctione humani generis et nobilitate; e ancora, negli anni novanta del XV secolo, una seconda epistola a Barbaro e il saggio Ad Marinum Pancratium de dignitate disciplinarum.

Dopo la morte del re Ferdinando e quella, nel 1495, di Alfonso II che gli era succeduto, De Ferraris abbandonò Napoli non prima di avere composto l’Antonius Galateus medicus in Alphonsum regem epitaphium, e tornò a Lecce dove formò assieme ad altri amici studiosi l’Accademia lupiense, e dove scrisse Ad Chrysostomum De villae incendio, per celebrare la propria villa di Trepuzzi che era andata distrutta dal fuoco. Dal 1498 al 1501 fu a Napoli, convocato dal re Federico d’Aragona che lo volle con sé, ma l’inasprimento del conflitto franco-spagnolo lo spinse a ritornare nella provincia salentina. Dal 1503 godette dell’ospitalità di Isabella d’Aragona, presso cui ebbe modo di comporre in latino lavori filosofici, cronachistici e commemorativi, assieme all’Esposizione del Pater Noster, unico scritto in volgare che ci è stato tramandato.

Una delle pochissime trasferte dal Salento fu quella che l’accademico effettuò a Roma presso il Papa Giulio II, a cui offrì una copia dell’atto di Donazione di Costantino, che era conservata nella biblioteca di Casole. Divenuto prete di rito greco a seguito della morte della moglie, De Ferraris morì a Lecce nel 1517.

A lui è dedicato il cenotafio nella chiesa della Madonna del Rosario (eretto nel 1788 dall’Arditi).

Fine prima parte

luciani.2006@libero.it

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