HomeRubricheUomini illustri del SalentoUOMINI ILLUSTRI DEL SALENTO Gioacchino Toma

UOMINI ILLUSTRI DEL SALENTO Gioacchino Toma

UOMINI ILLUSTRI DEL SALENTO Gioacchino Toma

Gioacchino Toma (Galatina 24 gennaio 1836 – Napoli 12 gennaio 1891)

Segue dall’10 ottobre 2025

Nel 1863 aveva presentato Il fiore appassito e I fanciulli italiani; nel 1864 espose Un esame rigoroso del Sant’Uffizio (Napoli, Comune), che fu inviato anche all’ Esposizione Universale di Parigi del 1867, riscuotendo l’ammirazione di Meissonier.

Veniva così a maturazione il suo modo di intendere il quadro di storia, sia antica che contemporanea, attraverso una rappresentazione dei sentimenti e delle situazioni psicologiche, piuttosto che attraverso le ricostruzioni filologiche. Rispetto al modello dei soggetti di Celentano – dal Toma lungamente studiato, anche nell’impostazione dei dipinti di interni – prevaleva la dimensione domestica e quotidiana degli affetti che dava agli eventi un carattere universale. Era una scelta vicina a quella dei seguaci di Filippo Palizzi, come Martelli o Migliacci, ed in parte accostabile anche all’orientamento dei fratelli Induno, ben noti a Toma, senza tuttavia scadere nel bozzettivismo, né nel pittoresco, né tanto meno nel sentimentalismo esteriore.

Tale fase giovanile, caratterizzata talvolta da un chiaroscuro insistito – sulla scia di Filippo Palizzi e di Cammarano – da una prospettiva rigorosa, per lo più d’angolo, dalla severità dell’impianto e dall’individuazione di pochi personaggi ed oggetti, in funzione simbolico/espressiva si chiuse nel 1864, anno in cui Toma ebbe una forte crisi. Ne uscì nel 1865, grazie alla decisione di cambiare vita e di dedicarsi all’insegnamento del disegno applicato, nella scuola Operaia di Arti e Mestieri, nell’ex Convitto Cirillo e nella scuola di Ricamo dell’Ospizio Femminile di San Vincenzo Ferreri.

L’esperienza didattica, proseguita nel 1878 presso l’Istituto di Belle Arti, prima con l’incarico di professore aggiunto di pittura ornamentale poi, dal 1885, di disegno dei gessi, lo indusse anche a scrivere dei testi di disegno elementare e a pubblicare dei disegni per ricamo e per merletti, esposti alla Promotrice del 1886.

La ricerca prospettica, insieme alla sua eccezionale padronanza del mezzo luministico, graduato in modo tenue, tanto da fornire una base unitaria al dipinto e giocato su tonalità fredde (particolari furono le gamme dei grigi e dei neri), costituirono i principali elementi della sua fase matura.

Questa fase va da Le merlettaie cieche del 1872 (Napoli, collezione privata) – che mostra qualche affinità con Lega, forse attraverso la conoscenza delle opere di Cecioni – alla prima redazione della Luisa Sanfelice in carcere, esposta alla Promotrice del 1874, al Clemente VII in Castel Sant’Angelo, mentre è intento a nascondere le gioie del Vaticano, per trafugarle (1874, acquistato da Antonio Mordini alla Promotrice del 1875; Napoli, collezione privata), alle quattro opere passate quasi inosservate all’Esposizione nazionale di Napoli del 1877: La messa in casa (Napoli, Comune), Il viatico dell’orfana, La Ruota dell’Annunziata e la seconda versione della Luisa Sanfelice in carcere del 1877 (le tre opere sono a Roma, alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea).

Il quadro Luisa Sanfelice in carcere è considerato uno dei capolavori di Toma, ed uno dei più importanti quadri dell’Ottocento italiano, per lo studio attento dei colori e delle ombre che ricordano la lezione del Vermeer.

Nel 1880 inviò a Torino Le educande al coro, La confessione in sacrestia, La pioggia di cenere a Napoli, dipinto in occasione dell’eruzione 1872. La causa dei diseredati e dell’infanzia abbandonata, insieme alle atmosfere conventuali erano oggetto di rappresentazione per Toma, anche in consonanza con la letteratura romantica minoreː cioè quella dei romanzi per le giovinette. Esemplari della sua vena intimista, fin troppo sottolineata dalla critica posteriore, sono dipinti come L’onomastico della maestra (1879), Il romanzo del chiostro (esposto alla Promotrice del 1888 e alla retrospettiva del 1891), Le orfane (esposto nel 1890 e nel 1891), La madre di latte (o Le due madri, 1874, tela esposta nel 1891).

Dopo il 1880, nell’ultimo decennio della sua attività, entrò in crisi e, soprattutto nei paesaggi, mutò radicalmente la tecnica. Abbandonò infatti il tonalismo, che lo poneva fuori del dibattito del tempo e si accostò alla pittura di macchia, già sperimentata alla scuola di Resina: realizzò pertanto una serie di dipinti di grande luminosità, con un sistema di pennellate larghe e ben individuate, come nei Funari di Torre del Greco e nel Tatuaggio dei camorristi (Napoli, Museo di Capodimonte).

Nonostante il temperamento schivo ebbe varie onorificenze, di cui ricordiamo la nomina a professore onorario dell’Accademia Ligustica. Nel 1890 ha fatto parte del giurì della Promotrice di Napoli.

A Lecce è conservato il quadro Roma o morte (1863) pressp la Pinacoteca Provinciale.

A Gioacchino Toma è stata dedicata una via residenziale del quartiere Vomero di Napoli.

Gioacchino Toma, morì prematuramente a 55 anni, nel 1891.

Fine

luciani.2006@libero.it

No Comments

Leave A Comment