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UOMINI ILLUSTRI DEL SALENTO VINCENZO VALENTE 

UOMINI ILLUSTRI DEL SALENTO VINCENZO VALENTE 

Segue dal 2 gennaio 2026

Da quella terra, che l’aveva incantato, ebbe notevoli influenze, vi colse l’eleganza e il misterioso spirito orientale, un mondo nuovo che poi ha saputo esprimere nelle sue opere, in modo così efficace da suggerire, a chi le osserva, un continuo dialogo fra artista, luoghi, sensazioni e stati d’animo.

Tutto questo lo fissò con la mentalità di un occidentale, italiano del Sud Italia, abituato alle abbacinanti luci dell’assolato Salento, supportato dalle sue teorie pittoriche e dalle sue conoscenze.

Ad Il Cairo aprì il suo atelier e decorò il palazzo del Khedivè. In Egitto conobbe Josephine Garnier, giovane francese di Marsiglia, se ne innamorò e dalla loro unione nacque il figlio Giuseppe che fu portato in Italia, a Specchia, e affidato ai nonni paterni che ne curarono l’educazione.

Vincenzo in Egitto continuò a lavorare intensamente sia a corte che nel suo studio come testimonia il gran numero d’opere pervenute ai suoi discendenti.

Vincenzo Valente non dimenticò mai la sua terra d’origine. Il suo legame, profondo e malinconico, si ritrova nelle opere e nello stretto rapporto che mantenne con la famiglia.

Nelle sue lettere dava, anche, uno spaccato della situazione politico – sociale, non semplice, che attraversava l’Egitto e della sua attività che, nonostante gli eventi negativi, procedeva senza problemi.

Sull’estro artistico di Vincenzo Valente, influirono l’inaugurazione, nel 1869, del Canale di Suez e la commissione a Verdi dell’opera Aida; Valente dipinse dei quadri che documentavano gli eventi ed alcuni il passaggio delle navi. Appassionato di musica classica spesso seguiva le tournee delle compagnie e a questo proposito produsse una serie di caricature con il titolo “Gli animali cantanti”. Vi erano raffigurati gli artisti che apparivano sui palcoscenici: musicisti, dive e divi del bel canto. Queste furono esposte, e molte vendute all’artista che vi era ritratto o a suoi ammiratori, in occasione della prima dell’Aida che andò in scena ad Il Cairo il 24 dicembre del 1871.

Sfogliare il catalogo delle caricature è un modo per cogliere la sottile ironia che il Valente mise nel disegno, rapido ed efficace capace di cogliere la singolarità di ciascuno.

Alcune delle sue caricature vennero pubblicate nella rivista dell’opera ”La Scala” n° 81, agosto del 1956.

Vincenzo Valente rimase in Egitto sino al 1889, anno in cui contrasse una grave malattia epatica e dovette far ritorno in Italia lasciando nel suo atelier ad Il Cairo la sua produzione. Durante il viaggio, avvertendo il peggioramento del suo stato di salute e trovandosi a Brindisi, prese la decisione di proseguire per Napoli per curarsi. Scrisse alla famiglia chiedendo d’aver cura di suo figlio e d’andare al Cairo a recuperare le sue opere.

I suoi familiari, con elevatissime spese, diedero corso ai suoi desideri, le opere vennero recuperate e conservate gelosamente, come pure le sue lettere. Non fece mai ritorno al suo paese natale in quanto, a causa della sua malattia, quello stesso anno, morì a Napoli.

Per molto tempo dei suoi dipinti hanno potuto goderne solo i suoi diretti discendenti.

Fine

luciani.2006@libero.it

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