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CON I VACCINI IL CARCERE PUÒ TORNARE A VIVERE

CON I VACCINI IL CARCERE PUÒ TORNARE A VIVERE

Il 25 maggio sono stata nel carcere di Lecce per fare il punto sulla situazione vaccinale.

Ho parlato con il Comandante della Polizia penitenziaria che ha condiviso con me il prospetto della situazione delle vaccinazioni sezione per sezione.

Il programma di vaccinazione ha avuto una accelerata nei primi giorni di maggio. Dopo la breve interruzione della fine di aprile, le vaccinazioni sono infatti riprese regolarmente al ritmo di 60/70 al giorno.

L’arrivo del vaccino Pfizer-BioNTech, che è quello utilizzato al momento, ha diminuito il numero delle rinunce e stemperato le diffidenze purtroppo generate dal vaccino di Astrazeneca.

Le persone vaccinate superavano il 73% e, sulla base delle adesioni già espresse, si arriverà entro giovedì 27 maggio a coprire l’80% dell’intera popolazione detenuta.

Per raggiungere il restante 20% è in programma, come già fatto dopo il primo turno di vaccinazioni, un’attività capillare di presentazione dei vantaggi della vaccinazione a coloro che ancora non hanno dato il loro consenso. L’obiettivo è arrivare entro la fine di giugno ad una copertura del 90%, vicina a quella degli operatori penitenziari che è del 92%, e di aprire ai colloqui con i familiari in presenza, se pur dimezzando il numero delle postazioni in ogni singola sala colloqui.

Ho poi parlato con i medici e gli infermieri che stanno effettuando le vaccinazioni e con alcuni detenuti appena vaccinati. Ho trovato persone attente, impegnate nel loro lavoro e giovani detenuti consapevoli dell’importanza della vaccinazione soprattutto al fine di rendere più facile e più vicino il rientro del mondo esterno nel carcere.

Esprimo pertanto la mia soddisfazione per il risultato ottenuto: le difficoltà e i problemi di un carcere grande, superaffollato come quello di Lecce sono tantissimi e non sempre facili da affrontare e risolvere, ma almeno questa volta possiamo dire che l’obiettivo sia stato raggiunto.

Vaccinare celermente tutta la popolazione detenuta e tutti gli operatori penitenziari è principio di equità sociale fondamentale, anche in considerazione del fatto che si tratta di gruppi sociali particolarmente a rischio per le note situazione di sovraffollamento e di difficile accesso al servizio sanitario ma anche perché con i vaccini il carcere può tornare a vivere.

Maria Mancarella

Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della città di Lecce

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