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Xylella. Corte giustizia Ue condanna l’Italia, non ha fatto abbastanza per impedire l’epidemia

Xylella. Corte giustizia Ue condanna l’Italia, non ha fatto abbastanza per impedire l’epidemia

La Corte di giustizia dell’Unione europea, l’organo che ha il compito di garantire che le istituzioni e i 28 paesi membri rispettino le normative comunitarie, ha emesso il suo verdetto: l’Italia non ha fatto abbastanza per impedire l’epidemia di Xylella fastidiosa, un batterio killer responsabile del disseccamento rapido degli ulivi.

Il batterio, ricorda la Corte, è stato osservato per la prima volta in Europa nel 2013, sugli ulivi della Puglia: il batterio viene diffuso da un insetto, la sputacchina, che può spostarsi di 100 metri in una dozzina di giorni.

La Corte ha accolto il ricorso della Commissione europea secondo la quale il nostro paese ha applicato con ritardo le misure per eradicare il batterio che le erano state imposte nel 2015 e che prevedevano, tra l’altro, la rimozione delle piante infette e degli alberi situati a un raggio di 100 metri di distanza. Secondo i giudici del Lussemburgo, l’Italia non ha nemmeno “garantito, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella” con “ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l’anno”. Roma dovrà ora pagare le spese processuali.

Nel 2015 la Commissione impose misure volte ad eradicare il batterio, che prevedevano la rimozione delle piante infette e pure degli alberi situati nel raggio di 100 metri di distanza da quelli contagiati. Misure da attuare non solo nella zona infetta, ma anche in una zona ‘cuscinetto’.

La Corte, nel 2016, aveva dichiarato la legalità delle misure. Nel 2016 la Xylella si era già diffusa da oltre due anni in alcune zone della Puglia e l’eradicazione non era più possibile, sicché la Commissione è passata a chiedere misure di contenimento del batterio, per impedire che si diffondesse.

L’esecutivo chiedeva, in sostanza, di monitorare il territorio interessato, di abbattere le sole piante infette in una fascia limitrofa alla zona cuscinetto, di 20 km di larghezza, che attraversa le province di Taranto e Brindisi da est a ovest. La Commissione ha presentato l’anno scorso un ricorso per inadempimento alla Corte, ritenendo che l’Italia non si fosse conformata alla richiesta di intervento immediato. Con la sentenza di oggi, i giudici di Lussemburgo dichiarano che il nostro Paese ha omesso di rispettare, alla scadenza del 14 settembre 2017, due degli obblighi previsti dalla decisione della Commissione.

In primis, non sono state rimosse “immediatamente” nella zona di contenimento, almeno le piante infette nella fascia di 20 km dalla zona infetta, al confine con la zona cuscinetto. Al 14 settembre 2017, data limite imposta dalla Commissione, su 886 piante infette, 191 (il 22%) non erano ancora state rimosse dalla fascia larga 20 km.

(Fonte: AgenPress.it)

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