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Considerazioni a caldo sui risultati delle “Amministrative”

Considerazioni a caldo sui risultati delle “Amministrative”

 

GIORGIO PALA

Il primo turno di queste elezioni amministrative ci fornisce alcuni dati inequivocabili che vanno necessariamente analizzati.

L’astensione diminuisce: sicuramente non si è ad alti livelli di partecipazione popolare, ma data la pochezza di alternative era lecito aspettarsi di peggio (in alcuni comuni addirittura si cresce rispetto al precedente dato).

Il Movimento 5 Stelle, checché ne dicano i giornali, fallisce quasi ovunque (ad eccezione di Roma e Torino), dimostrandosi un partito poco radicato e in grado di intercettare solo il voto d’opinione: in quasi tutti i comuni i grillini sono intorno al 10%, quando solo tre anni fa a livello nazionale presero il 25%.

Il PD tiene ma, dopo le campagne europee e regionali nettamente vittoriose, inizia un processo di decadenza che difficilmente potrà essere fermato a causa delle sempre crescenti divisioni interne.

Il dato più importante riguarda tuttavia il centrodestra: dopo 22 anni si chiude la stagione politica di Berlusconi, un uomo eccezionale che negli ultimi tempi non ha capito di dover fare i conti con l’anagrafe e di dover lasciare spazio al rinnovamento.

Saltato il tappo berlusconiano, il centrodestra ha finalmente terminato il proprio processo di scomposizione per poter ambire ad una meritata ricomposizione che superi le dinamiche degli ultimi anni.

Immaginiamo un futuro partito di centrodestra costituito da più anime, un partito che riprenda e migliori il progetto geniale del fu PDL, un partito in cui convivano un’area più marcatamente di destra al fianco di una più moderata e liberale.

Venendo alla nostra provincia leccese, destra e sinistra tengono nelle rispettive roccaforti con pochi sconvolgimenti, segno decisivo di come ormai vi sia una netta scollatura tra elezioni nazionali ed elezioni amministrative: se nelle prime sopravvive una partitocrazia, nelle seconde abbiamo visto come la figura del candidato sindaco sia ancora più importante della coalizione che lo sostiene.

Un candidato sindaco con un’immagine negativa perderà anche se sostenuto da una coalizione allargata, mentre al tempo stesso una figura positiva potrà sperare nella vittoria anche se sostenuta da qualche lista civica e da nessun partito di riferimento.

Questa importante affermazione andrebbe ben impressa nella mente di tutti i politicanti e dirigenti di partito leccesi, soprattutto in vista del cruciale appuntamento del prossimo anno nel capoluogo: serve un buon candidato sindaco, prima ancora di una buona coalizione o di buone liste.

Per finire, i salti di alcuni politicanti (sarebbe troppo definirli “politici”) locali verso quell’area che “si dice di destra ma governa con la sinistra auspicando di diventare il centro” (triste ma vero) sono l’emblema del fallimento di una classe dirigente in cerca solo di una poltrona e di un lauto guadagno, una classe dirigente che pensa al contenitore e mai al contenuto, una classe dirigente che ha allontanato noi giovani dalla politica.

Facciamo dunque un grande in bocca al lupo a tutti questi trasformisti, auspicando di archiviare la loro esperienza politica già dai prossimi appuntamenti elettorali, sicuri della parola chiave che servirà davvero per rilanciare la politica come la nobile arte del governare: il rinnovamento.

Giorgio Pala (nella foto)

Presidente associazione “Carpe Diem”

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