L’Angolo dedicato al libro: Delitto in riva al mare di Antonio Lanzetta
Delitto in riva al mare di Antonio Lanzetta
Un thriller nero, che scava negli abissi della mente, tra malvagità e paranormale: “Delitto in riva al mare” attrae e incolla alle pagine.
Antonio Lanzetta ha una penna scorrevole, intensa, mostra al lettore i suoi incubi, li rende tridimensionali e li trasforma in letteratura.
L’inizio del romanzo rientra nella purezza del genere: un omicidio e una squadra di investigatori che inizia a indagare, ma ben presto, sfumature gotiche entrano nella storia e trascinano con domande e la voglia di sapere. Il caso attuale si lega a un altro, più vecchio, risolto, ma con ancora punti da chiarire che probabilmente non vedranno mai la luce della verità. Stregati, si può solo continuare a leggere, divorando una pagina dopo l’altra.
I protagonisti del romanzo, da Lidia la psicologa a Massimo il responsabile del caso, a Matteo, il ragazzo senza identità, sono figure tragiche, con un passato alle spalle che ha lasciato cicatrici, punti irrisolti e strascichi dall’esito imprevedibile. Massimo appare come il più centrato, come colui che davvero ha svoltato, mentre Lidia e Matteo sono due anime ferite con il loro personale modo di andare avanti. Chi è apparentemente più forte è in realtà fragile, chi è nel fondo dell’abisso sa trarre insospettabili risorse.
Per la prima volta nella sua produzione, Lanzetta veste e fa parlare in prima persona una donna, Lidia.
leggendo la troviamo un personaggio coerente con il suo genere, dalla voce chiara, ci appare esattamente com’è, una donna. L’autore riesce a immedesimarsi e a regalare una figura credibile.
Anche i personaggi secondari, pur manifestando come è giusto che sia una profondità meno accentuata, hanno la loro coerente collocazione, sono funzionali allo sviluppo della storia e, in generale, non si dimenticano.
La trama è incalzante e l’aggiunta del paranormale non stona, perché gestita con cura e attenzione: regala un qualcosa in più che collega la realtà e la vita, all’insondabile mistero della morte. I dialoghi aiutano a preservare una certa atmosfera di inquietudini e cose non certe, non definite, anzi, in certe parti aumentano il pathos e alimentano dubbi e perché.
Tante le domande che il lettore si pone, mentre cerca di capire se davvero i fantasmi esistono o se c’è una diversa spiegazione, mentre la violenza irrompe, distrugge vite e racconta il lato più disfunzionale dell’umanità.
“Delitto in riva al mare” risolve il caso attuale, fa intendere al lettore che anche su quel che accadde nel passato a Matteo le risposte ci sono, anche se non tutte e non granitiche, e ci saluta con un sospeso, che è un rimando, un collegamento a “L’uomo senza sonno”, opera precedente a questa. I due libri si collegano, mostrano una connessione e, insieme, promettono e chiedono al lettore di attendere.
Con Lanzetta non si può mai stare tranquilli, nemmeno nella fine.