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ROMA E TORINO PENTA STELLATE E AL FEMMILNILE GUIDANO IL CAMBIAMENTO VOLUTO DAI POCHI ELETTORI VOTANTI

ROMA E TORINO PENTA STELLATE E AL FEMMILNILE GUIDANO IL CAMBIAMENTO VOLUTO DAI POCHI ELETTORI VOTANTI

 

È finito il tempo delle parole, dei programmi annunciati, ora è, piuttosto, tempo di bilanci, visto che i risultati sono definitivi. Bisogna solo analizzarli e trarne le debite conseguenze. Prima di tutto si rileva che l’affluenza è calata ancora; confermando che la disaffezione per la politica continua, senza soluzione di continuità. Il “nuovo” la discontinuità con il passato, più o meno remoto, è rappresentata da Torino e Roma, che diventano penta stellate e inoltre vedranno indossare la fascia tricolore a due donne.

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 a cura di Feltrinelli Nella foto: Chiara APPENDINO Festival dell'Economia Biblioteca comunale Trento, 31 maggio 2015 Foto Daniele Mosna

Nella foto: Chiara APPENDINO

La vittoria di Chiara Appendino (54,6%) su Fassino, che al primo turno era in vantaggio di undici punti, a Torino;

VIRGINIA RAGGI SINDACA DI ROMA

e l’affermazione schiacciante di Virginia Raggi (nella foto) (67,2%), del resto in vantaggio già dopo il primo turno, su Roberto Giachetti (32,7%) rappresentano un trionfo per il Movimento Cinque Stelle e un tracollo per il Pd (che a Roma ha scaricato Marino e a Torino aveva in Fassino il baluardo di una lunga tradizione di sinistra

PD ma forse è bene dire Matteo Renzi ha perduto queste amministrative che, mai come questa volta, hanno un profondo sapore di anticipo di “politiche”. Infatti, a Milano, il Pd vince di misura (meno del 2%) con Sala; vince a Bologna, ma con il sindaco “meno renziano” di tutti, tant’è che ha persino firmato per i referendum della Cgil contro il jobs act, Perde a Trieste ed era del tutto  fuori dai giochi a Napoli, dove De Magistris non ha alcun problema a riconfermarsi.

Tutto ciò cosa comporterà nel breve e nel medio termine? Fra gli analisti c’è già chi comincia a ipotizzare un congresso del Pd anticipato, anche in vista del referendum di ottobre.

Un dato è certo, dopo queste amministrative se la “sinistra” piange la “destra” non ride certo anche se un insegnamento lo può trarre dall’esito di Milano. Qui il centro destra ha operato di comune accordo su tutto il fronte delle alleanze e la sconfitta di Parisi  è maturata per uno svantaggio minimo, inoltre esce con le pive nel sacco o quasi Matteo Salvini della Lega battuto là dove il suo partito si sentiva più forte.

Una conseguenza quasi immediata del voto di ieri è che, se, come questi numeri lasciano presagire, il referendum costituzionale dovesse bocciare la riforma, fino alle prossime politiche, l’Italicum potrebbe portare allo scontro Pd-M5S. E visto che alcuni elettori di destra votano cinquestelle, mentre il contrario non avviene Grillo potrebbe anche aver ragione quando dice: «È solo l’inizio». La domanda che sorge spontanea, però, è il Movimento Cinquestelle è pronto a governare l’Italia? 

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