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IL BASEBALL SUL GRANDE SCHERMO

IL BASEBALL SUL GRANDE SCHERMO

 

MICHELE DODDE

segue puntata  pubblicata primo giugno

Ma alla dilagante sabermetrica, immediatamente nell’anno successivo (2012), ha risposto la Warner Brothes con “Trouble with the Curve” (Di Nuovo in Gioco) cui il taciturno Clint Eastwood, svestitosi dei panni del solitario cowboy, dell’integerrimo detective e del veterano, al massimo della forma ha magistralmente dato un senso magico al soggetto di RandyBrown sotto la regia di Robert Lorenz, ovvero a quell’immaginario GusLobel, un anziano scout degli Atlanta Braves in età pensionabile. Ad una storia vera però non si è risposto con un’altra storia vera inerente il baseball quanto invece ci si è rifugiati nella malinconia del tramonto di un’era e nel romanticismo che essa racchiudeva.Osteggiato da Phillip Sanderson, un altro scout della stessa società che però utilizza esclusivamente la sabermetrica per individuare le qualità dei giocatori emergenti, GusLobelconsapevole del proprio innato istinto e fortemente motivato dalla sua grande passione per il baseball non accetta di chiudere la sua carriera andando a scaldare la panchina. Qui la storia diventa favola poiché contrariamente a tutte le aspettative nasce e si sviluppa il coinvolgimento dei suoi intendimenti verso sua figlia Mickey che sì, ella, seguendo gli insegnamenti del padre, intravede attraverso un brutto anatroccolo un futuro cigno del monte di lancio. Caramellato il finale con Gus in rinnovo di contratto, Phillip ad emigrare altrove ed alla brillante Mickey, gettando alle ortiche la sua carriera di emergente avvocatessa, oltre ad aver trovato il futuro compagno della vita, anche la certezza di divenire un quotato procuratore nel dorato mondo della MLB. Un film dunque pieno di spunti meditativi con l’invito a non trascurare le tradizioni.

Nel 2013 è ancora la Warner Brothers ad impegnarsi su quel profondo cuore palpitante ed incisivo volto statunitense che è il baseball distribuendo nelle sale il film “42” ovvero la storia di Jackie Robinson che fu il primo giocatore di colore a giocare con i BrooklinDodgers in Major League. Scese in diamante il 15 aprile del 1947 e fu l’inizio di una coraggiosa battaglia contro il razzismo. Nonostante il generoso apporto durante la seconda guerra mondiale e quella che fu la guerra di Secessione, la popolazione di colore non era ancora riuscita a sfumare e sdrammatizzare gli aspetti negativi di quella società che pur si accingeva ad ergersi paladina di una difficile democrazia tant’è che sino ad allora tutti i giocatore in Major erano stati solo ed esclusivamente bianchi. Questofilm biografico, e quindi storia vera, ancora una volta narra la storia di BranchRickey, l’allora leggendario General Manager, ed interpretato in modo magistrale da Harrison Fordin odore di Oscar, e di Jackie Robinson cui presta volto e stile un ChadwickBoseman al di sopra delle righe con l’aiuto in controfigura ed in alcune scene dall’ex giocatore delle leghe minori JashaBalcom. Ho detto ancora una volta poiché in verità il film “42” (era questo il numero di casacca che delineava Robinson) è la terza versione della storia. La prima, “The Jackie Robinson Story” infatti, è certamente quella più veritiera visto che fu realizzata nel 1950, appena tre anni dopo l’evento, ed interpretata dallo stesso Robinson con Ruby Dee e Minor Watson a personificare  rispettivamente la moglie Rachel ed il General ManagerRickey. La seconda versione, “ Soul of the Game” (1996), con Blair Underwooda dare vita a Robinson su sceneggiatura di Gary Hoffman e David Himmelstein, e diretto da Kevin Rodney Sullivan, ha invece il pregio di una profonda analisi in quei difficili anni di quella che fu la Negro League Baseball. In televisione l’autobiografia di Jackie Robinson apparve il 28 settembre del 1963 con Mike Wallace quale ospite.

Michele Dodde

fine seconda puntata

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