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DISASTRO XYLELLA, PROSPETTIVE OLTRE IL DANNO. UN PROBLEMA AGRICOLO, SOCIALE, AMBIENTALE E CULTURALE

DISASTRO XYLELLA, PROSPETTIVE OLTRE IL DANNO. UN PROBLEMA AGRICOLO, SOCIALE, AMBIENTALE E CULTURALE

ULIVO SECOLARE

 

Da circa tre anni la preoccupazione degli operatori agricoli e l’attenzione dell’opinione pubblica del Salento sono rivolte in massima parte alla problematica connessa al disseccamento rapido dei nostri olivi, causato dal diffondersi del batterio da quarantena Xylella fastidiosa.

L’insediamento del batterio Xylella fastidiosa nel Salento è senz’altro un disastro agricolo, ma anche sociale, ambientale e culturale.

Le soluzioni che la Commissione Europea ha inteso fin qui adottare per affrontare la minaccia di Xylella fastidiosacome un patogeno delle piante, chiedendo misure di gestione e di contenimento, si scontrano con la realtà della nostra olivicoltura.

Le piante di olivo nel Salento hanno rappresentato da sempre la ricchezza del territorio esprimendo valori economici-produttivi, ma anche sociali, ambientali e culturali.

Per tale motivo le strategie di controllo del parassita devono andare oltre gli aspetti tecnico-economici, considerando, quindi, anche quelli sociali, ambientali e culturali.

Considerazioni tecnico-scientifiche

Al momento, dal punto di vista tecnico-scientifico, le uniche certezze sulle quali concordano tutti gli studiosi ed esperti del settore sono:

  1. a) mai nel Mondo una pianta infetta da Xylellafastidiosa è sopravvissuta all’infezione; ciò sembra non lasciare nessuna speranza ad interventi curativi, alcuni dei quali prospettati con non poca fantasia.

Fra l’altro, la percezione dello stato di infezione avviene soltanto ad un livello avanzato di manifestazione dei sintomi, per non parlare poi della difficoltà di affidare all’endoterapia l’introduzione e la diffusione di una sostanza curativa all’interno dello xilema di un olivo secolare.

Ne deriva, al momento, l’assoluta inutilità di lasciare in piedi una pianta certamente malata o addirittura morta;

  1. b) mai in un’area nella quale Xylellafastidiosa si è insediata è stato possibile eradicare il batterio. Quindi ne consegue che il Salento sia condannato a convivere con il batterio;

 

  1. c) esiste un’eccezionale diversificazione nel campo degli ospiti delle sottospecie di Xylellafastidiosa (per ora 4, Xf fastidiosa; Xf multiplex; Xfsandyi; Xfpauca; per un totale di oltre 300 specie).

Il ceppo salentino di Xylella fastidiosa è una variante della sottospecie pauca ed esclude dall’infezione, fino a questo momento, la vite;

  1. d) Xylellafastidiosa è un batterio limitato allo xylema ed è esclusivamente trasmesso da insetti xilemomizi appartenenti all’ordine degli Hemiptera, sottordine Cicadomorpha. Il contrasto a tali vettori è determinante per contenere il diffondersi dell’infezione;
  2. e) il “Rapporto Xylella” dell’Accademia dei Lincei del 23 giugno 2016, redatto da un gruppo di lavoro che ha studiato il caso, ha concluso che “l’agente causale della malattia è Xylella fastidiosa, una conclusione che abbiamo accettato come non più discutibile”;
  3. f) in generale le buone pratiche agricole e le cure con prodotti più o meno naturali hanno dato risultati per la maggior parte negativi. In alcuni casi apparentemente hanno stimolato la pianta a vegetare, ma dopo pochi mesi la stessa è tornata a disseccare.

 

Considerazioni politiche

Fin dall’inizio di questa “brutta storia”, almeno dal mese di ottobre 2013 quando fu ufficialmente individuata la presenza del batterio da quarantena Xylella fastidiosa sul nostro territorio, è mancata dapprima la volontà di costituire una “cabina di regia” (con la partecipazione dei rappresentanti dei Sindaci della provincia di Lecce e delle Istituzioni, Enti ed Organismi interessati a vario titolo alla problematica Xylella), e successivamente dal 12 dicembre 2014 (data di approvazione della delibera dell’Assemblea dei Sindaci della provincia di Lecce relativa all’Ordine del Giorno in merito alla problematica Xylella fastidiosa) di farla funzionare.

Già in detta occasione, nell’Ordine del Giorno, fu comunque sottolineato che: “la situazione si rileva estremamente grave non solo dal punto di vista economico, sociale, ambientale, paesaggistico, ma anche e soprattutto per le ricadute di carattere generale che si avranno sull’intera comunità salentina che certamente coinvolgeranno tutte le attività del territorio”.

 

Provvedimenti di carattere normativo e giudiziario di maggiore impatto sul territorio

In questi ultimi due anni sono stati adottati numerosi provvedimenti di carattere normativo e giudiziario, emessi dalla Commissione e dalla Corte di Giustizia UE, dalla Procura della Repubblica di Lecce e dalla Regione Puglia.

Fra i più significativi per il loro impatto sul territorio, vanno segnalati:

il divieto di impianto di piante ospiti (fra le quali naturalmente l’olivo) del batterio nelle zone infette (art. 5 – Decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione del 18 maggio 2015);

Per quanto concerne detta prescrizione, avendo ormai classificato l’intera provincia di Lecce zona infetta, è evidente che il batterio Xylella fastidiosa sub specie pauca non può essere più considerato da quarantena (mentre per l’UE è e resta batterio da quarantena) ma ormai, a tutti gli effetti, endemico.

Per tale motivo non ha senso impedire la sostituzione delle piante estirpate con altre piante di olivo o, comunque, procedere a nuovi impianti di olivo, utilizzando cultivar più tolleranti al batterio.

Ad ogni buon conto rimane insoluto un problema fondamentale: a prescindere dall’equo ristoro per una pianta di olivo per la maggior parte secolare e in presenza di divieto di reimpianto e, quindi, di sostituzione di una pianta infetta con una pianta sana di olivo, e in assenza di vincolo di destinazione delle somme ricevute, quali investimenti possono essere autorizzati in una azienda agricola? Si corre il concreto rischio di investire tali risorse in altre attività esterne all’agricoltura;

l’estirpazione delle piante sane entro un raggio di 100 metri intorno alle piante infette da Xylella fastidiosa nei focolai esterni alla provincia di Lecce e nella zona cuscinetto (art. 6 – Decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione del 18 maggio 2015);

Per quanto concerne detta prescrizione, per la verità non implementata in larga scala a causa del sopraggiunto decreto di sequestro preventivo d’urgenza disposto dalla Procura della Repubblica di Lecce il 18 dicembre 2015 e convalidato con ordinanza del GIP del 28 dicembre 2015, avrebbe avuto senso solo nella fase iniziale quando fu individuata la presenza del batterio in un’area circoscritta nei dintorni di Gallipoli.

Molto probabilmente si sarebbe potuta contenere l’infezione, ma solo attraverso l’immediata attuazione di misure impopolari.

Ormai l’area infetta è oltremodo vasta e il paesaggio irrimediabilmente stravolto, senza tener conto che gli insetti xilemomizi si spostano sia in maniera attiva che in modo passivo (approfittando di “passaggi” su auto, moto, ecc.);

la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 9 giugno 2016 che, in merito all’emergenza Xylella fastidiosa, afferma che la Commissione UE può obbligare gli Stati membri a rimuovere tutte le piante potenzialmente infette dal batterio, ancorché non manifestino sintomi di infezione, qualora esse si trovino in prossimità delle piante già infettate.

Questa misura, infatti, si ritiene proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria dell’Unione Europea ed è giustificata dal principio di precauzione, tenuto conto delle prove scientifiche di cui la Commissione disponeva al momento della sua adozione (maggio 2015);

l’avvio da parte della Commissione UE di una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per i ritardi accumulati nella lotta al batterio Xylella fastidiosa, comunicata il 22 luglio 2016 con lettera di messa in mora alle Autorità italiane (la precedente era datata 11 dicembre 2015), in quanto è “estremamente importante che l’Italia attui pienamente la decisione UE e fermi l’avanzare della Xylella“;

il Decreto di dissequestro disposto in data 28 luglio 2016 da parte della Procura della Repubblica di Lecce degli alberi di olivo oggetto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla stessa Procura il 18 dicembre 2015.

Nel Decreto viene sottolineato come sia venuto meno lo stato di emergenza, rimarcando “i cambiamenti degli scenari grazie alle buone pratiche agricole attuate in particolare con il rame che hanno rafforzato lo stato di salute delle piante che hanno reagito al batterio in particolare nella zona nord”.

Il provvedimento conclude sottolineando che: “non può essere che devoluto alle Istituzioni regionali e nazionali la rappresentazione in sede europea delle nuove evenienze nella lotta alla Xylella al fine di adottare tutte le iniziative necessarie per il contenimento del batterio e alla tutela e salvaguardia del paesaggio salentino”;

la Legge Regione Puglia 11 aprile 2016, n. 7 recante la “Modifica all’articolo 1 della legge regionale 8 ottobre 2014, n. 41 (Misure di tutela delle aree colpite da Xylella fastidiosa)”.

L’obiettivo della norma è di tutelare le aree interessate da infezione a causa della Xylella fastidiosa o dal complesso del disseccamento rapido degli olivi, al fine di evitare possibili speculazioni.

Nello specifico nei terreni interessati da espianto, abbattimento o spostamento di

alberi di olivo, non possono cambiare per i successivi sette anni la tipizzazione urbanistica vigente al momento dell’espianto, dell’abbattimento o dello spostamento di alberi di olivo, né essere interessati dal rilascio di permessi di costruire in contrasto con la precedente destinazione urbanistica.

La norma è apparsa subito discriminatoria in quanto impedisce agli agricoltori la possibilità di cambiare la destinazione d’uso dei terreni con olivi abbattuti per la presenza del batterio, rispetto ad altri agricoltori che non hanno dovuto subire la malattia e possono continuare ad ottenere, secondo la legge, modifiche urbanistiche. I produttori onesti verrebbero danneggiati due volte in quanto dopo aver subito la malattia e le eradicazioni e non potendo procedere al reimpianto, non potrebbero neanche chiedere il cambio di destinazione.

Oltre al danno la beffa.

Lo scorso 10 giugnoil Consiglio dei Ministri ha impugnatola suddetta legge in quanto ritenuta incostituzionale perché lede, in particolare, gli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione che tutelano la libera iniziativa economica e la proprietà privata, nonché i principi comunitari in materia di libera circolazione delle persone e di stabilimento.

 

Conclusioni

L’attività agricola è fondamentale non solo per la produzione di beni alimentari ma anche per il suo contributo a disegnare il paesaggio, proteggere l’ambiente e il territorio e conservare la biodiversità.

Da sola, comunque, l’agricoltura non può determinare lo sviluppo di un territorio.

Diviene fondamentale, quindi, sensibilizzare le Istituzioni, i produttori e le loro organizzazioni a definire scelte strategiche comuni per il futuro dell’agricoltura salentina ed iniziare ad immaginare un nuovo modello di sviluppo del territorio che tenga conto della presenza ormai endemica del batterio Xylella fastidiosa, con il quale dobbiamo convivere nella speranza di contenerlo.

Per tale motivo, i cittadini e i produttori agricoli salentini, unitamente alle Istituzioni regionali e locali, sia pubbliche che private, dovranno assumere impegni precisi nel mettere in atto azioni, condotte e scelte che garantiscano, anche per le generazioni future, da un lato la tutela del territorio e il diritto al cibo e dall’altro un equo reddito ai produttori agricoli.

Questo perché la crescita sociale ed economica di un territorio non può che essere il risultato della convinta adesione della popolazione e della necessità di collaborazione fra i vari soggetti interessati.

Per quanto precedentemente riportato ed in attesa che la ricerca possa giungere nel medio e lungo periodo ad unacura delle piante infette dal batterioXylella fastidiosa, tenendo conto, altresì, che la gestione di detta epidemia deve necessariamente prevedere anche altre competenze di tipo economico, ambientale, politico e sociale, è ormai giunto il momento di condividere

 

UNA NUOVA STRATEGIA PER IL FUTURO DEL NOSTRO TERRITORIO

In tal senso uno sforzo è stato già intrapreso lo scorso anno con la “Carta di Galatina”, che dettava gli impegni che intendevano assumere i produttori agricoli, i membri della Società civile e i rappresentanti delle Istituzioni al fine di:

Salvaguardare il futuro del Salentoed il diritto delle generazioni future a vivere in un contesto più sano, equo e sostenibile

In tale ottica la nuova strategia dovrà prevedere:

  1. a) l’adozione di una legge speciale, finanziata con specifici fondi straordinari comunitari, nazionali e regionali, finalizzata ad un progetto unico di sviluppo che coinvolga l’agricoltura e tutte le altre attività produttive presenti sul territorio, evitando anche che il ristoro dei danni (se e quando arriverà!) fin qui subiti dalla nostra olivicoltura vada disperso in mille rivoli;
  2. b) uno specifico progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina attraverso la razionalizzazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti (almenosemiintensivi, 300-400 piante per ettaro) e l’introduzione di nuovi sistemi produttivi.

 

In tale ottica sono elementi fondamentali:

–              l’autorizzazione al reimpianto degli olivi seccati o, comunque, colpiti da               Xylella fastidiosa con cultivar che risultino più tolleranti al batterio;

–              l’utilizzodell’irrigazione, anche attraverso l’impiego delle acque reflue opportunamente trattate, prevedendo in tal senso la ristrutturazione e il       rilancio delle attività dei Consorzi di Bonifica, attualmente commissariati;

–              il sostegno all’aggregazione e all’organizzazione economica nell’ambito della filiera olivicolo-olearia attraverso un progetto di rilancio della cooperazione e dell’associazionismo che preveda, fra gli altri interventi, l’adozione di un unico marchio commerciale che identifichi il territorio di produzione;

  1. c) interventi di carattere ambientale, paesaggistico e culturale, quali:

–              la salvaguardia degli olivi monumentali con specifiche azioni di sostegnoper monitorarne l’eventuale patogenicità, prevedendo specifici interventianche con la collocazione di reti anti-insetto;

              la predisposizione nelle aree compromesse di specifici Piani di zona i cuiinterventi siano improntati, oltre alla salvaguardia degli interessiagro-economici, anche alla riqualificazione paesaggistica e allasalvaguardia idrogeologica;

–              nelle aree maggiormente compromesse,oltre al reimpianto conolivipiù tolleranti al batterio, la possibilità di impianto di alberi da fruttodelle specie autoctone (ritorno alla biodiversità) e il rimboschimento (anche di bosco ceduo), utilizzando i reflui affinati.

 

 

 

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