HomeCronaca e AttualitàGUERRA TRA HAMAS – ISRAELE

GUERRA TRA HAMAS – ISRAELE

GUERRA TRA HAMAS – ISRAELE

Oggi è il 138° giorno di guerra

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme:”Il problema principale a Gaza è la mancanza di viveri”

“In questo momento, il problema principale a Gaza è la mancanza di viveri. Ci sono circa duemilioni di persone, prima della guerra entravano a Gazacentinaia di camion, ogni giorno, per portare viveri: in questo momento sono poche decine i camion che riescono a entrare. Il problema dei viveri sta diventando il problema principale.Viveri, acqua e medicinali”. L’ha spiegato, stasera in Duomo a Lodi, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. “E emerge l’odio profondo che si respira in tutto il Paese – ha continuato il patriarca – nessuno più si fida dell’altro. L’ altro viene deumanizzato. Anche il dialogo interreligioso tra cristiani, ebrei e musulmani è in crisi in Terrasanta. Non ci si riesce più a incontrare. Ciascuno è chiuso dentro la propria comunità e parla alla propria comunità e non si riesce ad avere incontri gli uni con gli altri”.

 

Il presidente palestinese Abu Mazen: “Con il veto gli Usa complici del genocidio a Gaza”

Il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen ha condannato il veto degli Stati Uniti al Consiglio di sicurezza per un cessate il fuoco a Gaza. Ladecisione “dà un altro via libera allo Stato occupante israeliano per continuare la sua aggressione contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza e portare a termine il suosanguinoso attacco a Rafah” e “rende gli Stati Uniti complici del crimine di genocidio, di pulizia etnica e dei crimini di guerra commessi dalle forze di occupazione israeliane contro i palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania”, si legge in una nota dell’ufficio di Abu Mazen, ripresa da Haaretz.

 

L’agenzia ONU World Food Programme sta sospendendo le consegne di aiuti alimentari salvavita nel nord di Gaza a causa di mancanza di sicurezza nella distribuzione

In una nota l’agenzia ONU World Food Programme (WFP) annuncia che sta sospendendo le consegne di aiuti alimentari salvavita nel nord di Gaza finché non ci saranno le condizioni per distribuzioni sicure. La decisione di sospendere le consegne nel nord della Striscia di Gaza non è stata presa alla leggera, perché sappiamo che ciò significa un ulteriore peggioramento della situazione e che sempre più persone rischieranno di morire di fame. Il WFP è profondamente impegnato a raggiungere urgentemente le persone disperate in tutta Gaza, ma è necessario garantire la sicurezza necessaria per fornire aiuti alimentari essenziali – e per le persone che li ricevono.

Le consegne al nord erano riprese domenica, dopo una sospensione di tre settimane dovuta a dei colpi contro un camion dell’UNRWA e all’assenza di un sistema funzionante di notifica umanitaria. Il programma prevedeva l’invio di dieci camion di cibo per sette giorni consecutivi, per contribuire ad arginare l’ondata di fame e disperazione e per iniziare a costruire la fiducia nelle comunità che ci sarebbe stato cibo a sufficienza per tutti. Domenica, mentre il convoglio del WFP iniziava il percorso verso Gaza City è stato circondato da una folla di persone affamate vicino al checkpoint di Wadi Gaza. Dopo aver respinto numerosi tentativi da parte di persone che cercavano di salire a bordo dei nostri camion, poi affrontando gli spari una volta entrati a Gaza City, la nostra squadra è riuscita a distribuire una piccola quantità di cibo lungo il percorso. Lunedì, il viaggio del secondo convoglio verso nord ha dovuto affrontare il caos e la violenza più totale a causa del crollo dell’ordine civile. Diversi camion sono stati saccheggiati tra Khan Younis e Deir al Balah e un camionista è stato picchiato. La farina rimanente è stata distribuita spontaneamente dai camion nella città di Gaza, tra alta tensione e rabbia esplosiva.

A dicembre, il rapporto sulla classificazione delle fasi integrate, compilato da 15 agenzie, compreso il WFP, metteva in guardia dal rischio di carestia nel nord di Gaza entro maggio, a meno che le condizioni non migliorassero in modo decisivo. Alla fine di gennaio, dopo aver consegnato generi alimentari al nord, abbiamo riferito di un rapido peggioramento delle condizioni. Negli ultimi due giorni le nostre squadre hanno assistito a livelli di disperazione senza precedenti.Gli ultimi rapporti confermano il precipitoso scivolamento di Gaza verso la fame e le malattie. Cibo e acqua potabile sono diventati incredibilmente scarsi e le malattie sono diffuse, compromettendo la nutrizione e il sistema immunitario di donne e bambini e provocando un’ondata di malnutrizione acuta. Le persone stanno già morendo per cause legate alla fame.

Un rapporto pubblicato lunedì dall’UNICEF e dal WFP, basato su dati recenti, rileva che la situazione è particolarmente estrema nel nord della Striscia di Gaza. Dagli screening nutrizionali condotti nei rifugi e nei centri sanitari del nord è emerso che il 15,6 per cento – ovvero un bambino su sei sotto i due anni di età – è gravemente malnutrito.

Il WFP cercherà modi per riprendere responsabilmente le consegne il prima possibile. Per evitare il disastro è urgentemente necessaria un’espansione su larga scala del flusso di assistenza nel nord di Gaza. A tal fine, il WFP ha bisogno che arrivino a Gaza, da più rotte, volumi significativamente più elevati di cibo, inoltre devono essere aperti valichi per il nord di Gaza. Sono necessari un sistema di notifica umanitaria funzionante e una rete di comunicazione stabile. E deve essere facilitata la sicurezza, per il nostro personale e i nostri partner, nonché per le persone che assistiamo.Gaza è appesa a un filo e il WFP deve avere la possibilità di invertire la strada verso la carestia per migliaia di persone disperatamente affamate.

luciani.2006@libero.it

No Comments

Leave A Comment