HomeRubricheIl Diario del Ben Essere“Il diario del Ben Essere” a cura di Giovanna Maletesta

“Il diario del Ben Essere” a cura di Giovanna Maletesta

“Il diario del Ben Essere” a cura di Giovanna Maletesta

Oltre la gabbia dell’eredità emotiva

C’è un’ombra silenziosa che ci accompagna nelle pieghe delle nostre giornate, un’energia pesante che spesso scambiamo per una bussola morale: il senso di colpa. Tendiamo a considerarlo una prova di bontà, il segno di una coscienza vigilante. In realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, è esattamente ciò che ci tiene fermi, bloccati in un eterno presente incapace di evolvere. Liberarsi da questo peso è molto più cruciale di quanto si possa immaginare; è la vera chiave di volta per accedere a un livello superiore di consapevolezza.

Se proviamo a scavare alle radici di questo sentimento, scopriamo che raramente appartiene al nostro presente. Quasi sempre nasce nell’infanzia, quando, da bambini, ci siamo fatti carico di responsabilità enormi pur di adattarci e assicurarci un posto sicuro all’interno del nucleo familiare. Sentirsi accettati era una questione di sopravvivenza. E non finisce qui: molte volte il senso di colpa è una vera e propria eredità invisibile, un testimone passato di generazione in generazione fatto di traumi mai elaborati, conflitti irrisolti e dolori taciuti dai nostri genitori e dai nostri avi. Quelle memorie non svaniscono con il tempo, ma continuano a vibrare nella nostra biologia e nella nostra psiche.

Sciogliere questi nodi richiede un lavoro profondo, ma il primo passo consiste nel cambiare radicalmente prospettiva. Nessuna emozione viene per condannarci. La natura non spreca energie: ogni stato d’animo è un meccanismo biologico di adattamento, un segnale che punta verso la nostra evoluzione. Il senso di colpa non è una sentenza, è un messaggero. Ci parla di un conto aperto con il passato, di qualcosa che non abbiamo ancora avuto il coraggio di lasciar andare.

Per iniziare questo cammino di liberazione, possiamo trasformare il dialogo interiore partendo dalle domande giuste. Quando avvertiamo quella stretta al petto, non respingiamola. Chiediamoci con sincera curiosità: perché questa sensazione continua a seguirmi? Da quale momento della mia storia o della mia famiglia ha origine? Che cosa mi sta mostrando di me? Che cosa devo ancora capire per permettermi di crescere?

Un esercizio quotidiano straordinario per disinnescare questo schema consiste nel tenere un registro delle responsabilità. Ogni volta che emerge il senso di colpa, prendiamoci cinque minuti per mettere nero su bianco l’accaduto e dividere il foglio in due colonne. Da un lato scriviamo ciò che era realmente sotto il nostro controllo, dall’altro ciò che apparteneva alle aspettative, alle ferite o ai bisogni di qualcun altro. Imparare a restituire ai proprietari originali i pesi che non ci appartengono è un atto di profonda igiene emotiva.

Un secondo lavoro quotidiano richiede di praticare il perdono della nostra versione passata: ogni volta che riaffiora un vecchio errore, ripetiamo a noi stessi che in quel momento abbiamo agito con gli strumenti e la maturità che avevamo a disposizione.

lasciare andare i magoni del passato non significa cancellare la propria storia, ma smettere di usarla come una prigione. Solo restituendo questi pesi a chi li ha generati possiamo regalare a noi stessi la libertà di vivere un presente pieno e costruire un futuro autentico.

C’è un peso del tuo passato che senti arrivato il momento di sciogliere? Se desideri condividere la tua storia, un dubbio o una riflessione su questo tema, scrivimi a benessere365gm@gmail.com. Sarò felice di leggerti e di proseguire questo viaggio insieme.

Giovanna, la tua compagna di viaggio.

FINE 

luciani.2006@libero.it

No Comments

Leave A Comment