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L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO

L’ANGOLO DEDICATO AL LIBRO

STRADA INFERNO di Serena Cappellozza

Un giallo appassionante, che incuriosisce per il mistero e conquista per il lato umano, sviluppato con cura e attenzione, perfettamente inserito nella narrazione. “Strada inferno” è un’opera che mi ha presa come poche quest’anno, una vera scoperta e una rivelazione.

Serena Cappellozza è all’esordio, eppure la sua penna mostra una consapevolezza e una maturità già ben sviluppate. La scrittura è confortevole, bastano poche pagine per trovarsi a proprio agio, adattando il ritmo di lettura a un dinamismo rallentato dal piacere di stare in compagnia del libro, che frena la voracità nata dalla curiosità, per godere di ogni momento, per assorbire ogni sfaccettatura dei personaggi, per permettere alla malia del teatro degli eventi di entrarci dentro e trasportarci nella comunità protagonista della vicenda.
Un paese di poche anime, che diventano tutte figure importanti per la trama, come vittime, testimoni, sospetti. Personaggi secondari curati quanto i protagonisti, raccontati con le loro peculiarità, bizzarrie e unicità. Nel libro troviamo la natura che si scontra con la modernità, il volere di alcuni che entra in conflitto con quello di altri, per dare alla storia un’apertura di respiro, moderna e quindi facilmente comprensibile. Eppure il punto forte del romanzo sta nel modo in cui l’autrice racconta i personaggi, che diventano persone reali, che sentiamo possibili e seguiamo con un languore e un trasporto dolce/amaro.

Serena Cappellozza è capace di una sottile ironia che alleggerisce l’eloquio, ma mai svilisce tematiche importanti, come la solitudine, le famiglie che vivono al limite, persone che abitano a pochi metri le une dalle altre, che sono molto più unite e solidali di chi vive in una grande città, eppure non è possibile capire tutto, arrivare ovunque e impedire alle tragedie di compiersi. Nel leggere ci interroghiamo naturalmente sull’eterno dilemma di fronte alle tragedie: si potevano evitare? Forse sì, forse no, certo è che ognuno ha i propri guai, che per quanto si porti l’attenzione all’esterno, i crucci intimi e personali distolgono l’attenzione, com’è naturale, com’è umano. Siamo esseri imperfetti, fragili e non possiamo addossarci le colpe di altri, possiamo solo cercare di rimediare alle nostre.

Mi piace molto com’è stata sviluppata la personalità dell’ispettore Benetti, ho molto apprezzato l’altalenanza tra forza e fragilità di Bianca, l’attitudine e il senso del dovere e dell’amicizia di Lisa, ma soprattutto ho amato il dubbio che, a un certo punto della storia fa capolino, col battito cardiaco che accelera per il coinvolgimento, e ho trovato nella soluzione finale una delicatezza che, se non appartiene puramente alla giustizia, mostra un’attenzione che nel mondo ci vorrebbe.

luciani.2006@libero.it

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