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LECCE: PERRONE E MONOSI SMENTISCONO “LECCE NON È TRA LE PIÙ ESOSE IN FATTO DI IMU E TASI”

LECCE: PERRONE E MONOSI SMENTISCONO “LECCE NON È TRA LE PIÙ ESOSE IN FATTO DI IMU E TASI”

MONOSI e PERRONE

“In materia di Imu e Tasi Lecce è tra le città più care d’Italia e dal Comune nessuna agevolazione fiscale per i cittadini”. Questo è quanto si poteva evincere dal Rapporto IMU-TASI redatto alcuni giorni addietro dalla UIL, un dato che non è piaciuto all’Amministrazione leccese così come non ha reso certo felici i contribuenti leccesi. Perrone, sindaco di Lecce e Monosi, assessore ai tributi sono rimasti sorpresi non per i numeri emersi dal rapporto, bensì dal modo in cui la sigla sindacale è arrivata a stilare la classifica. Per chiarire il tutto Perrone e Monosi, hanno deciso di fare il punto convocando una conferenza monotematica: “Facciamo chiarezza su questo presunto carico fiscale della città – ha tenuto a precisare il Primo Cittadino. E diciamo subito che si è trattato di uno studio sballato: la Uil ha stilato una classifica sugli acconti Imu-Tasi suddivisi per il numero di abitanti”. Poi Perrone prosegue: “Si tratta di tributi pagati sulle seconde case e sugli immobili commerciali ed è chiaro che le città più popolose, naturalmente, sono in alto in classifica. È chiaro anche che città turistiche e di richiamo ‘esterno’ hanno seconde case acquistate da ‘forestieri’, vogliosi di comprare casa in città come Roma, Milano, Siena e anche Lecce. Non ha senso, quindi, addebitare tale imposte ai cittadini di Lecce”.

In poche parole, accettando questo ragionamento, anche se a Lecce IMU e TASI sono alte non gravano sui leccesi ma sui tanti forestieri o stranieri che acquistano una loro seconda casa a Lecce, pagando le tasse nel nostro comune. Del tutto gratuito, nello studio fatto, la suddivisione anche di  questi acconti a cittadini leccesi che proprietari di quelli immobili non sono. Per noi, al più, questo è motivo di orgoglio – continua il sindaco Perrone – perché vuol dire che questa città è ricca di seconde case di proprietà di molti cittadini non leccesi, segno di alta vocazione turistica”.

In chiusura Perrone si è tolto un sassolino dalla scarpa con gli avversari politici che si sono avvalsi della questione per attaccare la Giunta. “Posso capire ancora leggere male i dati, ma strumentalizzare tale rapporto come ha fatto il Partito Democratico è qualcosa di sterile ed evidentemente, visti i risultati elettorali, che nemmeno paga”.

A dar man forte al sindaco l’Assessore al Bilancio Attilio Monosi: “mi sembra una strategia politica della vecchia scuola. Un territorio a vocazione turistica è decisamente diverso dal punto di vista turistico rispetto ad altre realtà. Faccio un esempio – continua Monosi-: immaginate due comuni esattamente dalla struttura immobiliare identica. Stesso numero di edifici, stessi valori catastali, stessa aliquota. La differenza sta solo nel fatto che uno è un normalissimo centro comunale, l’altro ha un forte richiamo turistico. L’Imu sarà uguale? No: nel comune non turistico l’Imu è decisamente più bassa. Si tratta di esempi molto semplici, immaginate allora come è complessa la situazione in una città come Lecce. Noi allora intendiamo questo dato come vanto, perché ci collochiamo nella top ten delle principali mete turistiche d’Italia”. Ma Monosi va ancora avanti e dichiara: “La Uil poi scrive che non risultano agevolazioni fiscali – precisa ancora l’Assessore. Questo sindacato di categoria, insomma, non sa leggere nemmeno una delibera. A Lecce ci sono agevolazioni su certi nuclei familiari, sugli immobili destinati alla cultura, su quelli strumentali per una professione, alla marine (-6 punti), verso chi applica un canone ridotto ai propri inquilini, nei distretti urbani del commercio, e sugli immobili del centro storico ristrutturati. E molto altro: è tutto presente nelle delibere. Non aggiungo altro alla incoerenza e strumentalità di questa classifica. Ritengo, invece, che stiamo facendo bene e continueremo a lavorare in questa direzione”.

Alla fine dell’incontro, il sindaco Paolo Perrone ci ha tenuto a ritornare sulla spinosa vicenda Tari. “A Lecce è aumentata dell’8% – ha detto – non per il sistema di raccolta, ma a causa dei costi di smaltimento. Prima conferivamo tutto a Cavallino, ora invece si rivolgiamo a Statte dove la tariffa è maggiore del 40%. Non solo: l’organico adesso viene smaltito negli impianti di compostaggio, che a Lecce non ci sono, e che dobbiamo individuare in giro per l’Italia. Alla luce di tutto questo abbiamo fatto un mezzo miracolo, ma il problema è a livello regionale. Mi aspetto allora che Emiliano, commissario straordinario, abbia il coraggio di fare scelte ben precise, perché ad esempio ci sono discariche pronte, ma mai aperte. Ad ora, il Commissario non ha operato come ci aspettavamo. Mi verrebbe da dire – conclude Perone – che rimane il problema del ciclo aperto sul trattamento di rifiuti in Regione: undici anni di gestione del centrosinistra in Via Capruzzi sono stati fallimentari in questo senso”.

 

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