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LE DONNE NELLA STORIA – HILLARY CLINTON

LE DONNE NELLA STORIA – HILLARY CLINTON

Hillary Diane Rodham, coniugata Clinton, politica, avvocato e diplomatica statunitense

Segue da venerdì 08 dicembre 2023

Nel dicembre 2011 ci sono state grandi e inaspettate proteste a Mosca dopo le elezioni parlamentari russe: le opposizioni avevano accusato il governo di brogli. Hillary Clinton, in un viaggio a Vienna, ha affermato che le elezioni russe non sono state «né libere né eque» e che c’erano «gravi preoccupazioni» circa la correttezza delle elezioni, schierandosi apertamente a sostegno delle proteste anti-governative Il ministero degli Affari esteri russo ha definito i commenti di Clinton «inaccettabili» e l’allora primo ministro russo Putin ha ribadito che Hillary Clinton aveva «il tono di alcuni attivisti dell’opposizione» e che «agisce in conformità con un noto scenario e nei propri interessi politici mercenari». Nuove tensioni si sono verificate, nel maggio 2012, in occasione della rielezione di Putin come presidente della Russia.

Nel 2013, Hillary si è recata a Jalta, nel tentativo di convincere l’Ucraina a entrare nell’Unione europea, proprio alla vigilia della rivoluzione ucraina che condusse al rovesciamento del presidente ucraino Viktor Janukovyč. Clinton ha definito la creazione dell’Unione economica eurasiatica da parte della Russia un tentativo di «risovietizzazione» del proprio «giardino di casa».

Il 15 aprile 2015, Hillary Clinton fu la prima esponente del Partito Democratico ad annunciare la propria candidatura alle primarie del 2016, candidatura che venne ufficializzata con un evento a New York. I suoi principali sfidanti furono Bernie Sanders, e Martin O’Malley.

Il 1º febbraio, con il primo caucus nell’agricolo e bianco Iowa, nonostante i sondaggi la dessero avanti parecchio, vinse per un solo soffio: 48.9% contro 48.7%, pari a soli 3 voti facendole conquistare 23 delegati contro i 21 dell’avversario. Tuttavia tutti i 6 superdelegati ovvero i leader del partito locale, schierati ovunque con Clinton, fecero aumentare la distanza. La settimana seguente nelle primarie del bianco industrializzato New Hampshire, vicino al Vermont e situato nell’East Cost democratica, il socialista prevalse nettamente sull’ex First lady con un sonoro 60%-38%; in Nevada Hillary ottenne una risicatissima vittoria di 53% a 47%, nonostante i sondaggi la vedessero favorita. Tuttavia la sua candidatura si riprese prepotentemente con la vittoria nella Carolina del Sud, dove il voto delle minoranze nere da sempre fedeli ai Clinton polverizzò con 73% a 26% un bianco senatore del lontano Vermont, che in queste zone povere del profondo Sud apparve addirittura sconosciuto.

Il 1º marzo, nel primo Supertuesday, Clinton vinse con percentuali bulgare in ben 8 Stati su 12 grazie alle minoranze nere e latine da sempre fedeli ai Clinton: Alabama (78%-19%), Arkansas (66%-30%, Stato di origine del marito Bill di cui fu governatore due volte), Georgia (71%-28%), Samoa Americane (68%-23%), Tennessee (66%-32%) Texas (65%-33%) e Virginia (64%-35%).

Il 15 marzo ci fu il secondo SuperTuesday negli Stati più importanti di solito “in bilico”, dove Clinton ottenne una stratosferica vittoria vincendo nettamente in cinque Stati su cinque: Florida vittoria con il 64% contro il 33%, Carolina del Nord vittoria con il 54% contro il 41%, Ohio vittoria con il 56% contro il 43% mentre vinse sul filo di lana in Illinois (lo Stato di Obama) 50,6% contro il 48,6% e ancora di più nel Missouri 49,6% contro il 49,4%. Con la vittoria in questi importanti Stati e grazie al supporto dei superdelegati, la candidatura di Hillary si rafforzò in maniera decisiva, tanto che circolava l’ipotesi di un ritiro dalla corsa di Sanders, che tuttavia affermò di continuare a lottare fino alla Convention.

Il 19 aprile, le primarie dello Stato di New York, di cui Hillary era stata senatrice per otto anni, videro la conferma dell’ex First Lady con il 57% contro il 42% di Sanders, che aveva investito tutto su questo Stato dopo la serie di vittorie consecutive che potevano definitivamente affossare la prospettiva di vittoria della rivale; Il 26 aprile Hillary prese il volo vincendo nel mega martedì dell’East Coast (proprio tra quella maggioranza bianca più arrabbiata) in Connecticut (sul filo di lana, 52%-46%), Delaware (60%-39%) Maryland (62%-34%) e anche nel sempre Swing State Pennsylvania (56%-43%).

Il 4 giugno trionfò nelle Isole Vergini Americane con l’84,2% dei voti vincendo tutti i delegati. Il giorno dopo vinse anche a Porto Rico, grazie alla spinta dei latini con il 59% contro il 39% del senatore socialista. Sanders decise di non ritirarsi, affermando che una volta vinte le primarie più importanti in assoluto, quelle della California, avrebbe avuto il numero più alto di voti e delegati da non poter negare la nomination nonostante la stragrande maggioranza di superdelegati legati all’establishment garantissero una vittoria già certa di Hillary.

Nella serata di lunedì 6 giugno, alla vigilia dell’ultimo Supertuesday, venne data la notizia che Hillary Clinton aveva superato il quorum dei 2383 delegati necessari per ottenere la nomination ma voleva attendere a darne conferma in quanto tenderebbe a vincere in Stati molto importanti con un alto numero di delegati, tra cui California e New Jersey su cui anche Sanders si giocava tutto.

Nella giornata di martedì 7 giugno vinse nelle primarie più grandi della liberal California, anche se per poco, con il 53% contro il 46% di Sanders diventando ufficialmente la “candidata presunta” del Partito Democratico e vincendo definitivamente sul senatore del Vermont nonostante che questi avesse vinto in Montana (51%-44%) e Dakota del Nord (64%-26%). Hillary trionfò nettamente anche nel fortino blu del New Jersey (63% a 37%) mentre vinse sul filo in Nuovo Messico (51,5%-48,5%) e Dakota del Sud (51%-49%). Nonostante che Clinton avesse ufficialmente vinto le primarie, Sanders si rifiutò di riconoscerne la vittoria e ritirarsi, promettendo di arrivare fino all’ultima sfida nel Distretto di Columbia tra la contrarietà del Partito e del Presidente Obama, per la paura di fratture insanabili tra le anime.

Il 14 giugno, le ultime primarie nel Distretto di Columbia, dove ha sede la capitale federale, Washington, grazie al supporto dell’apparato federale di funzionari del DNC, Hillary trionfò con il 78%.

Fine settima parte

luciani.2006@libero.it

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