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TARANTO: VOLEVANO FAR ESPLODERE UN’AUTOCISTERNA NELLA CASERMA DELLA GUARDIA DI FINANZA

TARANTO: VOLEVANO FAR ESPLODERE UN’AUTOCISTERNA NELLA CASERMA DELLA GUARDIA DI FINANZA

Tre militari fra gli indagati nell’operazione antimafia, sequestri per cinquanta milioni di euro

Ormai il contrabbando di idrocarburi è fra le principali fonti di approvvigionamento delle organizzazioni mafiose. Ne è ulteriore riprova l’operazione di carabinieri e Guardia di finanza condotta anche in Puglia, con 45 misure cautelari nelle scorse ore in varie regioni tra cui la Puglia. Specificamente la provincia di Taranto. Direzioni distrettuali antimafia di Potenza e di Lecce per sgominare l’organizzazione fra sei province di Campania, Basilicata, Calabria e appunto Puglia.

Nel tarantino era stato anche progettato di fare esplodere un’autocisterna nella caserma della Guardia di finanza per far sparire prove dall’automezzo sequestrato,  ovvero l’apparato installato per far cambiare colore al carburante (da agricolo ad autotrazione la colorazione, appunto, cambia) e renderlo compatibile con le carte fiscali del trasporto. È semplicemente immaginabile quale disastro avrebbe provocato un’esplosione. Metodi violenti da parte dei coinvolti in terra ionica, anche pesanti estorsioni. Il boss Cicala ed il clan a lui riferito, secondo l’accusa, avevano un ruolo di primo ordine nell’iniziativa malavitosa, come il boss Diana originario di San Cipriano d’Aversa e trasferitosi a Vallo della Lucania, lì messosi nell’affare illegale con il commerciante di prodotti petroliferi Petrullo.

Due militari della Guardia di finanza in servizio a Taranto fra gli indagati: sono stati sospesi per sei mesi con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. Un carabiniere coinvolto in Campania: arrestato. Sequestri per circa cinquanta milioni di euro. Un deposito di riferimento, secondo l’accusa, era a Bari. Nel tarantino gli indagati sono 46 sugli oltre cento in totale.

 

 

 

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